Bocciatura della legge di bilancio: era prevedibile

Bocciatura della legge di bilancio: era prevedibile

E’ arrivata ieri mattina la bocciatura della legge di bilancio proposta dal governo italiano.

La commissione europea ha spiegato: “La nostra analisi di oggi suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l’apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è quindi giustificata”.

Bruxelles argomenta che il non rispetto è “particolarmente grave”, specialmente quello legato alla raccomandazione dell’Ecofin dello scorso 13 luglio. Non essendo stata accolta l’avvertimento del 23 Ottobre, Bruxelles afferma che con “rammarico” conferma il precedente giudizio sulla bozza del bilancio italiano.

Continua la Commissione: “L’analisi presentata in questo rapporto include la valutazione di tutti i fattori rilevanti e in particolare il fatto che le condizioni macroeconomiche, nonostante gli intensificati rischi al ribasso, non possono giustificare il largo gap nella riduzione del debito, dato che il PIL è sopra il 2% dal 2016; e i piani di Governo includono una retromarcia su riforme passate, in particolare sulle pensioni”.

In sostanza come ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis la legge di bilancio è stata bocciata non solo per il mancato rispetto dei regolamenti in una situazione di debito molto alta, ma anche perché “l’impatto di questa manovra sulla crescita sarà probabilmente negativo dal nostro punto di vista”. Dombrovskis vede il rischio che “il Paese cammini nel sonno verso l’instabilità”.

Per avere chiarezza su cosa accadrà dopo la sentenza (e il peso della sentenza stessa) è utile seguire le parole del commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici: “non significa che stiamo avviando ora una procedura per deficit eccessivo, perché ora spetta agli Stati Membri […] Se gli stati fossero d’accordo con le conclusioni della Commissione Europea, lavoreremo alla procedura per deficit eccessivo”. Moscovici ha concluso che il dialogo in queste situazioni è un elemento fondamentale, “dialogo  non deve essere una parola vana ma una realtà perché molte cose dipendono dalla qualità del nostro dialogo quindi ora più che mai il dialogo non è un’opzione ma un imperativo”.

 

Dalla sentenza negativa alla procedura di infrazione

Nella storia dell’Unione Europea tutti i paesi membri tranne Svezia ed Estonia sono stati sottoposti a procedure di infrazione. La Spagna dovrebbe uscirne a fine anno. Quello che viene presentato dal Governo italiano come un accanimento nei confronti del nostro paese è in realtà una prassi concordata dagli stati membri. La Commissione Ue non ha mai, però, imposto a nessuno stato le sanzioni dovute, è riuscita sempre a trovare un compresso.

In seguito ai Trattati di Maastricht del 1992 sono state varate alcune norme che prevedono  i parametri con i quali l’Unione sorveglia il bilancio nazionale. Nel 1997 le regole di Maastricht confluiscono nel Patto di Stabilità e Crescita, in cui rientrano le leggi Fiscal Compact e i criteri di flessibilità. Ogni anno ogni stato membro presenta alla Commissione Ue un bilancio, del quale, da statuto, l’Unione può soltanto controllare che le spese non mettano a rischio la stabilità economica nazionale.

Quando accade che uno stato membro non rispetta le condizioni previste dalla legge di stabilità, la Commissione può intraprendere due strade:  quella del “braccio preventivo” e quella del “braccio correttivo”.

Nel primo caso la Commissione tiene conto soltanto di alcuni parametri, aspettando risposte positive dal Governo in questione. In caso di non adempimento delle richieste dell’organo, si avvia una procedura per deviazione significativa. Cioè registrata la violazione, la Commissione concede un mese di tempo allo Stato per rimediare. In caso contrario verranno applicate sanzioni allo Stato, che possiede la facoltà di contestarle.

Nel secondo caso la Commissione si concentra su parametri economici più rilevanti, davanti ai quali può aprire una procedura per deficit eccessivo (quando i negoziati non vanno a buon fine e il braccio preventivo sarebbe una soluzione troppo docile). Tali parametri sono due: uno stato non dovrebbe avere un deficit annuale superiore al 3% del PIL e un debito pubblico superiore al 60% del PIL. Quando la Commissione sospetta una violazione offre al Governo nazionale tre settimane per correggere la manovra. Un non rispetto delle norme comporta l’avvio della procedura e un Consiglio degli Stati propone degli obiettivi che la nazione sotto accusa deve raggiungere in un massimo di 6 mesi.

In questo momento l’Italia ha un debito pubblico del 131% rispetto al PIL. Così dopo anni di “braccio preventivo” la Commissione ha saltato la procedura per deviazione significativa e oggi ha proclamato la bocciatura della manovra.

Tria, ministro dell’economia, afferma che nel giro di tre anni la percentuale scenderà al 126% mentre la Commissione, secondo i parametri, la vorrebbe al 120%. Ciò che contesta la Commissione principalmente non è il deficit annuale, ma che un ingrandimento di questo non comporti sostanziali miglioramenti alla situazione legata al debito pubblico.

 

La legge di bilancio non è piaciuta a nessuno degli stati membri

Come accennato in precedenza è accaduto molte volte che uno stato fosse sottoposto ad una procedura di infrazione, ma mai si è arrivati ad una sanzione. Sarà anche che in quei casi alcuni stati membri espressero la volontà di ritirare la bocciatura. Nel caso italiano la situazione è sorprendentemente diversa. I numeri italiani sono estremamente alti e la retorica eccentrica di questo Governo, anche attorno alla legge di bilancio, non è riuscita a convincere neanche gli stati guidati dai populisti, almeno fino ad ora.

Ha scritto qualche giorno fa “Il Sole 24 Ore” che sta svanendo l’idea che l’Italia sia troppo grande per essere abbandonata. Stupisce, infatti, che dinanzi al giocoforza del Governo italiano nessuno stato abbia avanzato una seppur simbolica difesa. Scrive ancora “Il Sole 24 Ore”: “Non c’è alcun complotto di tecnocrazie europee o di poteri forti contro di noi. C’è il semplice rifiuto, da parte di 18 paesi che condividono la moneta comune con noi, di farsi carico delle conseguenze delle nostre scelte”.

Se Moscovici ha detto di attendere la conferma “della relazione” dagli stati membri, in realtà dei segnali sono già arrivati, ed è significativo che siano stati i leader dei governi ideologicamente più vicini a quello italiano a dimostrarsi i più  intransigente. L’Olanda di Mark Rutte, l’Austria di Sebastian Kurz e la Finlandia di Juha Petri Sipila hanno assunto posizioni rigide nei nostri confronti.

Mentre l’Eurozona affronta le conseguenze della Brexit e la crisi italiana, sembra si stia creando in Unione un compattamento sconosciuto per molti anni. Gli Stati dialogano su possibili soluzione, ancora “Il Sole 24 Ore” notava come Francia e Germania siano disposte a proporre un bilancio distinto, “da usare in funzione anticiclica (per far crescere gli investimenti o far diminuire la disoccupazione)”, mentre i Paesi del Nord vorrebbero preservare gli attuali equilibri.

 

La bocciatura della legge di bilancio: i risvolti

Da questi scenari l’Italia sembra sottrarsi. Il Governo del cambiamento confida nel sovranismo, ma la  prospettiva di maggiore controllo economico nazionale non può essere possibile in questo frangente. Se gli stati membri approveranno la sentenza della Commissione si avvierà un periodo di maggiore sorveglianza, in cui gli organi Ue trimestralmente esamineranno l’iter delle manovre italiane, per vedere se procede verso una correzione o perpetua la violazione.

Nel secondo caso si vedrà quali saranno i risvolti. Il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, prospetta un futuro di salatissime sanzioni attraverso alcuni post su facebook. Ma sono supposizioni che restano supposizioni. E’ vero che gli stati membri molto probabilmente ci “condanneranno”; è vero anche che potrebbe conseguentemente aprirsi un periodo di stretta vigilanza della Commissione, ma le sanzioni sono lontane. Tanto lontano che di mezzo ci saranno le elezioni europee. Verrà eletta una nuova Commissione e li si vedrà il reale peso del Governo italiano. Cambieranno sicuramente gli schieramenti europei: a quel punto le forze “populiste” europee, che ad oggi non sembrano appoggiare la manovra di bilancio italiana, saranno decisive a ribaltare la sentenza; magari facendo ammorbidire le posizioni degli stati europeisti e desistere il rinvigorimento di cui sembra rivivere l’Europa, per ora, di fronte alla nostra violazione.

Perché gli altri governi, anche quelli politicamente vicini al nostro, che non hanno appoggiato la manovra italiana, ora, però, potrebbero approvare la sentenza europea? Principalmente nessun governo populista europeo è forte come quello italiano. Poi perché le forze sovraniste del continente criticano alla manovra italiana di aumentare il deficit per assistenzialismo e non per generare investimenti. Attendere per capire quanto questa manovra sia stata un’azzardo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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