Per frenare il surriscaldamento globale, la consapevolezza è la prima arma

Per frenare il surriscaldamento globale, la consapevolezza è la prima arma

La nostra società è un sistema di relazioni estremamente complesso. Le innovazioni tecnologiche, le scoperte scientifiche, i progressi culturali contribuiscono a rendere sempre più vasto e intenso il mondo che viviamo. Spesso, però, di fronte ai problemi profondi le persone preferiscono scegliere soluzioni semplici, immediate. E’ così e, spesso, lo è stato. Ad esempio, se chiedeste ad un cittadino italiano qual è la più grande preoccupazione per il futuro dei tuoi figli, dei tuoi nipoti, difficilmente ti risponderebbe il surriscaldamento globale. E’, invece, ciò di cui dovremmo maggiormente preoccuparci; eppure è abitudine molto diffusa ignorarlo.

 

Noi di 2duerighe per parlare di surriscaldamento globale ci siamo rivolti ad un parere autorevole come Antonello Pasini, fisico e climatologo del CNR e docente di Fisica del Clima all’Università di Roma Tre.

 

Salve. Parlare di clima è sempre difficile. Perché quando le persone sono spettatrici di un disastro ambientale dovuto al surriscaldamento globale, immediatamente diventano ambientalisti; poi bastano dei mesi di freddo e trascurano il problema, come pensando che gli scienziati esagerassero. Ma una cosa è il tempo meteorologico, un’altra il clima. Recentemente leggevo che in Svezia lo scorso marzo è stato un mese più freddo della norma, ma in realtà per il nostro pianeta è stato il quinto marzo più caldo della storia: di 0,84 gradi rispetto alla media del novecento. In sostanza nulla è prezioso come il parere di un esperto.

Salve. Innanzitutto noi scienziati possiamo accedere ai dati e possiamo valutare le cose in maniera oggettiva, non soggettiva come un comune cittadino. E’ chiaro poi che si parla  di aumenti medi molti piccoli; il mondo si è riscaldato nel novecento di 1 grado e in questo stesso periodo l’Italia si è riscaldata di 2 gradi. Quindi sono cose che potrebbero sembrare poco percepibili alle persone che vivono la meteorologia di tutti i giorni. Ora è vero che fino a uno, due decenni fa, era comune pensare che il surriscaldamento climatico sarebbe stato un problema per i propri nipoti; ma quello che sta succedendo in alcune zone del pianeta, specie nel Mediterraneo, in Italia,cioè che non soltanto aumentano le temperature medie ma stanno aumentando gli eventi estremi, ad esempio le terribili ondate di calore estive o le grandi piogge molto violenti, ha messo le persone in un maggiore stato di allerta. Quindi anche in Italia stiamo iniziando ad accorgersi che i grandi periodi di siccità si intervallano poi con altri più brevi e intensi di precipitazioni. Effettivamente oggi anche la persona comune non pensa che il cambiamento climatico sia solo nei dati degli scienziati ma lo percepisce a livello sensoriale. Per parlare di Svezia, quest’estate hanno vissuto lunghissimi periodi di siccità che hanno aumentato evidentemente il numero degli incendi, cosa che non sono naturalmente abituati a gestire.

 

Sempre più persone daranno fiducia alle previsioni degli scienziati: è vero. Il cambiamento diventa percepibile anche in un luogo ameno come l’Italia. Vengo da un paese che dista una ventina di minuti da  Terracina, una splendida località di mare devastata qualche mese fa da una raffica di vento violentissima, mai vista prima. Dunque, le persone iniziano ad accorgersene. Sono già passati nella storia periodi di successo dei partiti verdi, ora si ripresenta una nuova ondata che potrebbe avere maggiori potenzialità. I verdi hanno vinto in Baviera, sono forti in Lussemburgo, in Olanda. Il partito verde sarà anche un’alternativa alle prossime elezioni europee.

Sicuramente c’è una nuova ondata verde in Europa. Il problema è che si deve iniziare a capire che l’ambiente e l’economia non sono in rotta di scontro, che è invece quello che molti partiti fanno credere; fare del bene all’ambiente non vuol dire sacrificare la crescita economica. Per risolvere il cambiamento climatico si deve adottare un altro modello di sviluppo. Per avere successo i partiti ambientalisti devono far capire che economia e ambiente camminano insieme. Non sono sacrifici quelli fatti a favore del clima, potrebbero anzi svelare delle opportunità nuove.

 

Gli elettori dovrebbero dare fiducia a questi partiti ambientalisti o, quantomeno, pretendere che i loro partiti supportino la causa ambientalista, perché fin’ora non lo hanno mai fatto. Anche sugli ultimi accordi di Parigi gli scienziati sono molto scettici e affermano che seppure venissero rispettate tutte le norme stabilite, non sarebbe sufficiente a frenare il surriscaldamento globale.

Questo perché gli impegni concreti dei singoli paesi sono, di fatto, volontari. L’accordo di Parigi è molto chiaro e recita “signori se vogliamo evitare disastri peggiori dal punto di vista climatico dobbiamo far rimanere il surriscaldamento entro 1,5/2 gradi e quindi la seconda parte del secolo deve necessariamente essere a emissione zero”. Questo è un grosso messaggio, scientifico e politico, nel senso è anche un indirizzo ai businessman invitandoli a dimenticare carbone, petrolio e gas naturali. Il problema vero è, appunto, come dicevo, che l’impegno di riduzione di emissione del singolo stato è volontario. Fino agli accordi di Copenaghen del 2009 si procedeva in questo modo, secondo un approccio top down: si quantifica la riduzione e ad ogni stato spettava ridurre una parte. In questa maniera non si ci è mai messi d’accordo, quindi si è pensato di cambiare approccio, passando ad una modalità bottom up: ogni paese “mettendosi una mano sulla coscienza” dovrebbe ridurre quanto più gli è possibile. E’ chiaro che così non è arrivata una soluzione, anche se ora si sta cercando di rendere più ambiziosi questi impegni. In questo momento siamo con un accordo di Parigi che in linea di principio è estremamente importante ma probabilmente ci condurrà ad un aumento della temperatura di 3 o più gradi.

 

E’ una situazione paradossale. L’india continua a produrre l’80% della sua energia elettrica attraverso carbone. La Cina, sebbene primeggi in quasi tutti i settori di energia rinnovabile, resta ancora il primo consumatore di carbone. Gli Stati Uniti hanno bocciato per intero l’accordo di Parigi.

Sull’India sono d’accordo. Riguardo alla Cina ritengo che il suo impegno in questo momento sia serio. Hanno fatto un’inversione a U. Probabilmente costretti dalla situazione drammatica che l’inquinamento sta già creando nel paese, in ogni caso, ad oggi producono il 50% di fotovoltaico in tutto il mondo. La transizione non è facile, certo. E necessita di un avanzamento verso la sostenibilità graduale. Le scelte di Trump sono altamente discutibili; gli investitori americani sono preoccupati perché pensano che la politica di Trump gli stia precludendo una serie di mercati che saranno centrali nel futuro.

 

E’ chiaro che così non si va da nessuna parte. Rabbrividisco a pensare che il nostro mondo possa diventare un luogo inabitabile. Ci sono scienziati che profetizzano 2 miliardi di morti, guerre di carestie. Scenari apocalittici. Lei cosa ne pensa?

Io penso che sarà molto difficile vivere nel mondo con riscaldamento globale. Nel senso che non soltanto per gli impatti che si avranno sul proprio territorio, ma in questa società globalizzata potrebbe crearsi una serie di problemi di approvvigionamento idrico o alimentare di grandi fette di popolazione. Ho appena scritto un libro “Effetto Serra. Effetto Guerra”, che mette in relazione il cambiamento climatico con problemi sociali di tutto il mondo, in primis la migrazione. Certe zone del mondo, come le isole del Pacifico che potrebbero essere sommerse dall’acqua con l’innalzamento dell’Oceano o la zona del Sahel mangiata dal deserto dalla quale arrivano 9 migranti su 10 in Europa, rischiano di essere man mano abbandonate. Quindi voglio dire che, anche quando volessi risolvere il problema del cambiamento climatico con strumenti e tecniche geo-ingegneristiche oscurando con delle polveri la luce solare, simulando un’eruzione vulcanica, probabilmente si riuscirebbe a bloccare la temperatura per un po’, ma quali potrebbero essere le conseguenze per il ciclo dell’acqua? Quando si prospettano, ahimè, questi scenari si inizia a parlare di sacrifiedzones; ma chi potrebbe mai prendersi la responsabilità di dire “no quella zona dell’Africa va sacrificata, le persone non potranno più viverci, spostiamo tutti”? Sono cose pazzesche.

 

E’ veramente assurdo. Si consideri che a questi fattori determinanti per il surriscaldamento globale se ne possa aggiungere un altro, ancor più sconvolgente: il numero degli abitanti della terra continua ad aumentare.

Il problema demografico è estremamente complesso. E’ vero che dovremmo limitare l’aumento demografico in tutto il mondo, ma è anche vero che è provato che quando le persone vivono bene fanno meno figli. E’ unpo’ un gatto che si morde la coda. Da dove cominciamo? Imporre ai paesi africani di fare meno figli o dal farli stare un po’ meglio così fanno meno figli naturalmente?

 

La Cina ha in programma un “piano Marshall” per l’Africa.

Sarebbe fondamentale non ripetere gli errori dei paesi occidentale. Il loro sviluppo dovrebbe seguire una strada diversa dal nostro. Il progresso dell’Occidente è nato con l’energia centralizzata, lì si potrebbe saltare la fase dei combustibili fossili e accedere all’energia in maniera decentralizzata. Il fatto che sia la Cina ad aiutare lo sviluppo africano potrebbe rappresentare un problema. Sarebbe un nuovo colonialismo, quindi bisogna stare attenti.

 

Definito lo scenario attuale, è palese l’urgenza di impegnarsi per limitare il surriscaldamento globale ed è altrettanto evidente che per farlo è necessaria la cooperazione di tutti i paesi nel mondo. Ma quanto un singolo stato può fare per combattere il cambiamento climatico?

E’ ovvio che il problema dell’innalzamento climatico globale si risolve a livello globale. Ma ogni singolo stato può fare qualcosa. E dico di più: ogni singolo gruppo di persone può fare qualcosa. Non ci sono alibi in questo. Noi dobbiamo capire che quello che fa bene a noi, fa bene all’ambiente e anche al clima. Per esempio, ed è solo uno dei tanti, il problema dell’alimentazione. Noi in Italia siamo abbastanza fortunati perché abbiamo la dieta mediterranea, ma pensiamo agli americani la cui dieta è composta prevalentemente da carne e grassi animali. Mangiare carne e grassi animali per l’ambiente è una cosa molto deleteria. Un chilo di carne e un chilo di pasta consumano uno spazio molto diverso di terreno, ci vuole tanto di più per produrre carne che pasta. In più la produzione di carne richiede moltissima acqua ed emette quantità maggiori di CO2. Quello dell’alimentazione è solo un esempio. Se analizziamo altri settori è sempre così, ciò che fa bene a noi fa bene all’ambiente e viceversa. Per tutto questo, però, c’è bisogno di una cultura scientifica del problema e un grosso piano di formazione e informazione delle persone, a tutti i livelli, dall’uomo comune al decisore politico. Poi, finché i grandi della terra non si mettono d’accordo, far partire qualche circuito virtuoso dal basso – sia per la produzione di energia sia per i prodotti alimentari – sarebbe estremamente importante, un fenomenale esempio sensibilizzatore. Non dobbiamo darci la giustificazione che queste sono cose di cui discutere soltanto a livello mondiale.

 

La consapevolezza del problema è già un freno al surriscaldamento.

Esatto. E’ importantissimo che il singolo cittadino abbia la percezione di queste problematiche. C’è poca cultura a riguardo. Il clima è un sistema incredibilmente complesso. Ma tutto gli ambiti del nostro mondo lo sono. L’economia è complessa, Internet è un ambiente complesso, gli scambi commerciali sono delle reti complesse. E’ così il mondo globalizzato. Purtroppo, invece, le persone hanno la tendenza a supportare soluzione semplicistiche. Oggi, in modo particolare quest’inclinazione è accentuata con il populismo. Una cosa è bianca o è nera. Ma non è così. Per limitare il surriscaldamento climatico sarà necessario che tutti abbiano coscienza della complessità del problema e della complessità delle soluzioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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