Fare il verso della scimmia in uno stadio è razzismo, punto

Fare il verso della scimmia in uno stadio è razzismo, punto

Un buu verso un giocatore di colore non è folklore

Fare il verso della scimmia ad un giocatore per il suo colore della pelle, non è “folklore”, come, invece, lo giudica il capoultras della curva del Verona. “Un negro che ha segnato ce l’avevamo anche noi in campo ed è stato applaudito”, “non siamo razzisti”, ha aggiunto, per argomentare, Castellini, che oltre a guidare i tifosi scaligeri è anche un esponente di Forza Nuova.

Domenica si è giocata Verona-Brescia e durante il corso della partita, Balotelli, avvertendo dei “buu buu” nei suoi confronti, ha preso il pallone con le mani e lo ha calciato verso la curva dell’Hellas. Se un tale personaggio dice in Radio che fare il verso della scimmia ad un giocatore è folklore, questo accade perché, ogni volta, come ha spiegato bene Damiano Tommasi, ex calciatore e presidente dell’Associazione Calciatori, si spiegano questi gesti con dei “sì ma”, dando la possibilità di circolare ad opinioni medievali.

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Questa volta, in più, c’è l’aggravante Balotelli, che per protagonismo avrebbe potuto fare un gesto del genere. Il geniale Castellini, infatti, afferma che il giocatore del Brescia è italiano ma non merita di esserlo e che le persone a fare il verso della scimmia sono state pochissime; per lui e per la curva di Verona, questo atteggiamento non ha nulla di discriminatorio o razziale, è al pari di uno sfottò. In sostanza, hanno fatto bene.

 

Succede spesso ed è intollerabile

Sembra, purtroppo, che, in merito a vicende politico-calcistiche, si stia andando indietro piuttosto che avanti. L’episodio di domenica è l’ultimo che si aggiunge ad una serie di atteggiamenti intollerabili. Questi episodi sono più di quanto ricordate o pensate di ricordare. Perché il modo superficiale con cui se ne parla, quel modo che sembra la ramanzina di una maestra che in realtà non è severa, non è sufficiente ad arginare ed emarginare la malattia.

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Una malattia che coinvolge il calcio italiano, la Serie A. Quest’anno era già successo che venissero fatti dei buu razzisti, a Dalbert in Atalanta-Fiorentina, a Lukaku in Cagliarli, soltanto per citarne due. La Serie A è la massima categoria: immaginate che simili atteggiamenti possano riproporsi in maniera diversa ai vari livelli. E’ una battaglia persa rendere il calcio totalmente pulito; le forme di discriminazione sono radicate nella nostra cultura e quindi un prodotto della nostra società non può esserne estraneo. Sicuramente però si può migliorare, a partire, dunque, dalla Serie A, uno degli eventi mediatici più seguiti in Italia.

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Si pensi, infatti, che l’ultimo Inter-Juve è stato seguito da quasi 3,5 milioni di abbonati a Sky. Perché, dunque, permettere che episodi di discriminazione entrino in contatto con milioni di italiani che durante il weekend guardano le partite e che questi stessi episodi vengano trattati alla stregua di argomenti da bar. Bisogna affrontarla come una questione seria.

I fatti, le manifestazioni sociali interagiscono con l’individuo, lo formano, gli trasmettono dei messaggi. E’ inammissibile che il calcio italiano permetta che ripetutamente questi eventi siano sporcati dal razzismo e dalla discriminazione. Perché, va sottolineato di nuovo, un “buu buu” non è folklore e non può essere giustificato con dei “sì ma”. Quella giustificazione che trapela sempre dalle labbra di chi, magari non era lì a fare buu e non lo farebbe, ma giudica superficiale, irrilevante e tollerabile un atto del genere, dal quale, invece, dipende molto.

Non è così. Bisogna, quindi, vergognarsi che accadono queste cose. La nostra identità di uomini razionali dovrebbe essere offesa da gente che adotta questi atteggiamenti per rabbia, ignoranza, odio; e messa in imbarazzo da queste persone che per tifare la loro squadra mettono da parte anni e anni di storia di segregazione della popolazione nere.

 

Le telecamere: una soluzione ragionevole

Proprio perché questa situazione è intollerabile, forse, finalmente è arrivato il momento di trovare delle soluzioni. Andrea Agnelli, da qualche tempo, propone di installare delle telecamere negli stadi per identificare gli autori dei cori; allo Juventus Stadium questa tecnologia è già presente. Sarebbe certamente un’ottima soluzione, togliere questa gente dagli stadi è ciò che deve accadere. Tante volte, sono pochi individui che fomentano gli altri ad aizzare ululati ed è ingiusto che ci rimettano tutti i presenti. Ma è necessario aumentare i controlli, perché, nonostante tutte le sue problematiche, che vanno aldilà degli insulti razziali, il tifo è un elemento costitutivo del gioco del calcio. Ma chi per tifare pensa di fare il verso della scimmia ad un giocatore di colore non è idoneo a stare allo stadio; tramette dei valori che non appartengono al calcio e alla nostra cultura.

Dunque, per utilizzare ancora le parole di Damiano Tommasi: “Inutile girarci intorno: se qualcuno fa il verso della scimmia a un giocatore perché è di colore, quello è razzismo, sento troppi sì ma. E anche se sono solo due, sono troppi”. Il problema sta nel fatto che in pochi la pensano come Tommasi. Cadranno nell’oblio gli innumerevoli momenti di razzismo verificatisi negli stadi italiani. Per tanti quella di domenica resterà stata la reazione di Balotelli e si sommerà ai precedenti tristi casi. Bisognerebbe andare oltre domenica, fare un esame del nostro calcio e di quante manifestazioni di volgare discriminazione avvengono. Fuori dall’Italia funziona in maniera diversa; questa estate il Chelsea ha bandito per sempre dallo Stamford Bridge un tifoso che aveva rivolto insulti razziali a Raheem Sterling, calciatore del Manchester City.

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In conclusione, per infangare questo stupido “folklore” degli stadi, pensate ad Eto’o che esultava dopo un gol battendosi la mano destra sul braccio sinistro, come a dire “guardate, io sono nero”. Lo stesso Eto’o che celebrò un gol a Cagliari esultando come una scimmia, per rispondere a quegli ignoranti che non sanno, non vogliono e non possono sapere il senso dei loro gesti. A distanza di dieci anni, però, quei tifosi che avevano fatto il verso della scimmia ad Eto’o, erano ancora lì presenti per insultare Lukaku.

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