Europee 2019, chi rappresenterà gli ambientalisti a Bruxelles

Europee 2019, chi rappresenterà gli ambientalisti a Bruxelles

Dal 23 al 26 maggio 400 milioni di elettori europei saranno chiamati ad eleggere il nuovo parlamento in un periodo tutt’altro che quieto per Bruxelles. 

A scuotere gli animi, c’è l’ascesa delle ultradestre e degli euroscettici, forti  di retoriche populiste che, a quanto pare, attecchiscono con successo nei paesi dell’Unione. A questa si aggiunge una generale frenata dell’economia che soffia sul fuoco dell’insicurezza e del sovranismo. 

In Italia si voterà il 26 maggio. Al nostro paese spettano 73 poltrone dell’emiciclo che al momento rimarranno 751, nonostante il numero si possa ridurre a 705 nel caso di Brexit. 

Incrociando i dati dei più recenti sondaggi, lo scenario è piuttosto chiaro: quella della Lega è la lista favorita dagli italiani. Il partito di Matteo Salvini, capolista per tutte le circoscizioni, ha aderito al gruppo delle forze sovraniste di Europa delle Nazioni e Libertà a cui appartiene Marine Le Pen. 

Al secondo posto c’è il M5s che supera di poco il PD di Zingaretti. I pentastellati si sono aggregati agli euroscettici di Mr Brexit, Nigel Farage, nel gruppo Europa delle libertà e della democrazia diretta che, come vale per l’ultradestra, è favorito dai sondaggi a discapito dei sofferenti partiti europeisti. 

Questi ultimi sono rappresentati dal Partito Popolare e da quello dei Socialisti e Democratici che, nonostante stiano perdendo consenso, dovrebbero riuscire a mantenere la maggioranza cercando l’aiuto di forze minori. 

Tra queste forze minori, rientrano i Verdi Europei, che al momento, come  gruppo Verdi/ALE, possiedono 51 deputati in parlamento. 

Ai tempi di Greta Thunberg, i partiti ecologisti possono trovare nuovo slancio per portare i cambiamenti climatici in cima all’agenda politica, agendo non solo da catalizzatore dell’onda verde che sta riempiendo le piazze, ma anche da ago della bilancia a fronte di una maggioranza che si prospetta traballante. 

«L’ambientalismo è l’ultimo bastione contro l’estrema destra». Ad affermarlo è Ska Keller, la figura di spicco della compagine ecologista, tedesca, studiosa di cultura turca ed ebraica, a Bruxelles dal 2009, candidata capolista alla presidenza della commissione. 

«Vediamo un supporto crescente in molti Stati membri. Anche in Italia». Ska Keller guarda con ottimismo al voto di maggio. 

Nel nostro paese, la sensibilità ai cambiamenti climatici cresce non solo in piazza, tra gli studenti del friday for future, ma anche tra scrittori, attori, urbanisti, studiosi, che al grido di “Non c’è un Pianeta B”, hanno chiesto che alle europee si faccia crescere un’ Onda Verde e Civica.

A raccogliere i voti di questa fetta della società civile, ci penserà la lista Europa Verde, nata dall’unione dei Verdi e da Possibile di Pippo Civati.

Questo gruppo politico è unito nel rifiuto dei finanziamenti pubblici ai combustibili fossili, agli allevamenti intesivi, alle colture OGM. Chiede più mobilità sostenibile, più energie rinnovabili e supporto nell’avviare la transizione verso un’economia circolare. 

Tuttavia, nonostante le nobili proposte, la crescente sensibilità ambientalista non trova corrispondenza nei sondaggi che ad oggi danno Europa Verde all’1%, ben lontana dalla soglia di sbarramento del 4%. 

La strada sarà certo verde, ma si prospetta lunga e più faticosa del previsto, bisognosa di meno proclami e più fatti concreti. Tra le azioni più concrete che si potranno compiere a maggio, ci sarà quella di recarsi alle urne, per spostare la lotta al cambiamento climatico dalla piazza al palazzo. Anche i piccoli partiti possono fare la differenza nell’equilibrio di potere europeo, da che parte dovrà pendere la bilancia saremo noi a deciderlo.

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