Gli italiani non sono razzisti, ma bisogna fare attenzione

Gli italiani non sono razzisti, ma bisogna fare attenzione
Murales di Jorit Agosh

Ennesimi casi di razzismo spietato in Italia negli ultimi giorni. Prima sabato 13 ottobre a Morbegno, in provincia di Sondrio, dove un ragazzo senegalese di 28 anni, alle due di notte, mentre si recava a lavoro in un panificio è stato prima insultato con beceri frasi razziste da un gruppo di giovani per il colore della pelle. Successivamente alle parole, però, il gruppo di ragazzi ha deciso di aggredirlo con calci e pugni, mentre due lo tenevano ed uno lo colpiva. Dopo l’aggressione Mame Serigne Gueye, questo il nome della vittima, è riuscito a chiamare i carabinieri che ora indagano sull’accaduto mentre lui è ricoverato in ospedale. L’altro caso è avvenuto martedì sera, denunciato da una ragazza, che ha assistito alla triste scena, tramite un post su Facebook. Mamadou, venticinquenne di origini senegalesi, quando è salito sull’autobus diretto a Roma da Trento, munito di regolare biglietto tra l’altro, si è visto una donna inveirgli contro gridandogli di andare a sedersi in fondo al mezzo perché «sei di un altro colore e di un’altra religione». La vittima non è stata in grado di difendersi, disarmata interamente di fronte ad una tale situazione surreale, se non dichiarando in lacrime «Non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perché sono stanco». Dato che la donna non smetteva di insultare il ragazzo, l’autista ha chiamato la polizia che è poi intervenuta. La situazione si è poi risolta proprio grazie alla ragazza testimone che ha lasciato il proprio posto al ragazzo.

Il rapporto intitolato Il ritorno della razza, fatto dall’associazione Lunaria, conta nei soli primi tre mesi dell’anno corrente, pertanto fino al 31 marzo, ben 169 casi di discriminazione razziale fisica e verbale. Fortunatamente o sfortunatamente, scegliere la parola corretta è veramente difficile, si contano nel rapporto un morto e ventisei feriti. L’immagine che emerge è sicuramente quella di una problematica che è in continua ascesa ed i casi che hanno seguito il 31 marzo, fino ad oggi, sono innumerevoli a tal punto che, data la risonanza ricevuta per una sempre maggiore attenzione, non serve neanche citarli.

Questo significa che l’Italia è un paese razzista, xenofobo e destrorso destinato ad un sempre maggiore odio razziale? No, fortunatamente. L’Italia e con essa gli italiani sanno accogliere, sanno alzare la testa nei casi di ingiustizia e di fronte a tali situazioni non rimane a guardare. La testimonianza di ciò ci arriva in modo diretto da quanto fatto dalla ragazza che si è alzata per cedere il posto sull’autobus a Mamadou. Di altri casi ce ne sono, ovviamente, come le manifestazioni o i prodotti culturali promossi dalla rete pubblica, il programma di Gad Lerner ne è un esempio: La difesa della razza analizza in sei puntate i casi discriminatori nei confronti di sei etnie ripercorrendo anche tristi anni della nostra storia nazionale.

Questi piccoli ma estremamente significativi casi dimostrano che in realtà un messaggio positivo da rilanciare c’è eccome, che l’Italia non è tutta in balìa di un pensiero razzista e xenofobo. Tuttavia l’altra faccia della medaglia ci fa riflettere sul fatto che ora più che mai l’attenzione e la sensibilizzazione su questi casi sono estremamente necessari se non si vuole fare un enorme passo indietro riguardo al rispetto dei diritti civili.

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