Legalizzazione della cannabis: proibire non serve, è necessario guidare

Legalizzazione della cannabis: proibire non serve, è necessario guidare
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Il 9 gennaio è arrivato al Senato il disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. Presentato dal senatore del Movimento 5 stelle, Matteo Mantero, il ddl ha subito fatto emergere le divergenze interne alla maggioranza di governo.

Se il ministro dell’Interno Salvini, in compagnia del ministro della Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, rifiuta qualsiasi discussione in merito alla legalizzazione della cannabis, perché non prevista dal contratto gialloverde, il senatore Mantero auspica la discussione parlamentare. «Esiste il contratto ma anche la Costituzione, che dà al Parlamento la centralità del potere legislativo. Il governo dovrebbe farsi da parte senza mettere in forse l’equilibrio della maggioranza e lasciare che il Parlamento faccia il suo percorso con maggioranze anche trasversali».

Salvini ha sminuito anche l’utilità della legalizzazione come contrasto ai guadagni illeciti della criminalità: «se dobbiamo sconfiggere davvero la criminalità togliamo dalle strade le prostitute a cielo aperto, come fanno in altri paesi. Pensiamo a questo piuttosto che a legalizzare le canne».

E Fontana aggiunge: «Le proposte sulla legalizzazione dell’uso della cannabis non sono concordate. Si tratta infatti di un tema che non è nel contratto del governo e che non è nell’agenda della Lega. Ci sorprende quindi che vengano presentati disegni di legge che sembrano più provocazioni che altro».

Il ddl invece gode già del benestare del fondatore del Movimento Beppe Grillo e dei Radicali. «Siamo certi che molti sostenitori, ed eletti, della Lega sono privatamente a favore, in politica occorre assumersi delle responsabilità, niente di meglio che discuterne liberamente e apertamente nelle sedi opportune. Noi abbiamo raccolto oltre 68mila firme per chiedere una regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis e per depenalizzare l’uso e la detenzione di tutte le altre sostanze. Tutte misure che, tra le altre cose, aiuterebbero il lavoro di chi vuole garantire sicurezza anche attraverso la lotta alla criminalità organizzata. Il Parlamento ne discuta e vedremo quel che succede» ha dichiarato Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni e ex parlamentare Radicale.

Che cosa prevede il ddl sulla legalizzazione della cannabis

Il disegno di legge propone la legalizzazione della cannabis, consentendone l’autoproduzione per uso ricreativo. Prevede la possibilità di coltivare in casa fino a 3 piantine di marijuna e di depenalizzare la coltivazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati, così da risparmiare «quasi 800milioni di euro in seguito alle minori spese tra magistratura, carceri e quelle relative all’ordine pubblico e alla sicurezza. Risorse economiche e finanziarie che potrebbero essere spostate al contrasto alle droghe pesanti, come cocaina, eroina e droghe sintetiche, queste sì realmente pericolose», spiega Mantero. Sottolinea inoltre che «oltre il 70 per cento degli italiani sarebbe concorde» con la legalizzazione.

Produzione e commercializzazione della cannabis light

La legge italiana 242 approvata nel dicembre del 2016 consente la produzione e la commercializzazione della cannabis legale light o canapa legale con un contenuto di THC (il principio attivo) che non superi lo 0,2%. Grazie a questa legge, nel caso in cui la percentuale di THC sia superiore allo 0,2% ma inferiore al limite dello 0,6% l’agricoltore della cannabis depotenziata viene sollevato da ogni tipo di responsabilità.

La cannabis legale light, venduta tranquillamente nei negozi, dal tabaccaio o su internet ai maggiori di 18 anni, non è da confondersi con la cannabis terapeutica, prodotta esclusivamente dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, contenente THC in una percentuale che va dal 5% all’8% e distribuita solamente per essere venduta nelle farmacie che la utilizzano per diverse preparazioni.

In Italia stanno aumentando i negozi di cannabis light ed ovviamente con essi i posti di lavoro e la tutela per gli acquirenti, che evitando di entrare in contatto con contesti pericolosi e illegali non corrono il rischio di avvicinarsi anche alle droghe pesanti.

Luoghi sicuri: accompagnare per contenere il male

Anche la comunità di San Patrignano si è opposta: «se fa male perché legalizzarla? È una contraddizione. No a qualsiasi shop di droga, a qualsiasi utilizzo, a qualsiasi modalità di assunzione» afferma Antonio Tinelli, responsabile comunicazione e prevenzione della comunità.

È un ragionamento ingenuo, che non tiene conto della condotta delle persone. La legalizzazione passa attraverso la presa di coscienza, la consapevolezza “degli uomini quali sono e non quali dovrebbero essere”.

Negare la possibilità di entrare in contatto con la cannabis nel modo meno nocivo possibile non fa che peggiorare le condizioni di chi continua a farne uso comprandola al mercato nero, quindi proprio perché fa male bisogna legalizzarla: studi dimostrano l’inferiore dannosità della cannabis autoprodotta.

Proibire non serve, è necessario guidare. Ma questo riguarda non tanto gli utilizzatori, più o meno occasionali, di cannabis, quanto piuttosto i soggetti che soffrono di vere e proprie tossicodipendenze da droghe pesanti.

È più che mai urgente divulgare una cultura intorno alla droga che contribuisca a considerare i tossicodipendenti come individui malati ai quali spetta il diritto a ricevere le cure e l’accompagnamento necessario per la guarigione, e non più soggetti colpevoli e pericolosi da emarginare e confinare.

Come succede ormai da diversi anni in Svizzera, dove ogni anno i laboratori della DiaMo Narcotis di Thun, nel Canton Berna, producono dai 200 ai 300 chili di diamorfina – la formula farmaceutica dell’eroina – da somministrare a circa 1.381 persone in 21 centri distribuiti su tutto il territorio.

Quali sono i vantaggi? I tossicodipendenti non sono più costretti a delinquere per procurarsi le loro dosi quindi, anziché soffrire periodi di detenzione da criminali, vengono trattati come pazienti e sottoposti a cure mediche e assistenza psicologica. Per un costo totale giornaliero di 41 euro per lo Stato, a fronte dei circa 130 euro che lo Stato italiano spende ogni giorno per ogni singolo detenuto. Inoltre sono diminuiti i decessi legati alla droga o all’Aids insieme alla criminalità per spaccio.

Questa cultura della ‘normalizzazione’ e della medicalizzazione ha contribuito a sensibilizzare notevolmente i ragazzi più giovani, rendendo «impopolare il consumo di sostanze stupefacenti», si legge nella relazione dell’Ufficio federale della sanità pubblica.

“Libera cannabis in libero Stato”: vantaggi e limiti

Così ha definito il senatore Mantero il ddl. E in effetti uno Stato liberale che consente e lucra sulle vendite di tabacco e alcool non dovrebbe vietare nemmeno la legalizzazione della cannabis che, come dimostrato dai dati, produce danni di gran lunga inferiori.

Approvare un disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis equivarrebbe a ridurre l’intrusività dello Stato nella vita dei suoi cittadini, limitando la sua discrezionalità legislativa in favore della capacità decisionale e privata della singola persona.

Sempre il senatore Mantero spiega che i paesi che hanno optato per la legalizzazione (Spagna, Olanda, alcuni paesi degli Stati Uniti) stanno registrando un calo nel numero di utilizzatori di cannabis. «A crescere sono stati solo il reddito legale e il gettito fiscale del mercato legalizzato».

Questo dato non stupisce se si riflette su un aspetto antropologico: c’è da considerare l’intenzione alla trasgressione presente nell’atto di consumare sostanze, seppur leggere, ossia il desiderio di infrangere un divieto. E proprio questo divieto può incentivare o la volontà di procurarsi nuove sostanze fuori dal commercio legalizzato, o quella di abbandonare/diminuire il consumo.

È inoltre vero che per quanto la legalizzazione della cannabis ridurrebbe gli introiti della criminalità organizzata, privandola di un’importante fetta di mercato nero, verrebbe nel giro di poco tempo sostituita con nuovi mercati, competitivi in prezzo e sostanze.

I veri vantaggi di un ddl sulla legalizzazione non stanno nel contrasto alla criminalità, che verrebbe di poco intaccata, ma nell’allargare la libertà positiva del singolo di scegliere autonomamente e in maniera legale, e nel produrre e commercializzare sostanze meno dannose.

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