Julian Assange: ha diffuso verità ma vive nel mistero

Julian Assange: ha diffuso verità ma vive nel mistero

Chi è Julian Assange e cos’è Wikileaks

Julian Assange è un personaggio controverso. Onestamente non credo sia possibile dire con certezza chi sia; se abbia agito seguendo la sua volontà personale, se sia un uomo che abbia usato le proprio abilità solo per il bene pubblico o se le abbia vendute ad un altro potere. La sua storia è, più che una biografia, una leggenda. Nasce in Australia nel 1971, i genitori sono due attori di teatro. Viaggia continuamente e studia autonomamente nelle biblioteche delle città dove la compagnia dei suoi tiene gli spettacoli. Abbandona la famiglia, matura degli ideali anarchici, entra nel circuito dei cipherpunk, da vita ad un figlio e ha qualche problema con la legge. Nel 2006 Julian Assange fonda Wikileaks, un sito d’informazione dove si possono pubblicare anonimamente documenti riservati.

Da quel momento in poi la sua vita cambia. Assange è un informatico di alto livello e riesce misteriosamente a tessere una rete di informatori segreti che infiammano Wikileaks. Nel 2010 Assange pubblica sul suo sito un video in cui un elicottero dell’esercito americano in Iraq inizia a sparare senza motivi sui civili, uccidendo tra tutti anche due giornalisti. Questo filmato genera un caos totale all’interno degli U.S.A. A Maggio è arrestata Chelsea Manning, ex analista dell’intelligence americana, accusata di aver sottratto documenti segreti dello Stato. La fuga di notizie rilasciata da WIkileaks non si ferma, il 25 Luglio dello stesso anno su Wikileaks sono pubblici 90.000 documenti sulla guerra in Afghanistan. Il 22 Ottobre Assange ne diffonde 400.000 sul conflitto in Iraq.

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Ma il 18 Novembre accade qualcosa di strano. Dalla Svezia emerge una richiesta di cattura per Julian Assange in quanto avrebbe stuprato due donne svedesi. In quel giorno l’attivista si trova a Londra, resta qualche giorno come latitante e poi, il 7 Dicembre, si consegna alla polizia. Nel frattempo l’attività di Wikileaks continua, anche se per poco; il 2 Settembre 2011 il sito d’informazione pubblica 250 mila dispacci diplomatici del governo statunitense. Poco più di un mese dopo il sito annuncia la sospensione delle pubblicazioni per problemi finanziari. Pare che Bank of America, Visa, Paypal abbiano boicottato i conti della società. Da tempo la Svezia chiedeva l’estradizione che Londra accetta soltanto il 2 Novembre 2011. Il 2 Giugno 2012, però, Assange torna in Inghilterra e si rifugia all’interno dell’ambasciata ecuadoregna.

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Inizia un’insolita fase di stallo, in cui Assange scompare dall’attenzione dei media internazionali. Soltanto nel 2016 torna ad essere un problema mediatico. Il 22 luglio Wikileaks pubblica ventimila email del comitato elettorale dei democratici americani; documenti che testimoniavano come i vertici del partito avevano favorito Hillary Clinton a Bernie Sanders. Immediatamente Assange fu incolpato di lavorare per l’intelligence russa. Dopo aver respinto l’accusa più volte, Assange continuava a vivere nel suo status di rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador. Un mese fa, però, è scaduto il permesso di permanenza e Lenìn Moreno, presidente dell’Ecuador, ha scelto di non rinnovarlo. Assange è passato nelle mani della polizia londinese; ora Trump chiede l’estradizione, ma il governo inglese ha promesso a quello ecuadoregno in forma scritta che non la concederà.

 

Dopo l’arresto cosa succederà a Julian Assange

Non saranno, di fatto, quelle due lettere del governo britannico in favore di Moreno a  decidere il destino di Julian Assange. Il suo adesso è un nome che ha un significato politico molto complesso. Assange rappresenta la libertà di stampa, una libertà di stampa che non tiene conto di nulla e di nessuno purché diffonda la verità. Il governo Trump da prima d’insediarsi ha un grosso problema con la stampa americana. Chiedere l’estradizione di Assange è un messaggio rivolto a tutti i giornalisti d’inchiesta. Tant’è che Assange viene colto dall’accusa non per attività di spionaggio ma di cospirazione insieme a Manning per entrare in possesso dei video iracheni. In sostanza per ora Assange sarebbe, soltanto, accusato di hackeraggio. Rivolgendo ad Assange accuse così generiche si finisce per far scomparire la tutela per le attività giornalistiche d’inchieste. Del resto Assange avrebbe fatto quello che fa ogni giornalista d’inchiesta: appunto cercare di entrare in possesso di documenti riservati. L’unica illegalità che potrebbe aver commesso è quella di aver aiutato Manning ad accedere ai server.

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La figura di Assange, in questo momento, è davvero molto particolare. Un uomo che ha diffuso documenti riservatissimi del governo statunitense, è richiesto a Washington per un semplice processo di hackeraggio la cui condanna massima è di 5 anni. E’ più plausibile che gli Stati Uniti col passar del tempo portino avanti altri capi d’accusa, come la possibile collaborazione con l’intelligence russa per la diffusione delle mail del partito dei democratici. Questo atteggiamento cauto sembrerebbe essere una strategia per ottenere l’estradizione. Ma comunque la posizione di Assange resta indecifrabile. Perché Trump dovrebbe chiedere l’estradizione di un attivista che, se gli altri ipotetici capi d’accusa diventassero concreti, avrebbe favorito indirettamente la sua elezione. Del resto i Russi questo si auguravano e probabilmente hanno cercato di fare in modo che accadesse: la vittoria di Trump.

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E’ giusto anche chiedersi, però, se Julian Assange non sia stato inserito in questo meccanismo più grande di lui e da cui lui è estraneo. Assange ha sempre negato di aver avuto rapporti con l’intelligence russa. Magari dice la verità. Magari mente. Chi può saperlo. Sta di fatto che Wikileaks è un organo d’informazione che ha diffuso una quantità di informazione autentiche e riservate come non era mai stato fatto prima ed ha creato nuovi orizzonti nel campo dell’informazione. Nuovi orizzonti che conducono anche a scenari meno positivi provocati da una certa forma definibile come “illibertà di stampa”. Pubblicare senza mediazione documenti così sensibili ha messo ha rischio la vita di molte persone, Assange lo sapeva e lo ha ignorato. Il suo interesse era diffondere la verità. Attaccare un sistema. E non si può non condividere, più o meno parziamelmente, la sua prospettiva.

 

Considerazioni: eroe dell’informazione libera o pericoloso destabilizzatore?

Ecco siamo arrivati al punto. L’attività di Assange sembra volta a scardinare un sistema di potere che con il controllo del denaro, dell’informazione e della politica riesce a mantenere la propria stabilità attraverso un’apparentemente armonia. Assange e Wikileaks sono stati come un fulmine a ciel sereno. Ora, parlo in prima persona, non mi sento di colpevolizzare un uomo che si è battuto per la consapevolezza, che ha mandato in crisi istituti di credito tirannici o che ha denunciato gli orrori dell’esercito statunitense. Ma cosa significherebbe tutto questo se Assange non avesse compiuto le sue azioni per amore della verità, ma per costruire un’altra verità? Nel senso che avrebbe diffuso solo informazioni rivolte contro gli Stati Uniti e una determinata cerchia di potere perché il suo scopo non era puramente informare, ma destabilizzare un sistema? Ma la verità è preziosa e, in ogni caso, credo vada ringraziato.

Dunque, la mia posizione è diversa da quella di Nesrine Malike su The Guardian: la giornalista denigra Assange e pretende che venga ricordato anche per lo stupro delle due donne in Svezia. Ecco, ritengo, quella dello stupro una messa in scena. Ma la mia posizione è diversa anche da quella dei giornalisti che difendono ad oltranza Assange, ignorando cosa, l’attivista australiano potrebbe rappresentare. Ed è diversa anche dai giornali russi che lo descrivono come un martire. La mia posizione è di forte dubbio. Oscilla tra il considerare Assange come un uomo molto coraggioso, un eroe, che ha sfidato i poteri forti  oppure come il paladino di una verità volutamente destabilizzante, pericolosa.

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Potrebbe aver combattuto in maniera onesta contro un potere più grande di lui, che ha minacciato di schiacciarlo. In “Risk” documentario del premio Oscar Laura Poitras, Julian Assange al colloquio con un rappresentante del Dipartimento di Stato pronuncia queste parole: “Sappiamo che l’archivio del database del dipartimento sarà diffuso online e noi lo consideriamo un problema vostro più che nostro, ma vogliamo che il Dipartimento di Stato acceleri le procedure di allerta che aveva avviato all’inizio di quest’anno nei confronti delle fonti del Dipartimento citate nei documenti”. Alla risposta disincantata del rappresentante, “perché dovrebbe convenirci”, Assange replica “Devo dire che, dal nostro punto di vista, sono successe molte cose derivanti dalla pressione dispotica degli Stati Uniti. Questo è un esempio del fatto che quando si mette alle strette qualcuno, quello smette di comportarsi e metodico a cause delle minacce che subisce”.

 

 

 

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