Auto elettriche, incognite sulla mobilità sostenibile

Auto elettriche, incognite sulla mobilità sostenibile

L’urgenza di affrancarci dalla dipendenza dai combustibili fossili sta spingendo molti paesi e privati cittadini a ragionare su alternative green per muoversi, riscaldarsi e produrre energia. In particolare, la mobilità del futuro sarà caratterizzata da una maggiore diffusione ed efficienza dei mezzi pubblici su strada e su rotaia, e dall’auto elettrica. 

Secondo un recente sondaggio, l’82% degli italiani vorrebbe acquistarne una, ma ammette di avere scarsa conoscenza riguardo il suo funzionamento. 

Nonostante buona parte della popolazione mondiale pensi che questi mezzi siano un’ottima soluzione per ridurre le emissioni di anidride carbonica, non si può fare a meno di analizzare alcune aree grigie che presentano risvolti economici, politici e ambientali non trascurabili. 

Se in fase di spostamento questo tipo di auto non produce Co2, non è chiaro se la sua produzione, e la ricarica delle batterie, siano altrettanto pulite. Secondo alcuni esperti del World Economic Forum, la produzione delle auto del futuro, avrebbe un impatto sull’ambiente addirittura doppio rispetto a quella delle auto con motore a combustione. Il mercato inoltre, sembra puntare molto su degli standard di performance in linea con quelli delle vecchie auto a benzina, non incoraggiando certo un cambio di mentalità necessario nel processo alla mobilità sostenibile. Pretendere macchine grandi e con autonomia di lunga durata comporta la produzione di batterie sempre più pesanti. Batterie grandi implicano processi produttivi a maggiore emissione di Co2. Questo non significa che bisogna abituarsi ad auto poco performanti; al contrario, vuol dire che bisogna puntare su auto elettriche leggere, da usare per brevi spostamenti, con dei vantaggi per certi versi maggiori rispetto alle automobili a combustione. Dovremo in sintesi, cambiare i parametri con cui fino ad oggi abbiamo distinto un’auto potente da un’auto poco interessante. 

L’altro aspetto legato alla produzione di auto elettriche a dover essere messo in discussione è il primato europeo nel settore automobilistico. Nonostante l’Europa stia investendo in ricerca nel settore, nella corsa alle auto elettriche, l’Asia gode già di uno schiacciante vantaggio, mostrandoci all’orizzonte una nostra possibile dipendenza dal mercato asiatico e in particolare da paesi come Cina, Giappone e Corea del Sud. Secondo dati del Sole 24 ore, oggi un’auto elettrica su due viene fabbricata in Cina, tra le altre anche principale paese produttore di batterie. Anche in termini di incentivi per l’acquisto di auto ecologiche e in termini di diffusione delle colonnine di ricarica, la Cina ci ha superati da tempo. 

Tornando alle batterie, esse rappresentano l’incognita che pesa di più sulla reputazione della mobilità elettrica. Indispensabili per la loro produzione sono due materiali, in particolare il litio e il cobalto. Un aumento della loro domanda in proporzione a quella di automobili elettriche, spianerebbe la strada ad ulteriori problemi di dipendenza da questi materiali e a conflitti per l’appropriazione di giacimenti. Le riserve che conosciamo oggi si concentrano maggiormente nella Repubblica democratica del Congo (cobalto) e in Sudamerica (litio).

Premesso che si chiarifichi dove e a chi spetti estrarre questi materiali, una volta che le batterie avranno finito la loro vita, litio e cobalto potranno essere recuperati? La nostre capacità su questo fronte sono ancora un grande punto interrogativo. Tuttavia, proprio dall’Italia, sembra essere arrivata qualche buona notizia. Ad oggi, la maggior parte delle batterie viene riciclata in Germania dove però ancora non si riesce a recuperare in modo soddisfacente il litio. Di recente l’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr e il Cobat – una piattaforma che si occupa di economia circolare e di raccolta e riciclo di rifiuti speciali – hanno depositato un brevetto che permetterebbe di recuperare i metalli delle batterie attraverso un processo a basso impatto ambientale. Questa realtà fa ben sperare sull’avvio di un’economia circolare delle batterie al litio tutta made in Italy e con la prospettiva di ricchi guadagni.

Infine, arriviamo alla regina di tutte le incognite, da dove deriva l’energia che immagazzineremo nelle batterie delle auto elettriche? A poco ci servirà cambiare automobile se l’energia che la farà muovere non sarà pulita. Il problema non si risolverebbe, si sposterebbe solo nel tempo. Per comprendere questo punto è necessario fare un passo indietro. Quello che dobbiamo analizzare è l’attuale mix di produzione di energia elettrica. Secondo dati Terna aggiornati al 2018, per il caso italiano, il 60% dell’energia elettrica totale prodotta da gennaio a dicembre 2018, è derivata da combustibili fossili, mentre il restante 40% da fonti pulite. Utilizzare auto elettriche nel sistema attuale, equivarrebbe, anche se indirettamente, ad aumentare le immissioni di Co2.

Il passaggio alla mobilità elettrica sarà efficace solo se accompagnato da una parallela e decisa transizione verso la produzione di energia rinnovabile. In questo contesto potremmo affermare sì che l’auto elettrica sia il mezzo del futuro, a patto che questa transizione venga inserita in un sistema in cui le fonti rinnovabili abbiano un peso sempre maggiore nel mix energetico. 

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