Quando il patrimonio dell’Umanità rischia di finire nelle mani di uno solo: il paradossale caso di Villa Emo

Quando il patrimonio dell’Umanità rischia di finire nelle mani di uno solo: il paradossale caso di Villa Emo

Qual è il prezzo di un monumento storico, di un antico palazzo testimone di una civiltà? Moralmente il suo valore è inestimabile. L’opera, al contrario degli esseri umani, durerà nei secoli svolgendo un ruolo di congiunzione tra ciò che è stato e ciò che sarà. Tuttavia tra l’uomo e l’accesso alla propria storia può infilarsi lui, il denaro. In questo caso la cifra di cui vi parliamo ammonta a 15 milioni di euro, più o meno l’equivalente del bilancio del comune di Vedelago, in provincia di Treviso, dove sorge la cinquecentesca Villa Emo. Si tratta di una splendida dimora palladiana da oltre vent’anni Patrimonio dell’Unesco che ora rischia di essere sottratta al pubblico in seguito alla decisione dell’attuale proprietario di metterla in vendita, e pare che un acquirente esista già. Dal 2004 l’opera architettonica di Andrea Palladio appartiene al  Banco di Credito Trevigiano che fino ad oggi ne ha garantito la fruibilità da parte della comunità, ed ha provveduto ai lavori di restauro. Tutto perfetto dunque fino a pochi giorni fa quando l’incantesimo si è spezzato all’annuncio della messa in vendita della residenza. Ad acuire lo shock iniziale causato dalla notizia, ci ha pensato il presidente di Italia Nostra Romeo Scarpa con la sua proposta-provocazione di trasformare Villa Emo in un supermercato ha sollevato un polverone pagato caro con le proprie dimissioni. In questi giorni tuttavia, a preoccupare il Comune, non c’è l’idea di una villa colma di scaffali di merendine, bensì il timore che chiunque si faccia avanti per acquistarla non ne garantisca la fruibilità. L’ipotesi è paradossale e le domande che sorgono in questo caso sono parecchie. Com’è possibile che esista anche solo il remoto rischio che un bene dichiarato Patrimonio dell’Unesco diventi al contrario patrimonio di un solo facoltoso acquirente? E dove’è il Ministero dei Beni Culturali quando un pezzo della nostra storia sta per essere venduto al migliore offerente che lo potrebbe sottrarre al godimento pubblico? Abbiamo rivolto le nostre domande alla sindaca di Vedelago Cristina Andretta. 

C’è il rischio che un domani questa magnifica villa non sia più aperta al pubblico? Sì, il nostro obiettivo infatti è ottenere garanzie affinché Villa Emo rimanga fruibile alla comunità  e per ottenere questo pensiamo che l’unione faccia la forza, come Consiglio comunale abbiamo inoltrato ad altri comuni della Marca e all’Anci Veneto la richiesta di supporto in questa azione istituzionale anche perché oggi tocca a Vedelago ma domani potrebbe toccare ad un altro comune. 

Cosa si augura che accada prossimamente? Mi auguro di venire a conoscenza della progettualità del compratore e che ci arrivino delle garanzie. Non vogliamo interferire con le trattative tra privati ma solo tenere i riflettori accesi su Villa Emo che è un bene di inestimabile valore per la nostra comunità. Vogliamo che rimanga aperta agli studenti delle scuole e delle università come è accaduto fino ad ora. 

La Regione Veneto e il Ministero dove sono in questa situazione? Abbiamo interpellato entrambi. Godiamo fortunatamente del totale appoggio da parte del governatore Luca Zaia e del presidente della provincia con i quali siamo in contatto quotidianamente. Abbiamo anche scritto una lunga lettera al Ministero dei Beni Culturali affinché intervenga in nostro aiuto.

La migliore ipotesi non sarebbe l’acquisto della Villa da parte del Ministero? Sarebbe un sogno perché aiuterebbe il Credito che deve vendere e si avrebbe una garanzia di valorizzazione della villa. Oltre al Ministero non dimentichiamo che anche la Regione e il Comune hanno il diritto di prelazione sul bene, ma si parla di 15 milioni di euro che equivalgono all’incirca all’intero ammontare di un bilancio di Vedelago, è chiaro che non possiamo permetterci questa azione ma il Ministero può provarci. In sede di Consiglio sono state fatte anche altre proposte  riguardo la possibilità di formare una fondazione di comuni, di altri enti oppure una fondazione capitanata dal Ministero che cerchi un trust privato che dia il supporto, l’importante è che si converga verso lo stesso obiettivo.

Lei come ha interpretato l’uscita da parte dei vertici di Italia Nostra? Io ho colto la provocazione, nessuno può pensare una cosa del genere sul serio. In questa opacità, ora abbiamo solo bisogno di chiarimenti riguardo la progettualità di un eventuale acquirente.

Nel frattempo dopo la sparata del supermercato da parte di Italia Nostra è arrivata anche la proposta dell’assessora regionale Elena Donazzan di affittare gli spazi della Villa come sede per istituti alberghieri. L’idea ha fatto rabbrividire non poche persone tra le quali il critico d’arte Vittorio Sgarbi. Insomma, per ora il futuro di Villa Emo appare fumoso ma in tutta questa faccenda c’è un dato che va tenuto bene a mente. Investire sulla nostra storia, sulla nostra cultura è la grande opportunità che le istituzioni devono cogliere al volo. Il mondo ha fame di venire da noi per godere delle ricchezze presenti in modo capillare lungo la Penisola, anche al di fuori della triade Roma-Firenze-Venezia. I dati dell’Istat lo dicono chiaramente. I musei e le altre strutture espositive a carattere museale hanno registrato il massimo storico di 119 milioni di ingressi nel 2017, +7,7% rispetto al 2015. E non dimentichiamo che questa ricchezza è diffusa su tutto il territorio nazionale: 1,6 musei o istituti similari ogni 100 km2 e circa uno ogni 12 mila abitanti! Con la cultura non solo si mangia, ma si mangia pure bene. C’è da augurarsi a questo punto che luoghi come Villa Emo non vengano mai privati dell’opportunità di essere valorizzati e soprattutto ammirati arricchendo felicemente il cuore (e le tasche) di tutti.

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