Amazon lancia il Bezos Earth Fund, ma si tratta di greenwashing?

Amazon lancia il Bezos Earth Fund, ma si tratta di greenwashing?

La doppia faccia del capitalismo

Mentre in Antartide la temperatura raggiungeva i 20 gradi e il mondo diventava ormai cosciente dell’entità dell’emergenza causata dal Covid19, Jeff Bezos ha annunciato sul suo profilo Instagram la costituzione del Bezos Earth Fund con una capitalizzazione di circa 10 miliardi di dollari.

Con questi soldi Amazon e il suo capo finanzieranno attivisti, ricercatori e ONG con borse di studio utili a ridurre l’impatto ambientale delle attività umane. Ma come può essere che a costituire un fondo del genere sia una multinazionale accusata di distruggere le merci, sfruttare i propri dipendenti e di aver favorito il concetto di super-produzione insostenibile?

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In un certo senso, si potrebbe dire, che situazioni del genere non debbano più stupire i cittadini di qualsiasi stato occidentale. Il capitalismo ha incentivato, se non inaugurato, le iniziative filantropico; è un aspetto naturale del sistema capitalistico che gli stessi attori che contribuiscono all’acuirsi di criticità varie per logiche di profitto, si impegnano a risolverle con attività filantropiche.

Quindi, è normale che Amazon sia contemporaneamente da un lato un’azienda che sostiene un fondo di 10 miliardi di dollari per “salvare la terra” e dall’altro rappresenta un player fortemente in contrasto con le norme di sostenibilità ambientale.

Perché nasce il Bezos Earth Fund?

La spinta che ha mosso Bezos verso la creazione di un fondo “salva terra” è provenuta da circa 300 dipendenti di Amazon, che avevano accusato il gigante americano della distribuzione di essere poco “green”.

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Già in merito al piano ambientale del 2020 presentato lo scorso settembre, l’Amazon Employees for Climate Justice aveva contrastato il proposito di Bezos, il quale prevedeva che la sua azienda sarebbe diventata ad emissioni entro il 2040.

Secondo alcuni questo traguardo non è sufficiente a proteggere il nostro pianeta; per questo ed altri motivi, Bezos ha scelto dare una faccia più “green” al suo colosso, anche se probabilmente Amazon non acconsentirà alla richiesta di l’Amazon Employees for Climate Justice di raggiungere entro 2030.

Che cos’è il fondo “salva terra”?

Vista la minaccia incombente Jeff Bezos ha deciso di lanciare il suo Earth Fund che interviene nella lotta al cambiamento climatico: con lo scopo di “lavorare insieme ad altri sia per amplificare i modi conosciuti sia per esplorare nuovi modi di combattere l’impatto devastante del cambiamento climatico su questo pianeta che condividiamo tutti”.

Il fondo costituito da Bezos, in pratica, elargisce borse di studio a chi ha proposte su come rendere le attività umane più sostenibili. Il progetto del patron di Amazon, quindi, non è concepito come un investimento privato ma come un atto benefico; nel senso che una commissione eletta da Amazon valuterà le proposte provenienti da ricercatori, associazioni, ONG e consegnerà loro dei soldi senza prendere parte allo sviluppo delle iniziative.

Queste sono le indicazioni momentanee che Bezos ha fornito ai suoi followers. Il capo del colosso della distribuzione non ha dato altre informazioni su quali saranno le iniziative sostenibili che Amazon intende premiare. Se alcuni hanno già iniziato a dipingere Bezos come un magnate illuminato, altri si preoccupano di far vedere l’altra faccia di Amazon.

Bezos Earth Fund: se fosse una strategia di greenwashing?

Molti, dopo l’annuncio social di Jeff Bezos, hanno parlato di una strategia di comunicazione volta al riposizionamento del brand in un’ottica di maggiore sostenibilità dell’azienda. Il Bezos Earth Fund sarebbe, quindi, un piano di “greenwashing”.

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Una tattica di “greenwashing” corrisponde ad un piano che “colora l’immagine dell’azienda di verde”. Amazon ha bisogno di un’operazione del genere, perché il gigante americano della distribuzione è uno dei principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica nel mondo.

Secondo un dato riportato da Open Online, estrapolato dalla piattaforma online Climate Watch, Amazon emette 44,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica, cifra che rappresenta il 10% in più del volume della Francia. Del resto, Amazon fonda il suo modello di business sull’efficienza della consegna e questa non può essere ottenuta se non con un intensivo impiego dei mezzi di trasporto.

Non è che ci siano alternative per quanto riguarda l’effettivo eseguimento della distribuzione. La più profonda critica, infatti, che viene mossa al gigante guidato da Bezos, fa riferimento al modello di business su cui si fonda l’azienda. La super-offerta di Amazon comporta dei sacrifici.

Amazon distrugge prodotti integri ed inutilizzati

Da un anno a questo parte sono state pubblicate diverse inchieste che accusano Amazon di distruggere le merci in esubero dentro i suoi magazzini di stoccaggio. Ma perché distruggere delle merci in eccesso ma ancora buone?

Dei giornalisti francesi e tedeschi hanno saputo dare una risposta a questa domanda infiltrandosi all’interno delle sedi nazionali di Amazon. Le attività che vendono sulla piattaforma Amazon le loro merci pagano 26 euro al metro cubo per il deposito all’interno dei magazzini. Il costo per mantenere le loro merci all’interno del magazzino di Amazon sale a 500 euro dopo 6 mesi, a 1.000 dopo un anno.

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Così, i venditori, pur di non pagare questo prezzo esorbitante per il deposito, chiedono ad Amazon di distruggere i propri prodotti.  L’inchiesta, partita un anno fa dalla tv francese “M6”, ha trovato, pochi mesi dopo, seguito sul settimanale tedesco “WirtschaftsWoche”, che ha incolpato Amazon Germania dello stesso speco di Amazon Francia.

Alcune settimane fa “Presa Diretta” ha portato alla luce, nuovamente, lo stesso problema sollevato dai media francesi prima e tedeschi poi. Nel tempo le interviste anonime ai dipendenti hanno confermato questo comportamento di Amazon, che distrugge ogni giorno migliaia di prodotti integri e invenduti.

Non esiste, però, una legge che impedisca ad Amazon di compiere un’azione distruttiva simile; ma, di fatto, un simile comportamento è intollerabile. Il gigante della distribuzione occidentale e il suo CEO Bezos, dunque, da un lato sembrano sostenere l’ambiente, dall’altro lo devastano. Quello che è un fatto paradossale, è, in realtà la normalità nell’ipercapitalismo dei nostri giorni.

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