In Sardegna c’è un mare di latte per strada

In Sardegna c’è un mare di latte per strada

La Sardegna è stata ricoperta in questi giorni da un manto bianco, purtroppo però non si tratta di neve: moltissimi pastori stanno riversando tutto il loro latte sul terreno in segno di protesta contro il calo del prezzo, circa 60 centesimi a litro. Due fronti quelli della protesta del latte: da una parte il versamento forzato delle autobotti, dall’altro quello volontario degli stessi produttori. Inizialmente sembrava un fatto isolato, ma la protesta si è subito diffusa in tutta l’isola, peraltro foraggiata dalle condivisioni sui social network dei filmati. I video sono sempre gli stessi: decine di pastori che gettano a terra il prodotto di tanto duro lavoro, segnale di un’esasperazione arrivata al culmine.

Anche io aderisco alla protesta dei #PASTORISARDI.Faccio un appello anche a tutti quei fenomeni da tastiera che criticano la scelta di buttare il latte o darlo da bere gli animali, se per un attimo capirete che non siamo più padroni del nostro lavoro e del nostro sacrificio la penserete esattamente come noi !

Pubblicato da ANDREA ROSAS su Giovedì 7 febbraio 2019

Secondo i pastori 60 centesimi per litro non bastano nemmeno a coprire i costi di produzione, mandando in default l’intero sistema caseario, nonostante il prezzo del pecorino romano, che regola l’andamento del mercato, rimanga stabile.

La tensione comunque continuerà a salire nei prossimi giorni, pronta ad impegnare l’agenda di Gian Marco Centinaio, Ministro delle politiche agricole alimentari. Antonio Succu, sindaco di Macomer, in provincia di Nuoro, ha infatti affermato: «Ho la netta sensazione che in Sardegna stia partendo una rivoluzione. Ho visto molta rabbia del mondo delle campagne, difficile da descrivere e inusuale da vedere nella nostra Isola. Devo dire di aver provato molto dolore – ammette – sono cresciuto in una famiglia di pastori e so che il latte è il petrolio della Sardegna: il gesto di gettarlo in strada lo interpreto come un grido di dolore di una categoria». Anche in questo caso torna il tema Europa, ormai presente in ogni dibattito nazionale, come spiega ancora il sindaco sardo, per il quale l’attuale prezzo del latte è «scabroso e non paga i costi di produzione. Certamente si tratta di un problema complesso che credo possa essere risolto solamente con interventi a livelli più elevati. Bisogna cioè avere più forza in Europa per difendere il nostro petrolio».

Nei prossimi giorni anche il ministro Centinaio si recherà in Sardegna per cercare di trovare una quadra ad un problema che si fa di giorno in giorno sempre più complesso e diffuso per tutta l’isola. «La settimana prossima sarò in Sardegna a parlare con gli agricoltori. Come Governo stiamo ripensando a tutta la questione dei Consorzi per quanto riguarda il latte di pecora. Abbiamo messo sul tavolo del Consorzio la proposta di cercare di esportare il più possibile questa tipologia di latte molto apprezzata in Asia, tanto che in Cina esiste un progetto con il latte in polvere che viene dalle pecore. Stiamo cercando di dare agli agricoltori alternative che non siano solo quelle tradizionali».

Nel frattempo però i pastori chiedono di ricevere risposte concrete nel più breve tempo possibile. Dalla loro parte anche la Coldiretti, che presagisce una mobilitazione ancora maggiore se non si dovesse arrivare ad una soluzione: «Il prezzo del latte pagato a 60 centesimi ai pastori è insostenibile e in questo modo si costringono le aziende a chiudere perché a questi prezzi non riescono a coprire minimamente i costi di produzione e vista la crisi non sono in grado neppure di sostenere le pecore. La crisi è di tutti e non solo dei pastori e per questo bisogna affrontarla tutti insieme e non scaricarla sull’anello più debole. Se non si arriverà ad aumentare il prezzo di acconto del latte la sola strada è quella della mobilitazione che, come già annunciato, sarà dura».

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