Fake Onlus: 11 arresti ed un giro da 7 milioni di euro. Lo sciacallaggio politico non ha risparmiato neanche questa vicenda

Fake Onlus: 11 arresti ed un giro da 7 milioni di euro. Lo sciacallaggio politico non ha risparmiato neanche questa vicenda

La questione dei migranti continua ad essere uno dei temi centrali nell’attualità e soprattutto nella politica italiana. Sono passati ormai anni da quando per la prima volta l’argomento salì al vertice delle discussioni nazionali eppure chi governa, ma anche chi è all’opposizione, presta la maggior parte dei loro discorsi ai migranti.

L’ultimo capitolo della vicenda vede però al centro della storia non i migranti, almeno non direttamente, ma chi se ne sarebbe dovuto occupare una volta arrivati nel nostro paese.

Negli ultimi giorni è stata infatti portata avanti l’inchiesta che ha preso il nome di Fake Onlus, tramite la quale sono stati fatti ben 11 arresti per associazione a delinquere, autoriciclaggio e truffa ai danni dello Stato. Secondo le indagini sarebbero 4 le onlus che avrebbero utilizzato documenti falsi per raggirare il sistema di gestione ed accoglienza dei migranti per scopi profittevoli, precisamente per un giro di affari da 7 milioni di euro.

In base a quanto emerge dalle indagini dietro al giro di truffe ci sarebbero volti legati alla criminalità organizzata, nello specifico la ‘ndrangheta. Non solo guadagni, però, perché l’utilizzo delle false onlus sarebbe servito anche agli appartenenti alle associazioni criminali, al momento in carcere, ad ottenere benefici per la loro detenzione. In sostanza servivano ad ottenere «la concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del magistrato di sorveglianza».

Le onlus che operavano in tale sistema criminoso operano, o meglio operavano, nelle zone tra Parma, Lodi e Pavia ed i loro nomi sono precisamente: Volontari senza frontiere, Milano Solidale, Amici di Madre Teresa e Area solidale.

In realtà non è nemmeno la prima volta che tali onlus sono al centro di situazioni quanto meno ambigue. Già a febbraio, infatti, gli ospiti delle suddette si erano recati nei pressi della prefettura di Lodi poiché non ricevevano il pocket money che gli spettava, ovvero la somma di denaro quotidiana che viene data direttamente ai migranti ospitati nella struttura. Anche gli operatori, come se non bastasse, si erano lamentati perché non ricevevano lo stipendio. Non solo benefici per i carcerati, insomma, ma una vera propria truffa economica ai danni dell’erario e delle persone coinvolte, migranti ed operatori.

Una falla dunque nei controlli e nella legislazione italiana che risale però a qualche anno fa, agli anni 2014/2015 quando, a causa dell’aggravarsi del problema legato alle migrazioni, fondamentalmente per la quantità di sbarchi aumentata notevolmente in quel biennio, le regole erano state fatte “in fretta” per risolvere al più presto problemi organizzativi. Questo è infatti quanto si legge nell’ordinanza «Le onlus e le cooperative sociali» sono state «appositamente costituite solo per lucrare della situazione di emergenza e fare così ingresso in maniera illecita nel canale della distribuzione delle risorse pubbliche istituite per l’accoglienza dei migranti. Deve essere rilevato che nel periodo 2014/2015, in cui l’afflusso di migranti sul territorio nazionale è stato maggiore, l’emergenza è stata fronteggiata con convenzioni dirette e con bandi pubblici di gara ove l’unica certificazione/rendicontazione richiesta per i controlli da parte delle prefetture era una attestazione relativa alla presenza dei migranti e dei giorni di ospitalità, attestazione sufficiente per vedersi riconosciuti i rimborsi previsti dai bandi. Dal 2017 la procedura di controllo è stata resa maggiormente rigorosa».

Ciò che emerge danneggia comunque lo Stato per almeno due fattori. Il primo riguarda l’incapacità di un paese di effettuare controlli mirati e tempestivi su quella che è la gestione dei propri soldi affidata ad enti secondari, poiché non è normale che un giro criminale da ben 7 milioni di euro sia saltato fuori solamente ora. Inoltre, siamo in balìa di associazioni criminali ben note a tutti come la ‘ndrangheta, che riescono ad infilare le proprie mani in ogni affare pubblico. Da sottolineare tra l’altro anche che suddette associazioni, apparentemente legate all’Italia meridionale, hanno ormai radicato i propri controlli sull’intera penisola.

Ovviamente la politica non si è fatta attendere nel commentare la vicenda e soprattutto per cercare di racimolare qualche voto. Una tale occasione d’oro per la propria campagna elettorale non capita tutti i giorni, fortunatamente, per cui sarebbe stato un vero e proprio peccato farsela sfuggire. Primo su tutti naturalmente Matteo Salvini, che su Facebook ha così commentato la vicenda «Meno sbarchi e meno soldi per i professionisti dell’accoglienza: così risparmiamo, difendiamo l’Italia e investiamo per assumere più Forze dell’Ordine. La pacchia è finita».

Ciò nonostante il pm Prisco, che ha coordinato le indagini, abbia dichiarato poco dopo l’arresto che «Non bisogna sottovalutare che ci sono altre onlus che invece hanno ben gestito la accoglienza di migranti» e che questi casi si trattano di eccezioni.

Infine sarebbe bene riflettere un po’, almeno quanto basta, per comprendere che i migranti in questo caso sono le vittime del malaffare, mentre il vero colpevole è la ‘ndrangheta, ma questa forse porta meno like e meno elettori alla propria sponda.

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