La verità di Amanda Knox

La verità di Amanda Knox
Amanda Knox - foto di Raffaele Buccolo

Quattro anni dopo l’assoluzione, Amanda chiede un faccia a faccia con il pm Mignini

“Sul palcoscenico mondiale io non ero un’ imputata innocente fino a prova contraria, ero una furba psicopatica sporca e drogata puttana, colpevole fino a prova contraria”

Modena, 16 Giugno – Da poche ore si è conclusa la prima edizione della due giorni dedicata alla giustizia penale. Due giorni intensi, emozionanti e riflessivi in cui si è cercato di raccontare tutto ciò che accade quando si è vittime di errore giudiziario. Ne sa qualcosa Angelo Montinero che ha scontato 21 anni di carcere perché in un intercettazione telefonica le parole dialettali “muerso” che significa carico pesante e “muerto” che significa morto, sono state confuse, portando la corte a condannarlo come omicida. Ne sa qualcosa Peter Pringle, che ha passato tutto il tempo della sua condanna, 16 anni, a studiare diritto penale e cercare una via di uscita per discolparsi.

Le storie cariche di pathos e sofferenza hanno segnato il Festival della Giustizia Penale, poiché capaci di mostrare un mondo a noi totalmente estraneo, quello dell’errore giudiziario. L’errore giudiziario è casuale e inaspettato, non puoi prevederlo e non puoi evitarlo. Ci sei dentro e puoi solo provare a difenderti.

“Sono stata 3 volte in Italia, la prima avevo 14 anni ero una ragazzina e mi ricordo il gelato italiano in vacanza con i miei genitori. Quando sono ritornata a 20 anni a studiare la lingua, a leggere le poesie a bere il vino e a fare i pisolini di pomeriggio che non siamo soliti fare negli Stati Uniti… ho incontrato, invece, la tragedia e la sofferenza”

Inizia così la storia di Amanda Knox, fortemente voluta ed invitata da Innocence Project Italia – organizzazione mondiale che si occupa di aiutare e revisionare i casi di errore giudiziario -, alle ore 10:30 davanti ad un tribunale mass mediatico e popolare alza il suo grido di innocenza.

“Sono tornata questa terza volta perché lo dovevo fare, perché sono stata invitata da Innocence Project e perché una volta in questo bellissimo paese mi sentivo come a casa. Spero di sentirmi ancora così un giorno. Tanta gente pensa che io sia pazza a venire qui, mi è stato detto che non è sicuro, che sarò attaccata per le strade, che sarò falsamente accusata e rimandata in prigione. Per dire la verità, oggi, adesso, ho paura di essere molestata, di essere derisa, incastrata e che mi siano mosse nuove accuse solo perché vengo qui a dire la mia versione dei fatti oggi.”

Il delitto di Meredith

1 Novembre 2007 Perugia – “Il primo Novembre 2007 Rudy Guede è entrato nel mio appartamento ed ha violentato ed ucciso la mia collega e inquilina Meredith. Il suo DNA è stato trovato sul suo corpo e in tutta la scena del crimine. Ha lasciato le sue impronte digitali e dei piedi nel suo sangue. È fuggito dal paese ed alla fine è stato catturato, processato e condannato”

Amanda Knox assieme a Raffaele Sollecito sono stati condannati in via definitiva e poi assolti per due volte. È stato condannato, come unico resposabile dell’omicidio di Meredith, Rudy Guede. “Nonostante l’arresto di Guede i media e la stampa si accaniscono contro di me”, vengono lanciate continue maratone televisive e stampa sulla vita privata di Amanda, sulle sue perversioni, sui suoi gusti, costruendo un tessuto narrativo in stile “bad news is good news” in cui la protagonista, per amor del popolo, doveva divenire antagonista.

Non si torna più indietro.

“Questa cronaca e queste immagini diffuse dai media, sensazionale e diffamatoria è entrata anche in Amanda. Prima ancora che iniziasse il mio processo io ero sepolta sotto una montagna di fantasie da tabloid. Dalla mia cella potevo soltanto scoprire il silenzio mentre gli innumerevoli giornalisti mi svestivano ogni giorno per innumerevoli reati immaginari o irrilevanti. L’inchiesta è stata contaminata, la giuria è stata corrota. Era impossibile per me avere un processo giusto.”

Queste sono le parole che hanno tenuto per 50 minuti tutti incollati al discorso della giovane studentessa americana. Amanda a 4 anni dalla sua completa assoluzione dalla Corte di Cassazione è divenuta icona del processo massmediatico.

“Non ci sono diritti umani, perché nella corte dell’opinione pubblica tu non sei umana, sei un oggetto da consumare” continua la Knox.

Amanda adesso ha 32 anni di cui ne ha passati 4 in carcere e 8 tra le aule di tribunale in Italia. Adesso si spende come portavoce mondiale dell’errore giudiziario cercando, attraverso la sua esperienza, di sensibilizzare al controllo minuzioso e alla revisione più e più volte prima di un qualsiasi giudizio.

“Siamo fallibili inclini all’errore e se sbagliamo sul processo penale roviniamo una vita” afferma Guido Sola.

Oggi Amanda chiede un faccia a faccia con il pm Giuliano Mignini, pubblico ministero che tra il 2007 e il 2008 si è occupato del suo caso, “Un mostro, un uomo potente e spaventoso che aveva un solo obiettivo, distruggere la mia vita per nessuna ragione”.

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