La radio in Italia, il mezzo analogico che si sviluppa nell’era digitale

La radio in Italia, il mezzo analogico che si sviluppa nell’era digitale

Secondo gli ultimi dati diffusi da Tavolo Editori Radio relativi al primo semestre del 2018, la radio si riconferma un mezzo in buona salute. Dati alla mano, oltre 34 milioni e mezzo di ascoltatori sopra i 14 anni di età hanno ascoltato ogni giorno la radio nei primi sei mesi dell’anno. I risultati delle indagini fanno riferimento a 284 emittenti in totale di cui 17 coprono l’intero territorio nazionale. Il dato è notevole, se ci pensiamo, trattandosi di un mezzo analogico che resiste all’impetuosa e pervasiva onda del digitale. Al contrario della carta stampata, che sta subendo la fortissima concorrenza del contenuto on-line, la radio è stata in grado di volgere a proprio favore il potenziale di connessione offerto dal web.

Tra i punti di forza del mezzo rientra senza dubbio il fattore umano, ossia di quell’umanità che la radio è in grado di veicolare e che non si può ritrovare in un social network che tende paradossalmente ad isolarci. La radio non solo fa compagnia, ma crea una comunità. Il conduttore che fa sorridere noi e il conducente dell’auto accanto, avrà costruito un piccolo legame tra individui che ci farà sentire (che lo si voglia riconoscere o no) meno soli. La radio è quotidianità e fidelizzazione, è la promessa che domani alla stessa ora si ritroverà quella voce amica.

Proprio per rafforzare questo senso di comunità, il mezzo radiofonico può sfruttare le potenzialità del digitale. L’interazione conduttore-ascoltatore è sempre più stretta attraverso WhatsApp, Facebook e Instagram, tanto che in certi programmi radiofonici il feedback dell’ascoltatore è diventato il contenuto stesso del programma. Questo sistema notizia-commento dell’ascoltatore è tutt’ora il più diffuso tra le radio, e il più facile da attuare,  anche presso piccole emittenti locali che non hanno sempre una redazione e autori a disposizione. Ed è proprio con l’obiettivo di cogliere le opportunità che il web ha da offrire che, di recente, Roberto Sergio – direttore di Rai Radio – ha annunciato la propria  r(adio)evolution: una rivoluzione del mezzo che vuole raggiungere un pubblico sempre più ampio attraverso le app, lo streaming, i social e la smart tv. Una strategia senz’altro vincente, ma che richiede disponibilità ad investire in nuovi studi full digital con telecamere e tecnologie all’avanguardia. 

Il web è anche un’opportunità senza precedenti per avvicinare alla radio un pubblico giovanile. Questo si può fare offrendogli l’immediatezza dei contenuti a cui lo smartphone l’ha abituato e rafforzando il suo coinvolgimento per mezzo dei social. Molti conduttori invitano in onda a seguire la diretta su Facebook, a partecipare a dei giochi o a lasciare commenti sui profili social della radio.

Secondo le ultime indagini TER, tra le radio più ascoltate dai millenials vi sono emittenti come M2o, Radio Deejay, Radio Kiss Kiss e Radio Freccia. Andando a vedere le loro scelte editoriali si nota che il pubblico giovanile viene attirato su diversi fronti. Coinvolgendo innanzitutto conduttori giovani che sappiano non solo utilizzare un linguaggio che potremmo definire urban, ma che siano anche capaci di scegliere argomenti vicini alla quotidianità dei giovani. 

L’altro mezzo per catturare un pubblico young è senz’altro la musica in particolare i generi dance, vicina a chi ama la vita notturna e la discoteca, trap, hip hop e Indie. Il 21 giugno, Paracetamolo di Calcutta è stato il primo brano trasmesso da Radio2 Indie, la nuova radio digitale di Rai Radio2 che propone artisti come Ghali, Io Sono un Cane, Liberato, Carl Brave, Maria Antonietta, Laslo De Simone, Pop X, Tamburo, Verdena.  

Musica, linguaggio e interazione social avvicinano il pubblico giovane alla radio e rafforzano un senso di identità. La stessa identità che rende solido un brand e la comunità che in quel brand si riconosce. Incredibile come la volontà ultima di appartenere ad un gruppo con cui condividere degli interessi sembri riconducibile alla paura di sentirsi soli. 

Per stare al passo con i tempi la radio, da un certo momento in poi, ha sacrificato il valore sacro della simultaneità abbracciando il podcasting. La fruizione di un contenuto on demand è un altro aspetto della radio quale mezzo capace di cavalcare l’onda delle nuove tecnologie che hanno reso gli ascoltatori/utenti della Rete sempre più esigenti. Il podcast da infatti all’ascoltatore la possibilità di scegliere quando, come e dove ascoltare il programma desiderato. 

Questo strumento tuttavia sembra premiare maggiormente i contenuti di approfondimento, aprendo così delle opportunità a chi vuole investire su programmi radiofonici di carattere culturale (lo spiega bene il conduttore di Radio1 Giorgio Zanchini nel suo libro Leggere cosa e come). 

Tirando un po’ le somme, la radio se la passa bene e non fa che usare il digitale per potenziare il suo elemento umano. Come cita più volte nei suoi articoli l’esperto di radiofonia Claudio Astorri, la radio non è altro che “Make People Feel Better”. Qualcosa che fa stare meglio le persone informandole, motivandole e facendole sorridere. Anche il ruolo della radio nell’alleviare lo stress – la malattia del nostro secolo – non va sottovalutato. Questa capacità rende ancora più nobile il ruolo della radio che entra bussando educatamente  alle nostre porte senza pretendere attenzione a tutti i costi. Il suo ascolto non implica infatti l’interruzione delle nostre attività. E non per ultimo, questo mezzo ha un forte potenziale sociale, promuove l’aggregazione e contribuisce attraverso l’informazione a creare l’opinione pubblica, la linfa della democrazia. 

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