Perché Strangers Things 3 può essere considerata una serie tv “femminista”?

Perché Strangers Things 3 può essere considerata una serie tv “femminista”?

Se ancora non avete visto la terza stagione di Stranger Things, probabilmente la lettura di quest’articolo potrebbe essere spoiler. Dipende soprattutto da quanto voi vogliate mantenervi distanti da qualsiasi tipo di informazioni indesiderate. In questo articolo saranno analizzate alcune scene e di conseguenza saranno svelati dei dettagli del film. Perciò è una scelta del lettore se andare avanti oppure se tenere a mente quest’articolo e leggerlo dopo aver visto la serie.

All’interno del mondo del cinema, che, dopo essere stato travolto dai numerosi scandali di due anni fa, sta cercando di riabilitare il suo volto, molte cose stanno cambiando. E’ come se si tentasse di educare il pubblico ad una relazione trai generi diversa da quella tramandata da sempre dalla cultura occidentale. Si pensi ad “Avengers Endgame”, film cult della Marvel. L’ultima pellicola della saga decennale ha visto inserire nel film un nuovo personaggio Carol Denver, emblema del girl power. Interpretata da Brie Larson, l’eroina è l’essere più potente dell’universo. L’esempio di Avengers serve ad introdurci al nostro discorso; in particolare è utile per capire come il mondo del cinema stia cercando di scardinare i modelli della cultura patriarcale, per superarla. Il perché di questa presa di posizione ha ragioni politiche profondissime, difficili da comprendere interamente e non è obiettivo di questo articolo cercare di farlo. Già un anno prima, l’8 Marzo 2018, la Disney faceva uscire “Nelle pieghe del tempo”, una pellicola con Oprah Winfrey dove alcune divinità donne erano le protagoniste.

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Dunque appurato che i film di grande successo internazionale oggi cercano di trasmettere modelli culturali di relazione uomo-donna che rifiutano gli stereotipi segnati dalla nostra cultura millenaria, poteva restare immune da questa tendenza una produzione Netflix dal seguito incommensurabile come Stranger Things?

Così, dunque, una delle più popolari serie tv Netflix si colloca sulla scia di ciò che la Disney aveva fatto con “Nelle pieghe del tempo” e la Marvel con la svolta di “Avengers Endgame”. Ma quali sono i motivi per cui Stranger Things 3 può essere considerata una serie tv “femminista”?

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Innanzitutto si pensi ad un elemento fondamentale, ovvero chi è l’unico supereroe all’interno della serie tv: Eleven, una ragazza. Questo dato sia preso soltanto come base perché è nella terza stagione che avviene l’esplosione dei nuclei narrativi legati al femminismo. Si tenterà, dunque, di analizzarli con ordine.  Alla terza puntata Mike, uno dei ragazzini protagonisti litiga con Eleven, che, passata ad una vita normale, è divenuta la sua ragazza. Con le sue doti soprannaturali Eleven ha la capacità di spiare le persone. Così l’eroina entra nella stanza dove Mike sta discutendo con i suoi amichetti per risolvere le incomprensioni con Eleven. Il bambino afferma: “le donne sono un’altra specie”. E’ da questa affermazione in poi che la serie svelerà tutte le criticità nei rapporti uomo-donna e nel ruolo della donna all’interno della società. Soprattutto, è dopo questa parole che agli occhi dello spettatore vengono messi in luce altri elementi per cui Stranger Things può essere considerato una serie femminista.

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Eleven sarà aiutata da Max a superare questo momento di crisi con Mike. La ragazzina dal carattere molto forte porterà la sua amica speciale a fare shopping, le farà conoscere capitain america, l’aiuterà a costruirsi un’identità indipendente, svincolata da Mike e Hopper. Quest’ultimo è un poliziotto, padre adottivo di Eleven; paradossalmente è un personaggio positivo ma il retaggio culturale da cui proviene lo rende limitato e con una capacità d’azione ridotta. Hopper per tutta la terza stagione è fiancheggiato da Joyce, mamma di Will, il ragazzino che era stato catturato nella prima serie dal demogorgone. Joyce è una donna un po’ sulle nuvole, quindi non è una figura mascolinizzata ma, nonostante ciò, si sostituisce ad Hopper con totale naturalezza. Si pensi a quante volte è lei a guidare il pick-up del poliziotto, oppure a come si svolge la scena finale in cui è lei a compiere l’azione decisiva.

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Diverse cose potrebbero essere dette in merito al rapporto Hopper-Joyce ma significherebbe dilungarsi troppo e trascurare altri aspetti interessanti della pellicola che dimostrano come Stanger Thinghs 3 si sia tinto di rosa. Si può fare riferimento anche al rapporto tra Nancy e Jonathan. E’ sempre la ragazza a prendere iniziativa. Anche all’interno della redazione del giornale in cui lavorano è Nancy ad avere l’ambizione di pubblicare le sue inchieste, mentre Jonathan se ne sta per la maggior parte del tempo nel suo studio a sviluppare le foto. Aldilà della differenza caratteriale trai due fidanzati, è da notare il ruolo di Nancy nella redazione; la giovane viene declassata e derisa dai suoi superiori uomini con uno strafottente sessismo.

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E’ un caso che questi superiori vengano poi catturati dal demogorgone? No, impossibile. C’è sempre un motivo all’interno di una narrazione per cui alcuni personaggi periscono ed altri no. Si pensi a Billy, il fratello di Max, emblema della “mascolinità tossica”, rude, arrogante, muscoloso che immediatamente viene travolto dal mostro. E’ un messaggio, probabilmente, che vuole trasmettere la serie: come in questa stagione il demogorgone catturasse principalmente solo personaggi negativi. Tralasciando questo discorso in relazione al fatto che Stranger Things 3 sembra suggerire anche un differente modello di mascolinità, è necessario soffermarci su altri dettagli che supportano la nostra tesi. Se nel rapporto Eleven-Mike si vede come la ragazza costruisca la propria diversità attraverso la libertà (Max le dice “non devi farlo per Mike, non per Hopper ma per Undici”), con Joyce e Nancy si nota la donna rappresentata come il motore dell’azione. Ma ancor più rilevante ed inaspettato è il ruolo che hanno altre tre figure femminili.

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Robin, Erica e Suize sono tre personaggi apparentemente secondari ma nello svolgimento della trama ognuna di loro gioca un ruolo decisivo, ribaltando ancora una volta il tradizionale rapporto uomo-donna propugnato solitamente dai media. Robin riesce a decifrare il messaggio in codice dei russi. Erica è l’unica che può intrufolarsi in una tubatura molto stretta, dimostra un coraggio invidiabile ed un’intelligenza imparagonabile. Per finire sarà Suize, la ragazza di Dustin, a dettare telefonicamente il numero della costante di Plank necessario per sbloccare il portale. Un altro piccolo dettaglio: Suize prima di fornire a Dustin la costante gli chiede di cantargli una canzone romantica. Dustin “deve” umiliare la propria compostezza di futuro uomo per poter salvare Hawkins.

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Stranger Things 3 ha molti aspetti cinematografici che potrebbero essere criticati, ma è ammirevole il modo in cui inserisce negli episodi la problematica di genere. Se in Avengers questo procedimento è stato farraginoso e, probabilmente, anche stucchevole in Stranger Things 3, invece, si adagia coerentemente alla trama. Netflix, unendosi alla voce di tutto il mondo del cinema, ci sta dando un consiglio: gli stereotipi legati al modello di femminilità e a quello di mascolinità appartengono ad un retaggio culturale antichissimo, è bene superarlo non solo per salvare Hawkins, ma per educare a costruire un mondo più egualitario.

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