Le soluzioni per superare la carenza dei medici

Le soluzioni per superare la carenza dei medici

Ogni anno, e con maggiore evidenza in estate, si manifesta il problema della carenza dei camici bianchi nei reparti ospedalieri e dei pronto soccorso, con conseguente interruzione dei servizi e delle prestazioni per i cittadini.
La carenza è particolarmente grave in alcune regioni, dove si è arrivati ad adottare soluzioni fantasiose, ma non del tutto soddisfacenti, come il ricorso a medici militari, medici già in pensione, o medici “a gettone”, chiamati all’occorrenza senza contratto né tutele, per supplire alle ferie o malattie dei colleghi.

Eppure, sono tantissimi i giovani che ogni anno aspirano ad intraprendere il percorso, lungo e complesso, per diventare medici.
C’è chi attribuisce al numero chiuso a medicina una delle cause di questa situazione, oggi aggravata dai pensionamenti anticipati con l’entrata in vigore di quota 100 e dalla mancanza del turnover.
La commissione Cultura della Camera sta lavorando ad una proposta di legge per riformare l’accesso alla facoltà di medicina, pensando all’abolizione del numero chiuso e ad uno sbarramento al secondo anno, per meglio verificare la determinazione e le capacità degli studenti. Per rendere attuabile tale proposta servirebbero più strutture, più personale docente e quindi più risorse, che però potrebbero derivare dal maggior numero di immatricolazioni.
Intanto, il ministro dell’Istruzione, Bussetti, ha annunciato per l’anno accademico 2019/2020 l’aumento dei posti in medici che passeranno da 9779 a 11568.

Sarà sufficiente questo per risolvere il problema della carenza degli organici?
No, secondo il presidente Anelli della Fnomceo, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, perché il problema principale a suo avviso è limbuto formativo, ovvero quel limbo in cui finiscono i medici laureati e abilitati che non riescono ad ottenere le borse di specializzazione.
Questo perché il numero di borse è di molto inferiore al numero di laureati, un’anomalia tutta italiana…
Secondo Anelli nel nostro Sistema Sanitario Nazionale non mancano i medici, ma gli specialisti e quindi occorrerebbe soprattutto aumentare il numero delle borse di specializzazione.
A tal fine in Legge di Bilancio è stato previsto uno stanziamento ad hoc per aumentare le borse per le specializzazioni e per il corso di medicina generale. In questi giorni il MIUR dovrebbe adottare il decreto per rendere effettiva questa norma.

Resterebbe, però, un altro nodo da sciogliere. Esistono infatti delle specialità che attirano meno delle altre i giovani laureati, pensiamo per esempio ad anestesia o emergenza-urgenza.
Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha ipotizzato incentivi economici per chi sceglie specialità meno appetibili e territori più disagiati.
Inoltre il governo sta pensando ad una riforma complessiva dei percorsi di formazione post lauream, prevedendo l’esatta corrispondenza tra laureati e specialisti.

Oggi l’ingresso nel mondo del lavoro avviene molto tardi per chi ha completato il percorso di specializzazione e spesso, la mancanza di posti, gli organici ridotti, gli stipendi non adeguati e la mancanza di tutele contrattuali, spingono i giovani medici verso il privato o verso altri paesi europei.
Per il nostro Sistema Sanitario questo è un danno enorme.
Con il decreto Calabria, da poco convertito in legge, e con l’ultima Legge di Bilancio, si dà la possibilità a chi frequenta l’ultimo anno di specializzazione se il percorso dura 4 anni, o il penultimo anno se ne dura 5, di tentare il concorso per l’assunzione nella sanità pubblica.
Questa misura ha pero una durata temporanea, sarà valida fino al 2021. È una misura tampone, per far fronte alle emergenze.
Per risollevare la sanità pubblica serve una programmazione nel lungo termine, così da tutelare sia gli operatori della sanità sia i cittadini e garantire loro servizi efficienti su tutto il territorio nazionale.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook