Povertà sanitaria: sempre più poveri rinunciano alle spese mediche ma decolla la sanità privata

Povertà sanitaria: sempre più poveri rinunciano alle spese mediche ma decolla la sanità privata
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Continua a crescere la povertà sanitaria in Italia: 539.000 sono le persone che, nel 2018, hanno dovuto rinunciare alle cure mediche e ai farmaci. 13 milioni di persone, invece, hanno limitato le loro spese per visite e accertamenti.

I risultati: crollo della spesa per i farmaci, aumento delle richieste agli enti assistenziali da parte dei più poveri e ricorso alla sanità privata per le famiglie che possono permettersela.

La povertà sanitaria è lo specchietto tornasole di una società sempre più frammentata per diseguaglianze economiche e sempre più lontana dalle pari opportunità di cui dovrebbero godere i suoi cittadini.

Quello alla salute è un diritto imprescindibile della persona. La difficoltà – e in alcuni casi l’impossibilità – di accedere alle cure e alle visite mediche pesa su un ambito essenziale: dove manca la possibilità di curarsi, manca spesso anche la capacità di lavorare o l’opportunità lavorativa stessa.

Povertà sanitaria: crolla la spesa per farmaci e visite mediche

Le famiglie non povere spendono, in media, il 4,49% (circa 703 euro), della spesa totale, mentre le famiglie povere sono ferme al 2,54%, dunque circa 117 euro l’anno.

L’analisi di Uecoop sulla povertà sanitaria (Unione europea delle cooperative) dimostra che a dicembre 2018 si è registrato un calo notevole, pari al 3,3%, nelle spese per prodotti farmaceutici rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «Si tratta di un segnale preoccupante a livello economico e sociale che colpisce in particolare le zone del centro-sud Italia con le isole che hanno il 43,5% delle famiglie in difficoltà sulle spese mediche contro il 9,9% del nord est e il 19% del nord ovest. Una problematica che riguarda più di 1 pensionato su 5 (27,7%) in un contesto italiano dove ci sono oltre 4 milioni di pensionati che prendono meno di 750 euro al mese e un terzo di loro non arriva neppure a 500 euro al mese», spiega Uecoop.

Il ruolo degli enti assistenziali

In questo quadro sempre più persone sono costrette a ricorrere agli enti assistenziali per potersi curare, perché autonomamente non riescono ad accedere alle spese mediche. Nel 2017, 1.722 enti assistenziali hanno raggiunto il 9,7% della richiesta totale di medicinali, contro l’8,3% del 2016 e l’1,3% del 2015.

Percentuali che sono cresciute in maniera esponenziale nell’anno passato, come dimostra il Rapporto 2018 Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci, che ha evidenziato, facendo riferimento al quinquennio 2013-2018, l’aumento del 22% della richiesta di farmaci presso enti assistenziali (993.000 nel 2018).

Che la povertà assoluta incida soprattutto sui nuclei familiari si evince anche dall’aumento del numero di giovani che ricorrono ad enti assistenziali per poter usufruire delle cure mediche: i minorenni hanno occupato – solo nel 2017 – il 21,6% delle utenze.

Sempre Uecoop aggiunge: «La sfida del futuro è quella di potenziare l’assistenza a fronte di una spesa sanitaria delle famiglie che è già salita dell’8% arrivando a 123 euro al mese, mentre ci sono 5,7 milioni di italiani che negli ultimi tre anni si sono indebitati per affrontare i costi per cure mediche, una situazione che colpisce in particolare i single con figli che nel 17,1% dei casi hanno chiesto un prestito in banca per cure mediche. A fronte di questa situazione le politiche di welfare diventeranno sempre più una componente fondamentale dell’allocazione dei fondi e delle risorse nazionali e regionali nei prossimi anni».

Esistono realtà assistenziali, come la Fondazione Banco Farmaceutico, che raccogliendo e donando farmaci riescono ad allargare la forbice di utenti che possono curarsi, ma in un momento storico in cui lo Stato sembra farsi welfare, tramite l’imminente erogazione del reddito di cittadinanza, è paradossale che il ruolo assistenziale venga relegato a enti assistenziali isolati anziché essere affidato alla sanità pubblica.

La sanità pubblica procede a rilento

Ad aggravare le condizioni di molte famiglie economicamente indigenti, anche un Servizio Sanitario Nazionale che procede a rilento, appesantito dalla mancanza di risorse economiche, dalla scarsità di personale medico-sanitario – che risente di un faticoso ricambio generazionale – e purtroppo, in alcuni casi, anche dalla negligenza interna alle strutture sanitarie pubbliche.

Il 30 dicembre scorso la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge sul Bilancio per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021, nel quale vengono stanziati per il Servizio Sanitario Nazionale 114,439 miliardi per il 2019, a cui si aggiungono 2 miliardi per il 2020 e 1,5 miliardi per il 2021.

Eppure per quanto in Italia si parli di sanità pubblica gratuita, il Servizio Sanitario Nazionale si fa carico soltanto in parte delle spese mediche dei pazienti, l’altra è totalmente a carico dell’utente. La sanità pubblica copre infatti soltanto un parte della spesa farmaceutica: all’ospedale c’è sempre un ticket da pagare e non soltanto su analisi e visite mediche ambulatoriali, ma anche su alcune medicine. Alcuni farmaci sono completamente a carico di chi li compra. Non esiste dunque una copertura gratuita assoluta nella sanità pubblica italiana.

Inoltre il Rapporto 2018 Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci fa luce su un’altra importante piaga che pesa sul nostro sistema sanitario nazionale: 12 milioni di italiani hanno ammesso di aver saltato le lunghe liste d’attesa nel pubblico grazie a conoscenze e raccomandazioni.

Nel pubblico le infinite liste di attesa che, in alcuni casi, superano i 12 mesi, possono essere tranquillamente scongiurate, richiedendo favoritismi al personale medico-sanitario. Non a caso, sempre lo stesso Rapporto stima che il 54,7% degli italiani è convinto che le opportunità di diagnosi e cura non siano uguali per tutti.

La sanità privata decolla a discapito di quella pubblica

Pur aumentando esponenzialmente la povertà sanitaria, continua a crescere il ricorso alla sanità privata. È il tracollo stesso della sanità pubblica a legittimare questa ascesa.

Se nel pubblico viene curato prima e meglio chi ha conoscenze all’interno delle strutture ospedaliere, nel privato viene curato prima e meglio chi ha intenzione e possibilità di pagare velocemente.

In controtendenza rispetto alle rinunce delle famiglie povere, quelle che possono permettersi farmaci e visite mediche usufruiscono della sanità privata, preferendola per la tempestività delle visite e la prontezza nelle diagnosi.

La spesa sanitaria privata degli italiani a fine 2018 ha raggiunto i 40 miliardi di euro, mentre nel 2017 si fermava a 37,3 miliardi.

Stando al Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute, solo nel 2018, 44 milioni di italiani si sono affidati alle cure e alle visite mediche private. Fra questi però 7 milioni si sono indebitati per far fronte alle spese sanitarie e addirittura 2,8 milioni di persone hanno dovuto vendere casa.

Si provvede privatamente alle cure mediche soprattutto per quanto riguarda i farmaci, le visite specialistiche, le cure dentali, le analisi di laboratorio, gli occhiali e le protesi.

A risentire maggiormente delle spese mediche sono le famiglie operaie che, sempre secondo il Rapporto Censis, nel periodo 2014-2016 vedevano fermarsi i loro consumi mentre aumentavano del 6,4% le spese sanitarie private.

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