Migranti e coronavirus: il ruolo di Baobab Experience nella gestione dell’emergenza

Migranti e coronavirus: il ruolo di Baobab Experience nella gestione dell’emergenza
Fonte immagine: g2r

Con Andrea Costa, Coordinatore dell’associazione Baobab Experience, abbiamo parlato dell’emergenza migranti e coronavirus provando a dar voce a chi vorrebbe rimanere in casa per potersi tutelare ma si ritrova a vivere per strada perché, malauguratamente, è quello l’unico posto in cui gli è concessa ospitalità.

#Restateacasa, un hashtag ormai diventato familiare alle orecchie di molti. Nella lotta contro il nemico invisibile gli esseri umani cercano un porto sicuro nel quale approdare e lo spazio domestico rappresenta la soluzione più scontata. In fondo ci viene chiesto di spendere le nostre giornate tra sperimentazioni in cucina e serie tv da gustare sotto un piumone caldo, per non parlare della possibilità di sorseggiare un calice di vino con gli amici durante aperitivi tecnologici e di riflettere su se stessi al termine di una rilassante sessione di yoga su Youtube. Insomma, pare l’avverarsi del sogno che tutti – o quasi – si proponevano di realizzare quando si era intenti a destreggiarsi tra un turno di lavoro troppo lungo o una lezione universitaria particolarmente noiosa.

Lungi da me assurgere al ruolo della guastafeste ma qualcosa potrebbe interrompere questo quadro idilliaco: nel mondo, purtroppo, c’è ancora chi una casa non ce l’ha.

Eccezioni che confermano la regola, si dirà. Non possiamo occuparci di tutto, si dirà. Ma le singole esistenze non possono essere derubricate a eccezione e la regola dovrebbe farsi detentrice di un bene imprescindibile: la tutela della dignità di ciascuno.

Fonte immagine: Il Foglio

Migranti e coronavirus sembra essere un’emergenza nell’emergenza. Lo sanno bene i volontari dell’associazione Baobab Experience che ogni giorno, dall’inizio della quarantena ma anche prima dello scoppio della pandemia, si occupano di accogliere e successivamente assistere i migranti che transitano nella Capitale, o richiedenti asilo, rispondendo al grido d’aiuto di chi prova sulla propria pelle la sensazione di essere invisibile. Accogliere, in fondo, vuol dire proprio questo: riconoscere l’Altro, conferirgli un nome proprio al fine di combattere chi cerca di spersonalizzare per poter odiare.

Migranti e coronavirus: restate a casa è un monito surreale per chi una casa non ce l’ha

In occasione di un colloquio telefonico con Andrea Costa, Coordinatore di Baobab Experience, è emersa la paradossale situazione nella quale attualmente versano i migranti a cui presta assistenza – circa un centinaio – e che ancora oggi, dall’inizio dell’isolamento, risulta invariata. Queste persone vivono per strada, dormono in un piazzale, nella totale impossibilità di rispettare le norme di sicurezza basilari alle quali sono sottoposti tutti i cittadini italiani.

L’attivista ci riporta che Baobab ha tagliato tutte le attività ritenute non essenziali: le gite, i corsi di lingua, le consulenze del team legale, le attività di sostegno psicologico. I volontari dell’associazione tengono in piedi soltanto i servizi essenziali per la cura della persona premurandosi di garantire pasti caldi, coperte per la notte e qualche visita medica, possibile grazie alla fruttuosa collaborazione con altre associazioni. Per quanto riguarda i presidi sanitari, gli attivisti di Baobab sono riusciti a procurarsi mascherine e guanti al fine di tutelare se stessi e quantomeno una parte dei ragazzi accolti; nel contempo cercano di fare informazione raccontando a chi approda in Italia la difficile situazione che stiamo vivendo e i rischi connessi ad essa. Risulta alquanto surreale, però, fare informativa e indossare protezioni per la propria tutela quando a mancare è un tetto sulla testa, condizione necessaria per poter anche soltanto iniziare a dirsi al sicuro.

Fonte immagine: La Repubblica

Immaginate il paradosso: si ha la possibilità di lavarsi le mani, di disinfettarsi con barattoli di amuchina, ma poi si mangia gomito a gomito con i propri compagni di sventura e ci si dorme addosso. E’ come concepire la forma senza la materia: un tentativo inutile, infruttuoso.

I volontari di Baobab Experience, attraverso l’invio di un esposto alla Sindaca Virginia Raggi e al Prefetto di Roma, si sono fatti portavoce della necessità di individuare locali presso cui le persone senza fissa dimora possano essere accolte, auspicando che la questione migranti e coronavirus diventi oggetto di attenzione da parte degli organi istituzionali. Attualmente soltanto in dieci sono stati trasferiti in un centro ex Sprar alla Romanina: si tratta di una soluzione che può aprire uno spiraglio di luce ma evidentemente non risolutiva. Al di là della buona volontà di alcuni, quindi, si richiede un intervento strutturato delle istituzioni. Perché la buona volontà – che fortunatamente in questo caso non manca – nulla può senza una struttura che la sostiene.

Baobab Experience, la genesi di una missione

Il centro Baobab è nato nel giugno 2015 – anno in cui è esplosa la cosiddetta crisi migratoria – dall’idea di un gruppo di volontari, privati cittadini, che all’interno di uno stabile situato in Via Cupa, a Roma, hanno tentato di gestire il flusso di arrivi prestando assistenza ai migranti in transito nella Capitale e a coloro che si trovavano al di fuori del circuito di accoglienza ufficiale. Il 6 dicembre 2015 è stato disposto dall’autorità giudiziaria il primo sgombero della struttura di Via Cupa a seguito di una decisione del Tar del Lazio che imponeva la restituzione dello stabile occupato al proprietario, la società Immobiliare Tamarri. Risale all’inizio del 2016 la decisione di costituirsi in associazione, alla quale è stato dato il nome di Baobab Experience. Volontari e attivisti, non abdicando alla propria missione, hanno continuato a dedicarsi all’accoglienza in strada e, nell’assenza di una sede, hanno allestito una prima tendopoli sempre in Via Cupa, per poi spostarsi su piazzale Spadolini e approdare, infine, in Via Gerardo Chiaromonte, nell’area da loro ribattezzata Piazzale Maslax.

Baobab Experience. Fonte immagine: Worth Wearing

Ad oggi Baobab non si occupa più soltanto di migranti transitanti ma accoglie anche i cosiddetti “dublinati”, coloro che in virtù del regolamento di Dublino sono rispediti in Italia da altri paesi europei, e migranti rimasti in strada dopo aver perso la protezione a seguito dell’approvazione dei Decreti Sicurezza. L’associazione, che ha fronteggiato l’ultimo grande sgombero il 13 novembre 2018 e da quel giorno si è stabilita nella zona Est della stazione Tiburtina, ha reso noto attraverso il proprio sito web che più di 85 mila persone sono passate dai loro campi informali e hanno ricevuto cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte, assistenza legale. «Si tratta di donne, uomini e bambini in transito verso altri paesi europei o richiedenti asilo in Italia, che a Roma, dopo viaggi estenuanti in cui rischiano dalle torture alla morte, sono costretti ad aspettare circa un mese in mezzo in strada prima di poter accedere alle pratiche legali».

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