Certi amori non si vendono, fanno dei giri immensi poi ritornano

Certi amori non si vendono, fanno dei giri immensi poi ritornano

Che il Fatto Quotidiano veda in Berlusconi una sorta di nemico pubblico è noto; ed è altrettanto noto che questo pregiudizio ha, per certi versi, ragioni di legittimità. Allo stesso modo si possono comprendere le polemiche sollevate nei mesi scorsi da La Stampa e dal Secolo XIX, quotidiani appartenenti a De Benedetti, protagonista con Berlusconi dello storico caso del lodo Mondadori. Non c’è, quindi, da stupirsi se da questi ambienti siano provenute pesanti ipotesi sui retroscena legati alla cessione del Milan, però, conoscendo, anche sommariamente, la storia recente d’Italia si potrebbe intuire che questa vicenda ha un aspetto poco trasparente e in quelle inchieste c’è indubbiamente della verità.

Come ha spiegato Gian Gaetano Bellavia, esperto di riciclaggio, durante un servizio condotto da Luca Chianca andato in onda su Report, la cessione del Milan nasce dalla necessità della Fininvest di monetizzare e contemporaneamente a quella di eliminare i 90 milioni di perdita annuale che il Milan aveva registrato nell’ultimo triennio. Bilanci negativi colmati dalla stessa Fininvest che nel frattempo aveva accumulato un debito di 275 milioni di euro. Così tanto improvvisamente quanto misteriosamente appare Yonghong Li, un milionario cinese pronto a sborsare cifre astronomiche per acquistare la società rossonera.

Tutto, però, avviene in una maniera insolita: il Milan, a differenza delle altre società sportive cedute, non sarà venduto con un’unica transazione bancaria, ma attraverso il versamento di caparre a favore della Fininvest fino a raggiungere la somma richiesta da Silvio Berlusconi, 740 milioni. Fin qui la sola anomalia del caso sembra essere, dunque, il metodo di pagamento. Le prime due  caparre da 100 milioni, una a Giugno 2016, l’altra a Dicembre, le versa la Rossoneri Sport Investment co. Limited, con sede a Pechino; la terza una holding off shore delle Isole Vergini. Fininvest ha quasi ottenuto la metà dell’intera somma dovutagli e alcuni ostacoli sembrano frapporsi alla cessione del Milan. Un’inchiesta del New York Times presenta Li come proprietario di aziende fallite e con grossi problemi bancari.

Nonostante ciò le trattative continuano e Li per assicurarsi le prestazioni della società rossonera si affida alla consulenza della banca Rothschild di Londra, il cui vicepresidente è un amico di Berlusconi, Paolo Scaroni. Per aprire una breve parentesi su quest’ultimo profilo si ricordi che ha accettato il patteggiamento di un anno e quattro mesi in carcere per il coinvolgimenti in alcuni affari interni a Tangentopli. Questo “inconveniente” non ha impedito la sua fortuna politica, che lo ha visto tra il 2002 e il 2014 amministratore delegato dell’Eni e dell’Enel.

Li prosegue nel suo intento di comprare il Milan, seguito dalla banca Rothschild e da Scaroni stesso. Sebbene, dunque, i problemi con le banche iniziassero a farsi sentire il milionario cinese sembra essere così deciso che rassicura anche i propri tifosi sulla sua sana situazione economica. In realtà non ha liquidità per saldare il conto e tramite due finanziere napoletani, D’avanzo e Cerchioni, viene costituita una società con sede in Lussemburgo, pronta ad accogliere il prestito necessario per terminare il pagamento. La neonata Project Redblack, partecipata dalla Blue Sky dei due finanzieri napoletani e da due società anonime che fanno capo al fondo americano, riceve 303 milioni di euro in prestito da Elliott, con un tasso d’interesse altissimo pari all’11%. In questa operazione c’è un dettaglio molto importante: nel caso Mister Li non riuscisse a restituire il prestito il fondo Elliott s’impadronirà del pacchetto azionario del Milan.

Mentre Li per un prestito di 8 milioni di euro era costretto ad accettare un tasso d’interesse del 24%, data la sua disperata situazione economica, il fondo Elliott si avvicinava a diventare il nuovo proprietario della società rossonera, rispettando quella clausola della concessione, formulata dai due finanzieri napoletani, di fatto, i salvatori del Milan. Non poteva essere in altro modo, visto, forse, un rapporto storico che li lega alla squadra milanese. Ancora a Report, viene fuori che i due napoletani erano nella Sopaf una finanziaria fondata da Adriano Galliani.

Ora che sono stati chiariti alcuni retroscena bisogna tirare le fila per capire il risultato di questa complessa operazione. Fininvest vende a Li incassando 300 milioni. Il milionario cinese deve versarne altri 300, che non ha. Così tramite la consulenza e la mediazione dei due napoletani, Li trova un creditore, che ha le fattezze dello strozzino, nel fondo Elliott. Li compra il Milan, è tutto ufficiale e Scaroni, intanto, entra nel cda. Durante l’estate scorsa durante la campagna di calciomercato il Milan spende oltre 200 milioni, tutti sono tranquilli perché il cinese, sembra, che i soldi li abbia. Trascorre una stagione calcisticamente infelice il Milan e in più da Maggio di quest’anno è iniziata sembrare concreta la possibilità di una squalifica dalla UEFA per l’irregolarità dei conti. Nel frattempo Li, evidentemente, non ha saldato il debito.

Sembra che per 32 milioni di euro non pervenuti , ulteriore prestito per risolvere il contenzioso con la UEFA, Elliott abbia avviato la procedura di appropriazione del Milan, avvenuta in queste settimane e conclusa con un ricambio ai vertici. Scaroni è il nuovo amministratore, D’avanzo e Cerchioni sono nel cda. Chi c’è dietro il fondo Elliott? Non è ancora chiaro, ma certamente non è così lontano da Berlusconi. Poi si aggiunga che l’ex premier ha addirittura manifestato pubblicamente la volontà di riacquistare il Milan e allora le parole di Travaglio su La 7 che definisce la cessione un rientro di capitali dall’estero, prendono credibilità.

Ora il Milan ha un nuovo assetto societario che sarà confermato per tre esercizi. Nel frattempo rimangono ancora molti dubbi legati alla cessione, primo fra tutti perché le transazioni bancarie sono avvenute sempre in paesi che consentono l’anonimato. Per di più la valutazione del Milan di 740 milioni di euro sembra altissima e per quale motivo il Comune di Milano, avendo elargito concessioni pubbliche (lo stadio) alla società calcistica, non ha chiesto la trasparenza necessaria e legittima, per rispettare le norme antiriciclaggio. Ma il Comune di Milano dice di non avere le competenze per esaminare la situazione della società milanese. Infine dovremmo chiederci perché Li si è affidato a Scaroni, fedelissimo di Berlusconi, quindi del suo venditore e perché ora nel consiglio di amministrazione troviamo ancora tre “berlusconiani”, nonostante il Milan abbia avuto già altri due presidenti.

 

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