Sono 4 anni che Giulio Regeni non c’è più

Sono 4 anni che Giulio Regeni non c’è più

Sono passati ormai 4 lunghi anni dalla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore scomparso a Il Cario il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo. Da allora la sua famiglia ed il nostro paese intero non hanno avuto modo e possibilità di ricercare correttamente la verità.

Dopo le prime notizie iniziali, dalle quali l’Egitto faceva sapere che Giulio sarebbe caduto vittima di alcuni criminali, l’unico passo in avanti è stato fatto quando l’Italia ha richiamato a “casa” il proprio ambasciatore, cioè dopo la rottura di aprile 2016. Questo periodo di collaborazione diplomatica, però, è servito solo a far comprendere agli investigatori italiani che le prime voci sulle cause della sua scomparsa fossero totalmente false e niente di più. Da agosto 2017, infatti, l’Egitto ha deciso di fare totalmente marcia indietro e di ritornare a “normali relazioni diplomatiche”.

In questo periodo di tempo, però, si è scoperto che dietro la morte del giovane italiano c’è sicuramente la National Security egiziana, un ente che si occupa della sicurezza nazionale, agendo a quanto pare anche per vie poco lecite, che nel corso degli anni si è intromessa in maniera notevole nelle indagini al fine di depistare gli investigatori italiani.

Più precisamente è emerso che Giulio fu addirittura spiato dalla National Security nei giorni che precedettero il suo sequestro. Nello specifico furono tre persone a lui vicine, assunte dalla NS, di cui ovviamente il giovane italiano non avrebbe mai sospettato: il coinquilino Mohamed El Sayad, l’amica Noura Wahby ed il sindacalista Mohamed Abdallah. Dopo il sequestro il corpo è stato torturato per giorni, fino alla morte causata dalla rottura dell’osso del collo.

Sulle cause, però, del rapimento e dell’uccisione di Giulio ci sono solamente supposizioni da parte degli investigatori italiani, che per arrivare a delle conclusioni necessitano della collaborazione dell’Egitto, ad oggi totalmente assente. La famiglia di Giulio, da sempre impegnata nella battaglia per la ricerca della verità, invita il al governo ad un nuovo richiamo dell’ambasciatore, unica mossa che in 4 anni ha portato alcuni risultati. Tuttavia, ci sono da tenere in considerazione delicati equilibri politici internazionali, resi ulteriormente sensibili dalla questione del Mediterraneo, la quale non permette mosse audaci all’Italia.

Si rimane così in una situazione di stallo perenne in cui la verità non riesce ad emergere ed il nostro paese è in balia dell’Egitto, che può addirittura permettersi di depistare delle indagini internazionali e passarla franca senza alcun problema.

Tra equilibri diplomatici internazionali ed indagini che non possono essere svolte secondo il regolare corso della giustizia, però, rimane il dolore di una famiglia che ha perso il proprio figlio e tuttora non ne conosce nemmeno il motivo.

Nel corso della giornata di ieri sono state organizzate diverse manifestazioni in più città di Italia in ricordo di Giulio Regeni e soprattutto per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica e per sostenere un’altra azione da parte del governo.

Il Presidente della Camera Fico ha affermato: «Quello del ritiro dell’ambasciatore è un problema che dobbiamo porci. Non possiamo far finta di nulla. Il 2020 deve essere l’anno della verità, l’anno di Giulio Regeni».

Il Presidente Fico si trovava a Fiumicello (Udine), dove si è svolta una delle tante fiaccolate in memoria di Giulio Regeni. Altre manifestazioni ci sono state a Roma, Torino, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Palermo e Trieste. A dimostrazione che il nostro paese, tralasciando le istituzioni, non si è ancora dimenticato di Giulio.

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