Un braccio di ferro diplomatico tra Macron e l’Italia

Un braccio di ferro diplomatico tra Macron e l’Italia

Macron richiama a Parigi il suo ambasciatore in Italia

Il 7 febbraio Emannuel Macron ha richiamato in patria il suo ambasciatore italiano, Christian Masset. Dopo una settimana, il 15, il diplomatico francese è tornato in Italia. All’apparenza sembrerebbe nulla la chiamata del presidente dell’Eliseo, ma si consideri che l’ultimo richiamo risale al giugno del 1940, quando André François-Poncet tornò in Francia da Roma in seguito alla dichiarazione di guerra dell’Italia. E’chiaro che il contesto nel quale l’ambasciatore francese dell’epoca lasciò l’Italia era totalmente diverso. L’Italia aveva dichiarato guerra alla Francia. Oggi, invece, il richiamo di Macron nasce da qualche provocazione e da alcune posizione assunte del governo italiano.

Ad irritare in particolare Macron sarebbe stato l’irrigidirsi del suo rapporto con Luigi Di Maio. In una lettera aperta che scrisse a fine 2017, Di Maio diceva al presidente francese: “quando ci conoscerà meglio, presidente Macron, capirà che abbiamo, certamente, punti importanti di divergenza, ma scoprirà anche temi e posizioni del Movimento 5 Stelle condivisibili e su cui poter confrontarsi”. Questo confronto, però, ha prodotto un allontanamento delle parti. Macron, a giugno, parlava di “lebbra populista in paesi in cui pensava fosse impossibile”; Di Maio, ad ottobre, accusa Macron di aver lavorato più per le lobby che per i cittadini. E’ lo sgretolarsi di una relazione politica, già di per sé fragile e temporanea. A gennaio, Di Maio inizia a pubblicare tweets di supporto ai gilet gialli, finché a Febbraio il post è una foto. L’immagine ritrae Di Maio e Di Battista con i leader del movimento rivoluzionario francese e alcuni candidati alle elezioni europee della lista RIC di Ingrid Lavasseur.

Di Maio ha parlato di “vento del cambiamento che ha valicato le Alpi” e Di Battista ha definito l’incontro con i gilet gialli il primo tra tanti. Anche il leader del movimento popolare, Chalencon, ha commentato positivamente il dialogo con i 5 Stelle; sebbene abbia affermato che non si può parlare di alleanza, la sintonia di vedute è totale. Ha sottolineato Chalencon: “dobbiamo smetterla di focalizzarci sugli sbarchi, ma sui motivi che causano questi sbarchi”, alludendo alla polemica sul franco Cfa innestata proprio dai Cinque Stelle. La gioia dei movimenti diventa la rabbia del governo e di parte dell’opinione pubblica francese.

Macron non ha tollerato l’incontro tra Di Maio e i gilet gialli

“In un contesto di relazioni bilaterali deteriorate potremmo dire che questa è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma la visita di nascosto del vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio in Francia il 5 febbraio e il risalto che ha dato al suo incontro con i rappresentanti estremisti dei gilet gialli è molto più di una semplice goccia, è il superamento di una linea rossa politica e diplomatica. E’ la linea rossa dell’ingerenza nella politica interna di un paese”, editoriale di Le Monde l’8 febbraio.

Ora è indubbiamente più chiaro ciò che, dopo 79 anni, ha portato al richiamo in Francia dell’ambasciatore italiano. Macron non ha tollerato il dialogo e gli apprezzamenti fatti dai 5 Stelle ai gilet gialli. In particolare la posizione assunta dal vicepresidente Di Maio. Ma dopo il richiamo di Masset per “consultazioni” tutto sembra essere tornato a ricomporsi. Macron tramite Masset ha spedito una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha accettato l’invito ufficiale in Francia dal presidente Macron. Masset ha incontrato il segretario generale Elisabetta Belloni, con la quale si è riconosciuta la volontà di lavorare insieme su diversi dossier che avvicinano Francia e Italia.

Infine lo stesso Di Maio prima ha affermato di non aver nessuna intenzione di dialogare con l’anima del movimento francese che parla di lotta armata o guerra civile; poi ha incontrato di sua iniziativa l’ambasciatore Masset. Una nota dell’ambasciata descrive così il colloquio: “ha ricordato la volontà della Francia di lavorare con l’Italia su tutte le tematiche nel quadro del rispetto reciproco e della volontà di cooperare. Quest’incontro ha permesso di affrontare tutta una serie di tematiche europee e bilaterali sulle quali la Francia e l’Italia hanno grandi convergenze, come il sostegno alla crescita e il rafforzamento della politica industriale. Hanno anche affrontato il tema delle cooperazioni industriali in corso, specie in materia d’innovazione”.

La situazione si è ricomposta sotto un’altra clima

Il richiamo a Parigi di Masset è durato una settimana, dopo la quale la situazione si è ricomposta, indubbiamente, sotto un’altra atmosfera. Libération ha definito Luigi di Maio un attore comico e tragico, anzi un dilettante. Certamente i francesi non hanno gradito la visita del vicepremier italiano e ora infuriati riversano parole dispregiative sui loro quotidiani. Senz’altro Di Maio, dal canto suo, non ha avuto un’idea molto felice nell’esporsi in questo modo. Un vicepresidente del consiglio non può recarsi in un paese alleato ed incontrare i leader di una rivolta, sostenerla con le parole.

Ma, di fatto, da questo evento sembrano potersi dedurre due elementi: il primo, è che Macron ha perso così tanto potere politico da non poter rispondere all’Italia come avrebbe voluto ed ora paga le conseguenze delle sue scelte: come ricorda Le Monde la Francia a luglio del 2017 ha organizzato un vertice sulla Libia senza coinvolgere l’Italia, alla quale il dossier interessava, probabilmente, più di chiunque altro. Il secondo elemento, logica conseguenza, è che il governo italiano sta sfruttando l’indebolimento del governo francese per alzare la propria voce.

Un aspetto da sottolineare è che episodi come questo non sono mai un fatto positivo in termini delle relazioni internazionali. E’ un braccio di ferro quello tra il governo italiano, altre forze europee e i partiti tradizionali. L’Europa nella sua storia ha costruito il benessere e il futuro del suo popolo, che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale vive un periodo di pace così lungo che non conosceva dall’Impero romano. E’ un regresso che le relazioni s’incrinino e che si diffonda l’odio tra le nazioni, come lascia trapelare un infelice servizio del Tg2 fondato sul sensazionalismo dell’antica rivalità italo-francese, dalla Gioconda alla testata di Zidane.

E’ un infelice servizio, più che altro, perché affronta in maniera semplicistica una questione diplomatica internazionale complessa e trascura quanto sinergicamente la cultura francese e quella italiana abbiano prodotto nel campo delle arti e della storia delle nostre nazioni. In questo caso il punto è che Di Maio e i 5 Stelle si sono mossi in maniera abile per i loro interessi, ma molto meno gloriosa per l’immagine dell’Italia. Ma sono diventati “amici” dei gillet gialli e contemporaneamente hanno mantenuto i rapporti con la Francia.

 

 

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