Usa-Iran: che cosa sta succedendo in Medio Oriente?

Usa-Iran: che cosa sta succedendo in Medio Oriente?

Usa-Iran: Trump si dice “pronto alla pace”

Da quando gli Stati Uniti hanno ucciso Qassem Soleimani con un attacco mirato, il 3 gennaio 2020, l’opinione pubblica crede che alle porte ci sia la terza guerra mondiale. La decisione di Trump di uccidere una delle più alte cariche dello Stato iraniano è, senz’altro, un fatto incredibile, ma, salvo imprevisti, la catastrofe dovrebbe essere scongiurata. Il presidente americano desidera restituire vigore all’importanza americana in Medio Oriente che senza dubbio negli anni di Obama è scemata.

Un’azione di questo tipo non può essere ricondotta, come hanno fatto alcuni, ad un mezzo per far passare in secondo piano l’impeachment; certamente alla base c’è una strategia, per arrivare magari a definire nuovamente i confini d’influenza in Medio Oriente. Per adesso, di fatto, quello che sembra certo è la volontà di non alimentare un’escalation. Come hanno dichiarato alcuni funzionari iraniani, la vendetta del generale si è consumata attraverso l’invito alle truppe americane di lasciare il paese e l’attacco missilistico alle basi americane in Iraq.

Anche i toni e l’intensità di queste controazioni rivelano un atteggiamento moderato: i missili iraniani non hanno colpito nessun soldato americano. Lo stesso Trump non ha reagito. Poche ore fa, una notizia dell’Ansa ha riportato le dichiarazioni dell’ambasciatrice americana all’Onu, Kelly Craft, la quale ha detto che gli Stati Uniti sono “pronti a impegnarsi senza precondizioni in seri negoziati”. Il presidente americano dà della pazza a Nancy Pelosi, che porta alla Camera un’istanza per limitare i suoi poteri militari e, infatti, si dice “pronto alla pace”.

Le radici della tensione tra Iran e Stati Uniti

Non è con l’uccisione di Soleimani che è iniziata la tensione Usa-Iran e non finirà neanche a breve. Dal momento in cui Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di non accettare gli accordi sul nucleare con l’Iran, raggiunti dal governo precedente. Uscendo dagli accordi sul nucleare iraniano, così, Trump ha potuto riattivare le sanzioni economiche punitive che la politica di Obama aveva messo da parte in favore del patto.

La mossa di Trump ha fatto dilagare la crisi economica in Iran. Secondo Al Jazeera, l’Iran nel 2019 è andata contro una delle più grandi contrazioni economiche della storia del mondo. Da questo momento all’uccisione di Soleimani è difficile ricostruire cosa è successo e perché Trump improvvisamente abbia ordinato di uccidere il generale iraniano.

Dalle motivazioni trapelate da alcune dichiarazioni di alti funzionari dello Stato americano sembra che il bersaglio, Qassem Soleimani, si fosse intromesso in alcuni affari dell’esercito statunitense. Il punto è che un simile comportamento non porta a nulla. Trump, ora, è disposto alla pace ma ha fatto di tutto per metterla in pericolo.

L’Iran ora ha una giustificazione in più per ripartire col nucleare, se non per fare addirittura altro. Ma, come scritto precedentemente, allo stato attuale delle cose neanche gli iraniani sembrano voler alimentare l’escalation. Se Trump, però, continuerà con le sanzioni, non è detto che l’Iran ne rimanga vittima, in assenza di un nuovo accordo; allora sarà in quel momento che si potrebbe rischiare lo scoppio di un conflitto.

Uccidere Soleimani in Iraq è un’azione rischiosa che l’Europa non vuole giudicare

Se è veramente difficile pronosticare come volgerà il seguito della storia della tensione tra Usa-Iran, è altrettanto facile giudicare l’azione voluta da Donald Trump. Quello che è accaduto mette a repentaglio la pace internazionale. Non scoppierà, come detto, la terza guerra mondiale; non sarà magari neanche un conflitto come quello del Vietman, ma se il tono della politica estera prosegue su questa intensità è difficile non pensare che prima o poi l’Iran potrebbe reagire, magari supportata da altre potenze, che hanno interessi nella regione mediorientale.

Per dirne una, il Ministro degli Esteri russo ha dichiarato che le azioni americane in Medio Oriente sono state “illecite e rischiose”. Non si può ignorare che la decisione di Trump sia stata eccessiva; da clima guerrigliero. L’Europa, però, e i premier europei non sembrano dare la giusta negatività a questa azione, come del resto non trattano con sincerità neanche il fronte libico.

Massimo Cacciari, alcune sere fa, a Carta Bianca, notava come nessuna istituzione europea abbia avuto il coraggio di condannare l’uccisione di Soleimani come una follia, ovvero quella di uccidere un alto comandante di un paese libero, l’Iran, all’interno di uno Stato sovrano, l’Iraq. La preoccupazione del filosofo nasce sia da un lato morale, che da un lato politico. L’Europa era il terzo attore degli accordi sul nucleare e, da quando gli Usa sono usciti, è stata ignorata; tant’è vero che l’Iran ha da mesi violato i patti.

Dunque, se gli Usa uccidono un generale iraniano e continuano con le sanzioni, se l’Iran risponde con un attacco missilistico alle basi americane, se la Russia è lì vigile, cosa fa l’Europa? Chiama al dialogo. Non sarà il terzo conflitto mondiale, ma sicuramente il dialogo non basta per evitare che in Medio Oriente la situazione precipiti verso i peggiori scenari.

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