Schiavitù moderna: un problema ancora irrisolto

Schiavitù moderna: un problema ancora irrisolto

Nonostante si possa pensare che sia un problema del tutto inesistente, ci sono ancora moltissime persone che vivono nella condizione di schiavitù. Precisamente parliamo di tre persone su mille, dai 20 ai 45 milioni di persone. Purtroppo le stime sono solamente approssimative, questo per colpa di diversi motivi, tra i quali l’omertà e i sistemi di rintracciabilità non efficienti. A rimetterci, anche in questo caso, sono i più indifesi: i minorenni. Nel mondo in tutto sono tra 6 e 10 milioni i minorenni trattati come schiavi, dalla prostituzione minorile ai servizi nelle abitazioni private e naturalmente anche nei conflitti.

Uno dei giri maggiormente redditizi per le organizzazioni criminali è senza dubbio quello della prostituzione, minorile e non. In questo caso fare delle stime precise è ancora più complicato perché il confine tra prostituzione obbligata e volontaria è estremamente labile e definirne i confini è quasi impossibile. Il guadagno derivante dallo sfruttamento sessuale delle persone è così grande che si sono formate organizzazioni criminali che operano a livello internazionale il cui business si basa esclusivamente sul commercio e sulla rivendita dei corpi per scopi sessuali. Ovviamente i bacini da cui attingere maggiormente sono i paesi più poveri al mondo dove le speranze di sopravvivenza sono minori ed estremamente pericolose. Nonostante i paesaggi esotici che vengono in mente leggendo queste parole, non bisogna farsi abbindolare e va invece tenuto bene a mente che anche nel nostro Paese il problema è presente e reale. L’Espresso, ad esempio, aveva indagato e scoperto che le migranti che giungono nel nostro paese tramite mezzi illeciti, spesso si trovano ad affrontare una nuova disavventura. Sbarcate sul nostro suolo vengono infatti costrette o illuse ad entrare nel giro della prostituzione gestito dalle associazioni mafiose per poi essere sfruttate e vendute per pochissimi soldi, picchiate, stuprate e maltrattate, senza alcuna possibilità di poterne uscire. In Italia comunque la prostituzione forzata genera un giro di affari di ben 90 milioni di euro al mese, come riporta lifegate.

Altra grande piaga della schiavitù è quella costituita dai baby soldato e no, non stiamo purtroppo parlando della canzone de I Cani. Vera e propria carne da macello che imbraccia un fucile e corre all’impazzata cercando di uccidere altre persone, probabilmente della sua stessa età. La maggioranza di questi ha un’età compresa tra i 15 ed i 18 anni, ma ce ne sono anche molti sotto i 10. I bambini sono piccoli, quindi si nascondono bene e riescono a passare anche negli spazi più angusti. Inoltre sono facilmente ingannabili, naturalmente anche a causa della povertà dei paesi in cui si trovano a nascere e crescere. Una ricompensa, misera che sia, favorisce l’arruolamento volontario dei ragazzi nelle fila degli eserciti, anche se del tutto inconsapevole. Anche in questo caso comunque le organizzazioni internazionali riescono a trarre ovviamente un profitto considerevole, in particolar modo negli eserciti non ufficiali, i più diffusi nei paesi in cui impazzano gli scontri civili.

Anche nel campo dell’agricoltura la schiavitù è estremamente diffusa. In questo caso il giro di affari stimato si attesta sui 9 miliardi di dollari l’anno. Anche per la coltivazione, similmente a quanto accade con la prostituzione, non si deve assolutamente pensare solo ai paesi più poveri. In ogni nazione in cui ci siano pochi controlli ed un diffuso settore agricolo, infatti, la schiavitù imperversa. È per questi motivi che troviamo numerosi schiavi nel Michigan ed addirittura in Italia, specialmente al sud. Tristemente nota a tutti è infatti la situazione di Rosarno, Calabria, dove centinaia di migranti vengono sfruttati dalle associazioni criminali nei campi per raccogliere frutta e verdura ovviamente sottopagati e costretti a vivere in condizioni di assoluto degrado, ovvero in vere e proprie capanne costruite con lamiere in mezzo alla natura senza alcun servizio igienico e rischiando ogni giorno la vita con sistemi di riscaldamento a dir poco rudimentali.

Per quanto riguarda una situazione più generale, comunque, la schiavitù è maggiormente diffusa in India, Cina, Pakistan. Bangladesh ed Uzbekistan, ma è da considerare anche l’Italia, dove vengono stimate più di 100.000 persone in stato di schiavitù. Tali numeri cozzano decisamente con lo stile di vita a cui siamo tutti abituati nel nostro Paese e viene da chiederci come mai ancora non sia stato fatto niente al riguardo. Allo stesso tempo, però, quanto accade a Rosarno è abbastanza esplicativo dell’atteggiamento che in Italia vige nei confronti dello schiavismo: tutti sono perfettamente consapevoli di quanto accade, ma non viene mosso un dito da tempo, lasciando tutto e tutti nella stessa medesima situazione, ovvero nell’indifferenza generale.

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