Coronavirus. Il disagio psichico e il ruolo dello psicoterapeuta durante la pandemia

Coronavirus. Il disagio psichico e il ruolo dello psicoterapeuta durante la pandemia
Fonte immagine: g2r

Con Mara Lastretti, Consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Lazio e Coordinatore dell’Osservatorio di Psicologia in Cronicità, abbiamo affrontato il complesso tema del disagio psichico e le risposte che il Sistema Sanitario Nazionale sta tentando di dare a coloro i quali avvertono il bisogno, in un momento così drammatico, di chiedere aiuto per imparare a gestire questa inedita quotidianità.

Quali sono le iniziative che l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha ideato per aiutare chiunque necessiti di un sostegno psicologico in questo periodo di isolamento a causa della pandemia?

Sul sito dell’Ordine è stata creata una sezione apposita per il Coronavirus. Abbiamo elaborato una lista di psicologi – ad oggi i colleghi iscritti sono 4500 – che hanno dichiarato la propria disponibilità ad avviare sedute di psicoterapia online. Si effettua un primo colloquio conoscitivo con coloro che manifestano l’esigenza di ricevere un supporto psicologico, per poi decidere assieme al paziente se continuare o interrompere la terapia. Il progetto, condiviso con l’Ordine dei Medici, ha avuto un grande seguito: i richiedenti sono più di 8000 e il video realizzato per promuovere l’iniziativa ha totalizzato 120.000 visualizzazioni, un numero mai raggiunto prima che mostra la grande necessità di individuare un punto fermo nel caos che stiamo vivendo.

Prestazioni psicologiche a distanza

In questi giorni delicati, che ci confrontano con la fragilità e l’incertezza, avere paura è normale ed è normale essere preoccupati. Ma potremmo avere la sensazione che qualcosa ci sta sfuggendo di mano, qualcosa che eccede la reale percezione del rischio che corriamo.Trovare strategie e risorse per attraversare questi momenti è importante.Per poter continuare a rispondere a queste ed altre domande di sostegno e di consulenza rispettando le misure di riduzione degli spostamenti e dei contatti, molti psicologi offrono le proprie competenze e prestazioni attraverso strumenti di comunicazione a distanza, in alcuni casi con il primo colloquio gratuito, per poi eventualmente procedere secondo gli accordi condivisi durante l’incontro.Consulta l’elenco alla pagina www.ordinepsicologilazio.it/prestazioniadistanzaUn'iniziativa di Ordine degli Psicologi del Lazio, in collaborazione con Ordine dei Medici-chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma

Pubblicato da Ordine degli Psicologi del Lazio su Venerdì 20 marzo 2020

 

Con l’ultimo decreto adottato dal presidente del Consiglio è stata imposta la chiusura delle attività produttive e industriali ritenute non essenziali. Attualmente come state seguendo i vostri pazienti?

Secondo il Dpcm 22 marzo 2020, gli psicologi e gli psicoterapeuti possono continuare a ricevere i pazienti nel proprio studio osservando le misure di prevenzione igienico-sanitarie previste dal ministero della Salute. Io – come la maggioranza dei miei colleghi – ho scelto di lavorare online organizzando le sedute in via telematica. Tra l’altro, i pazienti maggiormente a rischio perché esposti al contatto con il pubblico per ragioni lavorative hanno scelto sin dall’inizio di continuare il loro percorso di psicoterapia a distanza, avvalendosi degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.

Hai notato un aumento della richiesta di supporto psicologico in questo periodo? E quali sono le paure, i disagi, le fragilità che le persone manifestano?

Oltre ai miei pazienti, che continuo a seguire, arrivano numerose richieste di sostegno da parte del personale sanitario, in prima linea nella lotta al Coronavirus. Medici e infermieri spesso si sentono oberati dall’eccessiva mole di lavoro – molti affrontano turni di dodici ore consecutive – e gravati dallo stress al quale sono sottoposti. Hanno bisogno di qualcuno che accolga il loro sfogo, che lenisca la tristezza nel momento in cui li travolge e li aiuti a gestire il senso di colpa per la lontananza dalle proprie famiglie. Non dimentichiamo che anche loro – mogli, mariti, figli, genitori di qualcuno – in questo momento si trovano nella condizione di dover tutelare se stessi senza per questo abbandonare la propria professione e di dover proteggere i propri cari attraverso il distanziamento. Nonostante questo, avverto una grande energia e una costante voglia di aiutare ed esserci. Io assolvo il mio ruolo ricordando loro che sentirsi vulnerabili è un fatto estremamente umano e, soprattutto, cerco di ricaricarli e di infondere la fiducia necessaria ad agire.

La tecnologia fa ormai parte della vita di ciascuno di noi, ma nell’immaginario collettivo si fa fatica a concepire il rapporto terapeutico prescindendo dalla presenza fisica, dal confronto diretto. Come hanno reagito i tuoi pazienti a questo cambio di prospettiva?

È sicuramente complesso gestire la terapia di coppia o di gruppo a distanza, ma il lavoro sui percorsi individuali funziona. Lo stato d’animo ricorrente è il tentativo di ristrutturarsi, sebbene con estrema difficoltà: l’ansia connessa alla paura di ammalarsi e l’incertezza rispetto al futuro aumentano. Molti vivono un momento di impasse, qualcuno mi ha chiesto: qual è il mio posto nel mondo? Chi soffre di patologie croniche, come il diabete, affronta le problematiche connesse alla malattia con maggiore fatica, gli ostacoli diventano insormontabili perché in una situazione di angoscia si percepiscono come mostri.

Ho notato una sorta di ritualità nel modo di gestire l’isolamento: durante la prima settimana prevaleva la messa in atto di atteggiamenti distraenti, ci si concentrava ad esempio sulla pulizia della casa. La seconda settimana è stata terreno fertile per la rabbia che ha iniziato a farla da padrone, viceversa negli ultimi giorni si è fatto evidente lo sviluppo di una grande capacità di adattamento. Tanti stanno utilizzando l’isolamento per scoprirsi o riscoprirsi: qualcuno ha imparato ad utilizzare l’hotspot o altri strumenti tecnologici, qualcun altro ha incontrato il magico mondo di Netflix; ci sono insegnanti che si cimentano nella realizzazione di video da sottoporre ai propri allievi e c’è chi ha aperto un blog per esprimersi attraverso le proprie passioni. Il senso della psicoterapia – oggi forse lo comprendiamo meglio – è situarsi nel qui e ora. Ridimensionarsi. Trovarsi.

Tu, invece, in che modo hai accolto questa nuova modalità di rapporto terapeutico che, per forza di cose, ha dovuto trovare il modo di continuare ad esistere rinnovandosi?

Onestamente all’inizio non credevo nelle possibilità di successo di un approccio a distanza, certamente inedito. Nutrivo l’aspettativa di aggiungere elementi di novità alla mia esperienza professionale e umana, ma lo scetticismo non mi abbandonava. Il setting terapeutico prevede il mantenimento di una serie di norme che regolano il rapporto tra terapista e paziente: lo spazio fisico nel quale ci si incontra è sempre lo stesso, diventa un luogo familiare e protetto. Ecco, abbiamo dovuto reinventarci e devo ammettere che mi si è aperto un mondo. Sono testimone di piccoli spaccati di quotidianità dei miei pazienti: entro nelle loro case, noto i colori delle pareti, gli ambienti scelti per incontrarmi: le terrazze sono i luoghi più gettonati ma anche garage e auto ricorrono frequentemente. I più tecnologici chiedono ad Alexa di far partire la musica prima di iniziare la seduta. Qualche giorno fa, poi, durante la terapia con una delle mie pazienti ho scoperto che il letto sul quale era seduta è identico al mio. Insomma, le fantasie che affollavano la mia mente quando gli incontri si svolgevano nel mio studio oggi vengono sostituite dal confronto con la realtà e questo, anche se può apparire paradossale, genera vicinanza.

Ormai sappiamo che questo virus colpisce sia giovani che anziani, indiscriminatamente. Esistono però delle differenze, sulla base del fattore età, nel modo di affrontare il periodo che stiamo vivendo?

Posso dire che i più giovani mantengono la socialità attraverso le varie piattaforme online, riuscendo a destreggiarsi in maniera più agevole con la tecnologia. La fascia di età intermedia sta riscoprendo l’uso di casa vivendo a pieno quegli spazi che nella confusione generata dagli impegni quotidiani venivano trascurati. Le persone anziane, sebbene io non abbia attualmente molte richieste di terapia da parte loro, sono certamente più riflessive. Segnalo le difficoltà di tanti genitori che si trovano a dover inventare attività di controllo per i propri figli catturati dalla rete, al fine di evitare fenomeni pericolosi come il fishing, ovvero il furto di dati personali attraverso la ricezione di e-mail con le quali si invita l’interlocutore ad inserire i propri dati proprio al fine di estorcerli. Il web ci permette di restare connessi in un momento in cui l’assenza della dimensione corporea ci opprime, ma bisogna essere accorti e consapevoli nel suo utilizzo.

Con la quarantena imposta ognuno di noi sta cercando di tutelare se stesso e i propri cari, ma gestire la lontananza dagli affetti e adattarsi a un nuovo stile di vita non si sta rivelando semplice. Puoi aiutarci a comprendere in che modo l’isolamento prolungato agisce sulla sfera psichica?

La situazione che stiamo vivendo è inusuale e drammatica sotto diversi punti di vista. Ritengo però che l’essere umano sia dotato di un’enorme gamma di competenze e possibilità, che in circostanze come questa abbiamo la possibilità di riscoprire. Dobbiamo giocare sulla resistenza, attingere al nostro bacino di resilienza. Angoscia e malinconia possono crescere a causa della solitudine, della paura connessa alla malattia e delle preoccupazioni relative alla sfera lavorativa, quindi economica, ma non bisogna aver paura di chiedere aiuto e non bisogna dimenticare che l’essere umano dispone di enormi capacità adattive e flessibili. Manteniamo il contatto, sentiamoci più volte al giorno. Abbiamo l’occasione di percepire le emozioni come mai prima d’ora diventando una cassa di risonanza forte, ma non dobbiamo dare niente per scontato: concediamo a noi stessi la possibilità di crollare e allo stesso tempo parliamo, collaboriamo.

Prima di salutarti mi piacerebbe sapere se c’è qualcosa, nell’ambito della salute mentale, che si potrebbe fare e ancora non è stato fatto. Cosa auspichi, insomma, per il futuro? 

La salute mentale è una dimensione che ha subito nel tempo importanti tagli. In questo momento agli psicologi e agli psicoterapeuti si richiede di essere presenti e io, come molti miei colleghi, non mi tiro indietro ma spero in un investimento maggiore da parte di quello stesso governo che oggi invoca il nostro sostegno. Mi auguro che la figura dello psicologo venga riabilitata perché, ormai è chiaro, a noi non si rivolgono soltanto i cosiddetti “matti”. A noi si rivolgono persone che avvertono il bisogno di risolvere delle criticità imparando a dialogare con se stesse. Per concludere, vorrei dire un’ultima cosa: oggi la solidarietà digitale riempie il nostro tempo, ma proviamo anche a godercelo questo tempo ora che ne abbiamo l’occasione. Valutiamo. Scegliamo.

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