Parlamento Ue approva direttiva copyright, Di Maio: una vergogna tutta europea

Parlamento Ue approva direttiva copyright, Di Maio: una vergogna tutta europea

Con 438 sì, 226 no e 39 astenuti, il Parlamento Europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha approvato questa mattina la tanto discussa direttiva sulla tutela del diritto d’autore nel mercato unico digitale. Durante una procedura-fiume, gli eurodeputati hanno vagliato le decine di emendamenti piovuti sul testo dopo la bocciatura dello scorso luglio, conservando però i due articoli più discussi: l’11 e il 13, emendati solo sulla base delle proposte del relatore Alex Voss e respingendo gli emendamenti di stralcio presentati dal Movimento 5 Stelle.

L’articolo 11 riguarda la pubblicazione in Rete di link o snippet (le due righe che accompagnano il link per attirare clic, ndr) e prevede che chiunque vorrà farlo dovrà pagare i diritti ed essere autorizzato dall’editore; l’articolo 13 affronta il tema  della pubblicazione di opere artistiche sulle piattaforme, introducendo un “upload filter”: prima di pubblicare un contenuto sui social, questo sarà valutato attraverso tecnologie, prefigurando di fatto un controllo preventivo dei contenuti che cozza con la libertà del sistema informativo. Le piattaforme, infatti, dovranno siglare “contratti di licenza con i proprietari dei diritti, a meno che questi non abbiano intenzione di garantire una licenza o non sia possibile stipularne”.

La confusione sul tema del copyright non è mancata e le polemiche non si sono fatte attendere: già quest’estate Wikipedia aveva oscurato per due giorni le sue pagine, e Di Maio, ministro con delega alle Comunicazioni, aveva annunciato l’avanzamento di proprie valutazioni in sede di approvazione della legge di recepimento. Per i pantastellati la votazione di oggi è “una vergogna tutta europea: le lobby hanno avuto tutto il tempo di lavorare”, “ha vinto il partito del bavaglio” ha dichiarato l’europarlamentare Isabella Adinolfi.

Di tutt’altra convinzione il Presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani che ha twittato: “La direttiva sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi il Parlamento Ue ha deciso di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale”. Della stessa opinione anche la commissaria al digitale Maryia Gabriel che ha definito l’approvazione della direttiva “un segnale forte e positivo” e che si è detta “pronta a iniziare a lavorare con Parlamento e Consiglio” per aprire le discussioni tra i co-legislatori.

La direttiva così com’era stata pensata inizialmente apriva a troppi rischi per la libertà d’informazione e lasciava a poche mani la possibilità di scegliere quali contenuti mandare in Rete; altrettanto nobile era però l’obiettivo primario di creare un mercato unico digitale tra i Paesi dell’Unione europea, e di fornire una direttiva chiara e dettagliata – sostitutiva dell’ultima datata 2001 – su cui i singoli Stati emaneranno regolamenti nazionali.

L’obiettivo finale è che si giunga a un testo equilibrato in grado di consentire una modernizzazione della legge sul copyright di cui l’Europa ha necessariamente bisogno, e di garantire al contempo la libertà d’espressione in uno scenario complesso che non può indurci ad arrenderci nell’intento di dare ai cittadini un’informazione plurale e neutrale.

E se la Rete è stata considerata finora come un mezzo generatore di un salutare pluralismo – fake news comprese? – e promotore di un dialogo tra gli operatori dell’informazione e gli utenti, è sacrosanto che l’evolversi del quadro normativo sia rapido e tumultuoso nel mettere in discussione i tradizionali schemi del diritto, cercando di superare i limiti degli attuali assetti normativi.

Il via libera di Strasburgo apre la strada ai negoziati con il Consiglio e la Commissione per cercare un’intesa sulla versione definitiva della riforma. La prossima votazione è prevista per gennaio 2019 dopo la quale gli Stati membri dovranno mettere in atto la direttiva.

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