Kevin Spacey, quando la gogna mediatica condanna fatti non provati

Kevin Spacey, quando la gogna mediatica condanna fatti non provati

Il tribunale mediatico, non quello giudiziario, ha definito la condanna di Kevin Spacey

Nel terzo millennio la gogna mediatica emana sentenze più influenti di quelle di un tribunale. Certamente i media non possono stabilire per un individuo la permanenza in carcere, ma possono modificare la sua immagine, degradarla. E’ il caso di molte personalità che nel corso della storia sono stati sottoposti al giudizio dei giornali, delle tv ed oggi anche del pubblico che riversa una strana forma d’odio nei social network. Ma le sentenze dei media sbagliano alle volte e sono i tribunali a dimostrare la verità quando, forse, è troppo tardi.

Accade così all’interno di ogni ambito, dalla cronaca al gossip; ciò che è successo due anni fa nel mondo del cinema è stato un turbine senza uguali e il ciclone mediatico da cui è stato avvolto Kevin Spacey, ha distrutto l’attore americano prima ancora di qualsiasi processo in tribunale.

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Il 18 Luglio Kevin Spacey, infatti, è stato assolto dai giudici per insussistenza dei fatti; l’attore in riferimento ad una delle tante accusa, quella mossa dal cameriere William Little, è stato dichiarato innocente. Nel frattempo la retorica buonista dei media ha distrutto la sua immagine; House of Cards, una serie di cui Spacey era protagonista è stata sospesa. Ridley Scott ha impedito l’uscita del suo film che aveva già girato con l’attore accusato come protagonista. In sostanza, nei due anni che separano le accuse dalla sentenza la figura di Kevin Spacey è stata letteralmente distrutta.

L’inizio degli scandali ad Holliwood

Tutto incomincia nell’autunno del 2017, quando nel mondo dello spettacolo si parla soltanto dell’orco Harvey Weinstein. Un’eco inarrestabile diffonde in tutto il mondo le nefandezze del produttore che da anni ricatta ed molesta le  sue attrici. Nasce il movimento #Metoo ed improvvisamente l’universo cinematografico è diventato l’emblema della corruzione sessuale. I media continuano a denigrare la figura del produttore magnaccio, raccogliendo attorno a questo personaggio tutte le criticità e le ingiustizie di una società ancora patriarcale.

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Weinstein è un mostro, anzi è il mostro; da un lato il suo fisico esibisce la “ferocia”, dall’altro la sua fama lo rende onnipotente . Tant’è vero, che in una premiazione agli oscar di qualche anno fa, il presentatore mentre chiamava le cinque attrici candidate per il premio, sorridendo disse: “ora non dovrete fare più film con Weinstein”.Era noto ad Hollywood quale fosse l’atteggiamento del produttore. Per questo si è parlato di open secret, un segreto, quindi, condiviso, diciamo, dagli addetti ai lavori.

Ma cosa accade? Mentre il mondo si scagliava contro l’orco “brutto e cattivo”, che, come ogni fenomeno mediatico di questi periodi, tende soltanto a dividere, a creare schieramenti tra chi accusava le donne di mentire e chi cercava di capire cosa stesse succedendo, esattamente il 29 ottobre 2017 il sito americano di informazione Buzzfeed pubblica un’intervista che lascia tutti perplessi e delusi.

 

Piovono accuse su Kevin Spacey

Anthony Rapp , membro del cast della serie Star Trek: Discovery, accusa Kevin Spacey di averlo molestato nel 1986. La notizia comincia a diffondersi ed immediatamente l’attore due volte premiato all’Oscar replica con un post su Twitter. Spacey fa coming out e dichiara la sua omosessualità, successivamente si scusa con Rapp per gli atteggiamenti sgradevoli che avrebbe assunto la sera descritta dall’attore. Lo scandalo tutti, non soltanto il mondo del cinema. Il volto di Spacey è quello di Keyser Sozer, di John Doe, di Lester Burnham: è difficile vederlo ora come un mostro.

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Ma dopo le dichiarazioni rilasciate da Anthony Rapp, contro Spacey iniziano a piovere altre, pesanti accuse. L’attore avrebbe assunto atteggiamenti molesti in diverse occasioni, arrivano accuse anche dall’Old Vic Theatre londinese, di cui il divo ne era direttore e dal set di House of Cards. Testimonianze pesanti inchiodano Spacey, dalle parole del figlio di Richard Dreyfuss fino ai colleghi Guy Pearce e Gabriel Byrne.Kevin Spacey, così, nel giro di un mese è diventato un imputato di primo livello. Ma se nei tribunali le sue azioni devono ancora essere giudicate, stessa cosa non avviene per i media o per il mercato che distruggono letteralmente il celebre attore.

Incomincia così un declino rapidissimo che lo conduce verso una tenebrosa damnatio memoriae. Prima ancora di essere processato, il mondo dello spettacolo sentenzia la fine di Spacey. Perché? Non è facile da spiegare, possono essere fatte delle supposizioni ma sarebbero infondate. Sta di fatto, però, che a Spacey accade ciò che non era mai successo a nessun altro attore di questa caratura. E’ triste che a giudicarlo sono dei commenti su Facebook o i dibatti nei salotti di Oprah, invece che un tribunale.

 

Kevin Spacey condannato alla damnatio memoriae, a differenza di altri

Nell’autunno del 2017, dopo la diffusione dei vari scandali, la serie cult di Netflix House of Cards per sopravvivere è costretta ad uccidere il suo protagonista, Frank Underwood, interpretato proprio da Kevin Spacey.  Proseguono gli atteggiamenti di epurazione nei confronti di Spacey; clamoroso è ciò che fa Ridley Scott, il quale, a poche settimane dall’uscita di Tutti i soldi del mondo, taglia le scene in cui era presente come protagonista Spacey, sostituendole con altre girate ingaggiando un nuovo attore. Un caso senza precedenti che ha contribuito alla distruzione mediatica di Spacey.

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Mediatica perché Spacey, per ora, non ha colpe ufficializzate e la prima accusa è stata sventata in tribunale. E’ realmente difficile comprendere perché Spacey sia stato travolto da questo ciclone, quando altri suoi colleghi sono riusciti a farla franca o, in ogni caso, sono riusciti ad essere processati da un giudice all’interno di un tribunale e non dalle sensazioni di milioni di persone sui social. Perché, in definitiva, la rovina di Spacey matura lì, quando i produttori dei film, che lo vedevano protagonista, temono che lo scandalo che l’ha travolto possa incidere negativamente sui loro prodotti cinematografici. Ma perché questa preoccupazione è stata riservata soltanto a Spacey, mentre Woody Allen, Dustin Hoffman, Morgan Freeman hanno continuato, dopo ogni scandalo sessuale a lavoro come prima?

Non c’è una risposta, ma per Freeman e Hoffman si può affermare che le accuse non sono state mai portate in tribunale. Per Woody Allen, invece, il caso è diverso e a buon ragione è stato possibile sostenere la sua innocenza nonostante la pesante accusa di pedofilia verso la figlia della sua compagna. Cosa sarebbe accaduto se prima della sentenza giudiziaria i media avessero condannato Woody Allen? Sarebbe successo ciò che sta accadendo oggi con Spacey, cioè si sta rovinando la figura di un attore prima ancora che il tribunale ne stabilisca in maniera ufficiale le colpe.

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