Farmaci e Covid19: un po’ di chiarezza

Farmaci e Covid19: un po’ di chiarezza
Fonte immagine: g2r

Farmaci e Covid19: una relazione complessa

Da quando il Covid19 è diventato un problema concreto ed ha iniziato a sconvolgere il nostro paese, ovviamente, non facciamo altro che sperare in una scoperta scientifica o farmacologica che ci consenta di debellarlo. Farmaci e Covid19 intrattengono tra loro una relazione complessa; la frenesia dell’informazione, però, comporta la produzione di contenuti che molto spesso hanno il semplice scopo di appagare immediatamente il desiderio dell’utente.

E in questo marasma di notizie non sono mancate fake news che rinviano a illuminanti scoperte salvifiche contro il Covid19 oppure ad alcune pratiche da evitare. Dall’Arbidol all’Ibuprofene, dall’Avigan all’Eparina. Non sempre questi farmaci sono inutili, ma senz’altro non rappresentano la cura assoluta al virus. Tutto ciò che il virus rappresenta realmente dal punto di vista medico è molto complesso e un articolo di qualche giorno fa di un medico chirurgo sul nostro giornale ha avuto premura di spiegarlo.

L’Arbidol: il farmaco commercializzato in Russia e in Cina

Era metà marzo quando un italiano residente in Russia si riprende mentre va in farmacia e chiede di acquistare un Arbidol da 20 ml. L’Umifenovir è un antivirale, commercialmente noto come Arbidol, è venduto in Cina e in Russia in una confezione che ritrae un coronavirus. L’Occidente ha da diversi anni diffuso perplessità sull’idoneità di questo farmaco e, per tale ragione, non si trova nelle nostre farmacie.

Alla domanda: “Perché in Italia facciamo morire le persone e non usiamo questo farmaco?”, questione posta dall’autore del video, è possibile replicare con quanto, nei giorni successivi, ha scritto l’AIFA. L’Arbidol in Cina è stato usato su alcuni pazienti, ma non disponiamo di evidenze scientifiche della sua efficacia: in ogni caso, il trattamento è stato effettuato in combinazione con altri farmaci. Non basta comprare su Internet dell’Arbidol ed assumerlo per distruggere il virus all’interno del proprio organismo.

L’Ibuprofene: l’antinfiammatorio che agevola il virus

Prima un tweet del ministro francese, poi un messaggio circolato su Whatsapp, fintamente firmato da Walter Pascale, chirurgo ortopedico dell’ospedale Galeazzi di Milano, condannavano l’Ibruprofene. Nel testo si consiglia di non assumere questo farmaco, in quanto favorirebbe le forme gravi di coronavirus. L’ospedale ed il medico nei giorni successivi hanno smentito il messaggio.

L’Ibuprofene è un antinfiammatorio non steroideo. In risposta alle notizie diffuse sui social media, l’EMA, Agenzia europea del farmaco, ha pubblicato una comunicazione in cui specifica che non esiste nessuna prova scientifica per cui l’Ibuprofene può considerarsi un elemento aggravante del coronavirus.

L’Avigan: il farmaco giapponese di Aresu

Trai medicinali presentati come guaritori del coronavirus, l’Avigan è sicuramente il più famoso. Cristiano Aresu, un ragazzo italiano in visita in Giappone, attraverso un video su Facebook, il 15 marzo svela agli italiani una incredibile “verità nascosta”. Aresu ci mostra una piazza giapponese popolata, argomentando che quando è arrivato nel paese nipponico tutto era bloccato; dopo l’utilizzo clinico dell’Avigan la situazione è tornata alla normalità.

Ecco ancora una volta si produce una fake news intorno ad alcune verità. Quello che dice Aresu è falso perché l’Avigan non cura il 90% delle persone, sebbene sia stato utilizzato in Giappone per trattare i pazienti malati in una fase preliminare. Questo farmaco non è in commercio in Europa, ma dallo Spallanzani è stato usato già nel 2015 contro l’Ebola: nessuno lo boicotta. Due settimane prima del video di Aresu, era già pervenuto un invito a sperimentare l’Avigan nel nostro paese ma si avevano delle giustificate perplessità.

Dopo il video di Aresu e le pressioni del governatore del Veneto Zaia, l’Aifa, il 23 marzo, ha acconsentito alla sperimentazione del farmaco. Non è che ci fosse chissà quale complotto alla base, “semplicemente” c’è preoccupazione riguardo all’utilizzo di un farmaco che, da un lato non è una cura universale, dall’altro presenta degli effetti collaterali molto gravi; per quest’ultima ragione, la Corea del Sud ha scelto di non utilizzare clinicamente l’Avigan.

L’Eparina: efficace sì, ma contro alcune complicazioni

Di nuovo sul web circolano notizie che vedrebbero un altro farmaco, questa volta col nome di Eparina, che sarebbe salvifico contro il nuovo coronavirus. L’Eparina è un’anticoagulante che a basso peso molecolare aiuta i pazienti affetti da Covid19. Non distrugge il virus ma evita che alcune complicazioni conducano il paziente al decesso.

Il punto è che queste notizie, diffuse nei primi giorni di aprile, presentano l’Eparina a basso peso molecolare non solo come una cura assoluta ma anche come una scoperta attribuibile a dei medici pisani o baresi, a seconda del quotidiano che crea la notizia.

La verità è un’altra, sono già mesi che sia il sito dell’Aifa che quello del Ministero della salute presentano l’eparina a basso peso molecolare come un rimedio utile per attenuare delle complicazioni innescate dal coronavirus, specificando, però, che non può essere considerata una cura adatta a tutti i pazienti.

Conclusioni

Il tratto che accomuna ogni farmaco sdoganato dal web è questo: le verità nascoste diffuse come tali sono fuorvianti, o meglio menzogne costruite su una base di verità. Nessuno dei farmaci spacciati sul web rappresenta una cura unica al nuovo coronavirus, ma dei rimedi considerabili in casi specifici. È consigliabile, perciò, fidarsi di quello che dice l’AIFA, l’OMS e il Ministero della Salute.

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