Post Coronavirus. Quale sarà il prezzo dell’isolamento?

Post Coronavirus. Quale sarà il prezzo dell’isolamento?
Fonte immagine: Nature Wallpapers

A chi è chiuso in casa, a chi è ancora costretto ad uscire per andare al lavoro, a chi sospira affacciandosi alla finestra mentre pensa a ciò che non sta facendo, a chi cerca la comunità cantando dal balcone: guardiamoci intorno e immaginiamoci tra qualche mese. Proiettiamoci nella vita sociale post coronavirus. Il nostro modo di stare insieme sta cambiando radicalmente e continuerà a cambiare, soprattutto nella prima fase del reinserimento. Insomma, qual è il prezzo dell’isolamento?

Post Coronavirus: la psicosi del contagio altera la percezione dell’altro

Un problema non necessariamente coincide con la sua rappresentazione. Siamo ininterrottamente bombardati da notizie e informazioni che accrescono la preoccupazione e dunque la volontà di prendere le distanze da tutto ciò che potrebbe costituire un pericolo per la nostra salute.

Questa rappresentazione della diffusione del coronavirus potrebbe però diventare a sua volta la causa di un altro problema: la psicosi del contagio ci sta inducendo a considerare gli altri semplicemente come una minaccia per la nostra salute.

Scappare da un virus significa inevitabilmente scappare dalle persone. E questo non era mai successo prima d’ora nella storia contemporanea. Ci impongono di stare soli e ci stiamo abituando a farlo. Stanno cambiando i paradigmi della relazione: proviamo disagio nello stare vicino a qualcuno, chiediamo scusa se infrangiamo le distanze di “sicurezza”.

Siamo chiusi in casa per necessità, è vero, ma intanto questa necessità si sta iscrivendo nel nostro modo di stare al mondo e avrà sicuramente delle ripercussioni nella prima fase del reinserimento che affronteremo. Una volta fuori le mura domestiche, avremo voglia di stare di nuovo insieme, ma man mano che ci abituiamo all’isolamento, progressivamente maturiamo la consapevolezza che possiamo stare soli, che forse non sapremo stare tutti insieme.

Dopo quasi due mesi di chiusura totale, la diffusione del contagio in Cina si è notevolmente ridotta, Wuhan e la provincia di Hubei sembrano essere sotto controllo. A Wuhan vengono lentamente reintrodotte le attività personali e nel resto dell’Hubei sarà permesso, a certe condizioni, l’ingresso dall’esterno, ma per scongiurare una seconda ondata di contagi le misure di contenimento devono rimanere alte.

Una donna in Cina

Non sappiamo ancora per certo se le persone contagiate dal virus sviluppino un’immunità, o per quanti anni potrebbe durare, e dunque non sappiamo se dopo il primo contagio possa essercene un secondo. Ad oggi non esiste vaccino e nemmeno una cura definitiva: tutte sono ancora in fase sperimentale. Siamo nella fase del cosiddetto “uso compassionevole” del medicinale, che prevede l’utilizzo di farmaci che curano altre malattie, come il caso del tocilizumab per l’artrite reumatoide, che sta avendo qualche risultato anche sul covid19.

Negli Stati Uniti, a Seattle, sono iniziate le prime sperimentazioni del vaccino, “mRNA-1273”, sugli esseri umani. Il primo volontario ha ricevuto il vaccino il 16 marzo, ma per sei settimane saranno coinvolti 45 volontari, di età compresa dai 18 ai 55 anni. Il problema sono le tempistiche: per rispettare le quattro fasi del protocollo di sperimentazione del vaccino, come riporta il New Yorker, sarebbe «un record senza precedenti» riuscire ad avere un vaccino utilizzabile su grande scala entro 12 mesi.

E tutti quei morti senza funerali

I dati della Protezione civile ci dicono che l’Italia supera la Cina per numero di morti ma, come ha dichiarato il premier Giuseppe Conte con Il Corriere della Sera, «le misure restrittive funzionano, e quanto si raggiungerà il picco, e il contagio comincerà a decrescere, non si potrà tornare subito alla vita di prima. Pertanto, i provvedimenti del governo – dalla chiusura di molte attività a quello sulla scuola – non potranno che essere prorogati». Ed infatti nella conferenza stampa di questa notte, il presidente del Consiglio ha annunciato misure di contenimento e chiusura più drastiche.

I paradigmi della relazione si sono squarciati a tal punto che tutte le persone morte in questo periodo se ne sono andate senza un saluto. I funerali, civili o religiosi, rappresentano un momento di raccoglimento che serve per lasciare andare meno dolorosamente. Perdere una persona cara ora implica lasciarla andare senza passare attraverso quel rito che avvertiamo come celebrazione della dignità di un’esistenza.

Bergamo – Le bare delle persone morte per coronavirus portate sui camion dell’esercito

Nel pieno dell’emergenza, l’essere umano risponde reagendo ed adattandosi, ma nella fase di discesa da questa emergenza avremo modo di capire a quale prezzo, a quale costo, lo abbiamo fatto e in quel momento affronteremo le conseguenze dell’isolamento e non del virus che ci ha imposto la chiusura.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook