Legittima difesa: sdoganare la morte per una qualsiasi certezza della pena

Legittima difesa: sdoganare la morte per una qualsiasi certezza della pena
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“Il disegno di legge a inizio gennaio deve arrivare in aula”. Il disegno di legge in questione è quello sulla legittima difesa e a fare questa promessa è il capo del Viminale Matteo Salvini.

È indicativo che nel bel mezzo del periodo storico delle incertezze si insista sulla modifica della legge sulla legittima difesa, che di per sé (s)tenta di garantire una soglia di certezza spicciola e sbrigativa. Ma a che prezzo?

Panorama ha raccolto gli ultimi casi di processi per legittima difesa evidenziando come le vittime di furti e rapine che hanno reagito a colpi di pistola non siano mai incappate in condanne penali, né pecuniarie: i casi sono stati risolti con assoluzioni, archiviazioni o prescrizioni. Quindi qual è l’indispensabilità di questo disegno di legge?

Sono essenzialmente quattro le obiezioni che possono essere mosse a questo disegno di legge sulla legittima difesa, perché tre sono gli ambiti pregiudicati: giuridico, socio-economico e etico-sociale.

Patrizio Gonnella, Presidente di Antongone Onlus, spiega in due minuti la pericolosità di un disegno di legge sulla legittima difesa che legittima l’omicidio.

Cosa prevede l’attuale legge sulla legittima difesa

La legge è regolata dall’articolo 52 del codice penale, che al primo comma stabilisce: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». La legge n. 59 del 2006, per volontà della Lega, ha modificato l’art. 52 “in materia di diritto all’autotutela in un privato domicilio”, specificando che la legittima difesa è consentita anche per «difendere: a) la propria o altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale».

Cosa prevede il nuovo disegno di legge

Viene introdotta la “presunzione di legittima difesa per chi, in casa o nella propria azienda, agisca per difendersi dagli sconosciuti che cercano di entrare, con violenza, minaccia di usare armi o con altri mezzi di coazione fisica”. E a differenza della legge attualmente in vigore, nei casi di violazione di domicilio o intrusione sul luogo di lavoro il disegno di legge prevede che colui che si difende agisca “sempre” per legittima difesa.

Inoltre viene modificato l’articolo 55 in materia di eccesso colposo, affermando che non può essere punito “chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità”, riponendo particolare attenzione allo stato di “grave turbamento” derivante dalla “situazione di pericolo in atto”.

Nel nuovo testo decade anche la necessità di minaccia esplicita con un’arma: il proprietario di una casa o di un’attività che subisce un’intrusione sarebbe autorizzato a sparare anche ad un uomo disarmato. Vengono inasprite anche le condanne per furto: il minimo sale a quattro anni e il massimo a sette. Più severe anche le pene per il reato di rapina, da cinque anni fino a un massimo di dieci.

La prima obiezione: il principio retributivo

Il codice penale italiano è retto su un primo principio fondamentale: quello retributivo. In altre parole, tra reato e condanna deve sussistere una proporzionalità legata inevitabilmente alla gravità del reato commesso.

Che fine fa il principio retributivo quando ad un furto si risponde a colpi di pistola? Perché infliggere la morte ad un uomo che il tribunale condannerebbe ad un massimo di quattro anni o, con il nuovo disegno di legge, ad un massimo di sette? Certamente le due misure non si equivalgono, e allora con quale criterio vengono legittimate l’una e l’altra indistintamente?

La seconda obiezione: legittimazione della giustizia privata

Come può uno Stato di diritto legittimare e difendere il ricorso alle armi come mezzo di giustizia privata, consentendo al singolo cittadino di farsi giudice della vita altrui? Il disegno di legge sulla legittima difesa tradisce una sfiducia profonda, dando per scontata l’inadempienza dei tribunali italiani e delle forze dell’ordine.

L’ultima tragica vicenda si è svolta in provincia di Arezzo ed è quella di Fredy Pacini, che ha ucciso un ladro moldavo di ventinove anni, Vitalie Tonjoc, per difendere la propria attività. Pacini era costretto a dormire dentro la sua officina perché negli ultimi quattro anni era stato vittima di diversi tentativi di furto. Verrebbe dunque da chiedersi dove erano le istituzioni nel corso di questi quattro anni, prima che l’uomo arrivasse a sparare per difendere i propri beni.

In un articolo su Repubblica Saviano scrive: «chiunque spari, sappia che ci sarà sempre un processo – non fidatevi degli imbonitori al governo – nell’ambito del quale sarà, come tutti, considerato innocente fino a prova contraria. La vita di Fredy Pacini è peggiorata perché ha ucciso, perché si è trovato nella condizione psicologica – il processo stabilirà i dettagli – che lo hanno portato a togliere la vita a un altro uomo. Quello che nessuno vi dice ora è che, anche se hai paura e ti vuoi difendere, anche se sei stato vittima di ripetute ingiustizie, uccidere ti cambia la vita, pensare che sei dovuto arrivare alle estreme conseguenze per difendere ciò che è tuo è un pensiero insopportabile per chiunque».

Terza obiezione: i rischi legati alla liberalizzazione delle armi

Il vincitore indiscusso di questo disegno di legge sarebbe il mercato delle armi, che vede già l’Italia tra i primi 5 esportatori europei insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.

Liberalizzare l’uso delle armi non significa solo continuare ad arricchire le imprese che le producono: insieme alla ricchezza e alla potenza di queste industrie, aumenteranno anche i morti. È inevitabile: al crescere della confidenza con strumenti che generano morte e sofferenza cresceranno le vittime. E non saranno soltanto vittime di legittima difesa, saranno morti innocenti che incontreranno per strada la persona sbagliata con l’arma sbagliata. E saranno tutti morti evitabili e scongiurabili, dei quali non si ricorderà il nome.

In America, dove circa il 50% dei civili possiede un’arma, si registra più di una sparatoria di massa al giorno. Gli Stati Uniti registrano un numero di omicidi da arma da fuoco sei volte maggiore rispetto al Canada e quasi 16 volte maggiore rispetto alla Germania.

Questo rischio lo lascia sottintendere, del tutto involontariamente, anche il ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, che, in un’intervista radiofonica, pur sostenendo il disegno di legge sulla legittima difesa, precisa che non comprerebbe mai una pistola per una questione di sicurezza nei confronti del figlio e per la sua incompetenza nell’utilizzo.

Quarta obiezione: l’impatto della legittima difesa sulla quotidianità

Sdoganare l’omicidio per la difesa della proprietà privata è un messaggio propagandistico che gode di una potenza tanto incisiva quanto dilagante e per questo straordinariamente pericolosa. Non soltanto perché svincola il singolo cittadino dal timore per le condanne penali, ma anche perché incide nella sua quotidianità l’attitudine ad aggredire per non essere aggredito.

Sostenere a gran voce che un furto possa, anzi debba, essere risarcito con la morte equivale a dire che il valore della vita di un uomo è incommensurabilmente inferiore a quella dei beni materiali. L’inferiorità della vita in questione non è solo quella del ladro che rimane ucciso mentre sta compiendo un reato: riguarda anche la vita dell’uomo costretto a sparare, a ferire, ad uccidere che dovrà confrontarsi con questo fardello per il resto dei suoi giorni.

Il disegno di legge sulla legittima difesa offre al singolo cittadino una qualsiasi certezza della pena con l’effetto di produrre sempre maggiore incertezza etica e morale. Anziché sdoganare il diritto alla vita e al recupero viene sdoganato il diritto a far morire, alla vendetta privata volta a salvaguardare la pochezza di un’umanità sempre più spenta.

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