I dazi di Trump: inizia la guerra economica fra Usa ed Europa

I dazi di Trump: inizia la guerra economica fra Usa ed Europa

Lo scontro Usa-Ue ed i prodotti colpiti

Ad attaccare è Donald Trump: il presidente americano, dopo aver avviato una guerra commerciale con la Cina, si rivolge minaccioso anche ai paesi alleati, quelli europei, che sul piano commerciale, però, sembrano essere considerati nemici. La decisione di Trump si traduce in un’azione che comporta delle conseguenze politico-economiche in linea con la nuova fase storica del sovranismo.

È in questo momento “che emerge la tentazione di tornare alla concorrenza tra gli Stati, come un secolo addietro”, ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un intervento a Palazzo Clerici di Milano per l’apertura del Forum Ispi 2019. Per comprendere la natura di una guerra economica, giocata a colpi di dazi, è utile farlo attraverso con un’altra espressione del Presidente: “quando si prospettano guerre economiche andrebbe posta attenzione al sostantivo più che all’aggettivo”. Guerra economica significa rallentare e diminuire qualsiasi processo di interscambio commerciale tra gli Stati. Come ogni guerra causa cancellazione del lavoro, disordine sociale.

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I dazi imposti dal governo americano riguardano direttamente molti Stati dell’Unione, ma non tutti sono stati colpiti nella stessa maniera. In Italia vengono coinvolti dai dazi il parmigiano (l’Usa è il nostro maggior cliente), il pecorino romano, il provolone, il prosciutto cotto, il Campari. Fortunatamente altri prodotti italiani largamente consumati in Usa, come il vino, l’olio d’oliva, la pasta, non rientrano nelle misure tassative di Trump. In Europa, la Francia viene attaccata nei vini e nei formaggi, la Spagna per il vino e l’olio d’oliva; la Germania sui vini, sui biscotti e sui metalli. Colpisce che rientrino trai dazi previsti anche quelli sul Whiskey scozzese e irlandese. Per il settore automobilistico europeo si prospettano fino al 2024 perdite per circa 700 miliardi di euro.

L’effetto dei dazi

Trump agisce oculatamente; anche se il governo americano sembra disposto a negoziare le proprie misure in un incontro con l’UE, il peso dei nuovi dazi è decisamente rilevante. 7,5 miliardi di export europeo in Usa saranno colpiti su autorizzazione del WTO. In Italia, sebbene come scritto precedentemente molti prodotti si siano salvati, in ogni caso, 460 milioni di dollari di export passeranno sotto le misure di Trump. Il 25% del Made in Italy sarebbe colpito dai dazi. La percentuale di tassazione varia. Secondo i dati forniti da Coldiretti, ad esempio, il parmigiano reggiano e il Grana Padano passerebbero da una tassazione di 2,15 a 15 dollari al kg. In pratica un kg di parmigiano costerebbero all’incirca 45 dollari, prezzo che, secondo gli esperti, farebbe crollare il consumo del prodotto negli Usa dell’80%.

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I dazi imposti da Trump danneggiano l’economia americana per le contromisure che potrebbe adottare l’Europa; poi, non bisogna sottovalutare lo sforzo che viene richiesto ai consumatori, i quali si ritroverebbero a pagare materialmente il prezzo dei dazi. Ma la strategia Usa risponde ad una logica più ampia. Sicuramente l’identità sovranista rappresentata dall’attuale governo americano inaugura una stagione di nuovo protezionismo, che è un incentivo alla crescita delle aziende americane produttrici delle merci tassate.

Se la ragione dei dazi fosse davvero la decennale contesa tra Airbus e Boeing, per quale motivo l’Italia, che ha sempre declinato la proposta di partecipare al consorzio Airbus, dovrebbe essere colpita dai dazi? Boeing accusa l’UE di aver concesso sussidi illeciti ad Airbus pari a 22 miliardi di euro. Con questo pretesto Trump ha minacciato già due anni fa di imporre dazi agli Stati europei e ha ottenuto il consenso del Wto; ma, a questo punto, perché imporre le tassazioni anche gli Stati che non sono coinvolti in Airbus. I governi nazionali dell’Ue non partecipanti in Airbus perché avrebbero dovuto tollerare finanziamenti al consorzio di compagnie aeree francesi, tedesche, britanniche e spagnole. Si consideri che l’Italia negli anni ’80 scelse come suo partner la Boeing al posto di Airbus.

 

L’eventuale reazione dell’Ue e le parole dei politici italiani

La politica trumpiana, dunque, rallenta il mercato internazionale, danneggia i consumatori statunitensi, colpisce le aziende europee ma, come un boomerang, toccherà anche quelle americane. È vero che alcune aziende americane hanno la possibilità di affermarsi maggiormente nel mercato interno, ma le contromisure degli Stati europei potrebbero pesare gravemente per altre per cui il mercato europeo è fondamentale. Noccioline, chewing-gum, tabacco potrebbero essere alcuni dei prodotti colpiti dalla contromossa dell’Unione Europa, che, esplicitamente ha dichiarato di non essere favorevole ai dazi ma di trovarsi costretta a rispondere a quelli imposti dal governo americano. Il ministro delle Finanze della Germania, Olaf Scholz ha affermato che bisogna adottare “reazione decisa ma assennata alla nuova situazione” generata da Washington con i dazi contro l’Europa. Scholz ha aggiunto che “in un mondo globalizzato i conflitti commerciali non giovano a nessuno”. La speranza di tutti, infatti, è che questa diatriba economica non degeneri, perché a quel punto le conseguenze potrebbero essere molto più critiche.

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La posizione dei politici italiani è stata in linea con l’atteggiamento dei colleghi europei. Nessuno voleva una guerra economica, ma ora che è stata dichiarata da Trump l’Ue deve combatterla. Oltre alle parole preoccupate di Mattarella ci sono state quelle determinate della ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova. Prima ha scritto al Commissario Hogan per chiedere un fondo europeo per limitare al minimo l’effetto dei dazi americani; poi, ha aggiunto che se il progetto di Trump è quello di vendere Parmesan in Europa questo non accadrà mai. Sottolinea la renziana: “è ingiusto mettere i dazi, stai privando i tuoi cittadini della qualità perché noi non esportiamo cibo spazzatura ma cibo di alto livello”. Il Presidente del Consiglio Conte ha ribadito il timore per questo scontro economico, ma anche il fatto che bisognerà studiare in Ue serie misure compensative.

I dazi scatteranno il 18 ottobre, giorno in cui, però, potrebbero aprirsi scenari di negoziazione tra il governo statunitense e la Commissione europea.

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