I giovani italiani vanno via, ma alla politica non interessa

I giovani italiani vanno via, ma alla politica non interessa

Il caso di Lerici

Lerici, piccolo borgo ligure della provincia della Spezia, da anni deve fare i conti con il processo di spopolamento: i bambini che nascono sono pochissimi, mentre l’età media è addirittura la più alta della Liguria. Quella che emerge è l’immagine di un paese che gradualmente sta morendo. L’altro particolare interessante riguarda senza dubbio la sua posizione geografica, se siamo soliti accostare l’idea di borghi e paesini che diventano anno dopo anno sempre più vuoti e più vecchi al meridione, questa volta il trend sembra essersi spostato al nord. Per far fronte a questo declino demografico la giunta comunale, guidata dal sindaco Leonardo Paoletti, ha stanziato dei fondi per attirare nuove persone a vivere nel loro comune, in particolare giovani e famiglie con bambini. La misura economica prevede un finanziamento di 200 euro al mese per l’affitto e l’abbattimento del 50% delle tasse scolastiche, ma non solo: cedolare secca al 19%, riduzione di Imu e Tasi del 25%. Saranno accolte per ora 10 richieste, delle quali 4 destinate ai giovani e le rimanenti a famiglie con i figli. La maggior parte delle richieste sono giunte dalla provincia, ma non solo, Emilia Romagna, Milano e addirittura una coppia da Londra.

Golfo dei poeti, Lerici

Spopolamento e invecchiamento nel futuro dell’Italia

L’andamento demografico è un problema reale e soprattutto attuale dell’Italia. Le tendenze negative che si presentano sono principalmente due: nascono meno figli mentre sempre più giovani scappano all’estero. Il rapporto dell’ISTAT sulle previsioni demografiche per il futuro, precisamente il 2065, dipingono un quadro tutt’altro che positivo. Si proietta un’Italia tra 47 anni di 6,5 milioni di persone in meno, praticamente come se sparissero le province di Milano, Bologna e Torino. Secondo lo studio dopo pochi anni il saldo tra nascite e decessi sarà negativo di 200.000 unità, numero che andrà negli anni successivi ad aumentare progressivamente, mentre aumenterà la sopravvivenza media di almeno 5 anni per entrambi i generi. Inoltre, l’altro dato che emerge è un continuo ed ulteriore spopolamento del meridione a favore del centro-nord.

Se può infondere fiducia il fatto che i dati appena presentati si occupano di quello che sarà il nostro paese tra quasi 50 anni, molto meno rassicurante è il dato sulla realtà odierna, costituita da una costante fuga di giovani dal nostro paese. Ad oggi gli italiani che emigrano si attestano sui 250.000 l’anno, gli stessi dell’immediato dopoguerra per rendere l’idea. Non basta, fa ancora più impressione osservare come con il tempo il numero di laureati che abbandona l’Italia è in continua crescita: nel 2002 l’11,9%, mentre nel 2013 il 30%. Questi numeri denotano perfettamente la fuga di cervelli che tanto bene descrive la drammatica situazione attuale tutta italiana. L’Italia non rappresenta un’attrattiva per i giovani laureati, i quali preferiscono andare a portare le proprie capacità altrove, nonostante sia proprio questa la nazione dove si sono formati, costituendo un costo tutt’altro che irrilevante per il bilancio del paese: un diplomato costa (stato e famiglia) 90.000 euro, 160.000 euro circa un laureato.

Italiani in partenza nel 900

Di chi è la colpa?

A chi dare la colpa di tutto questo? Sicuramente alla miopia delle scelte politiche che sono state fatte negli ultimi dieci anni, ovvero dall’inizio della crisi economica globale, dalla quale stiamo ancora uscendo arrancando. Il primo elemento da considerare è senza dubbio il capitolo sugli investimenti pubblici nel campo dell’istruzione. Nell’ultimo documento programmatico di bilancio inviato dal governo all’Europa la voce istruzione in rapporto al PIL cala ulteriormente, dal 3,9% al 3,8%, un ulteriore taglio che non cambia i trend decisi dagli ultimi governi. Non a caso l’Italia è tra gli ultimi posti nell’ultimo rapporto Eurostat relativo ai bilanci 2016 (quando ancora la spesa si attestava al 3,9%), prima solamente di Slovacchia, Irlanda, Romania e Bulgaria. Non solo studenti, come abbiamo visto a fuggire non sono esclusivamente laureati di vario tipo, ma i giovani in generale, poiché l’altro grande problema riguarda infatti il mondo del lavoro. Gli ultimi dati raccolti e analizzati da ISTAT mostrano alcuni elementi positivi: gli occupati nel secondo trimestre 2018 sono aumentati di 203.000 unità (0,9%) rispetto al trimestre precedente. È bene qui ricordare, per una più attenta comprensione dei numeri, ciò che l’ISTAT intende per occupati: «Nella nuova indagine, sono considerate occupate le persone con più di 15 anni che nella settimana a cui si riferisce l’intervista hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuita. È occupato anche chi ha lavorato almeno per un’ora presso la ditta di un familiare senza essere retribuito». Per quanto positivi possano essere considerati, i numeri appena presentati non rappresentano sicuramente un punto d’arrivo: nel confronto con i vicini europei, rispetto all’anno precedente (considerando lo stesso periodo), siamo penultimi, poiché solamente la Lituania ha segnato crescita zero, mentre la Polonia ha il nostro stesso +0,4%, ma i vertici della classifica sono occupati da Francia, Germania e Spagna, che registrano rispettivamente +1,1%, +1,4% e +2,2%.

Sotto tutti i punti di vista, in base ai dati presi in analisi fino a qui, siamo dunque il fanalino di coda dell’Europa. Se, almeno dalle dichiarazioni, la politica si impegna per migliorare il mercato del lavoro, non si può dire lo stesso per l’istruzione. Una classe politica che non ha a cuore il livello di istruzione dei giovani del proprio paese è grottesco, inspiegabile (chi più ne ha più ne metta). Non si riesce infatti a trovare una spiegazione possibile ad un tale ragionamento, così come sconvolge ancora di più pensare che in ogni caso il dato è comune a tutti gli schieramenti che si sono alternati negli ultimi anni alla guida dell’Italia. Si parla tanto di migrazioni, com’è ovvio che sia, ma non abbastanza di quelle in uscita, fatte, come se non bastasse, da coloro che dovrebbero risultare il futuro del nostro paese, ma non viene fatto nulla, o quasi, per trattenerli.

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