Perché non è giusto non accoglierli ma neanche definirci razzisti

Perché non è giusto non accoglierli ma neanche definirci razzisti

Nella caotica situazione italiana, in cui il numero delle forze delle politiche tende sempre a crescere, è naturale che il cittadino sia portato per reazione ad identificarsi, se non in un partito o movimento, quantomeno in una linea politica. Accade che questo processo di rispecchiamento si manifesti come la più concreta presa di posizione del singolo cittadino, che, in molti casi, scalfisce in questa maniera le proprie idee. Alla confusione partitica, si aggiunga il flusso incessante di informazioni e disinformazioni prodotte dalla rete, frutto di una campagna elettorale che non finisce mai. E’ così che gli italiani nel giro di un anno e mezzo, non di più, sono passati dall’essere renziani o anti-renziani, europeisti o anti-europeisti, a sostegno del Presidente della Repubblica o contro Re Sergio, oggi tolleranti o intolleranti all’immigrazione. Il punto è questo: polarizzare i dibattiti fa chiarezza vero, ma una finta chiarezza che non costruisce nessuna verità, o meglio nessuna verità politica.

E così  come qualche settimana fa, dopo il dietrofront di Mattarella, i social erano inondati di considerazioni tanto aberranti da far vergognare la democrazia, ieri, oggi, sono stati teatro delle più inconsapevoli manifestazioni di razzismo o di uno squallido perbenismo. L’Italia è un paese vecchio e arrabbiato. Poi si sa che tendenzialmente con l’avanzare dell’età si diventa più nervosi. E in quello che è un paese super-anziano (più del 20% della popolazione supera i 65 anni e nascono 1,20 bambini ogni donna fertile) ci si schiera di pancia. Cercheremo in questa sede di spostare la riflessione ad un livello maggiore di razionalità, per evitare quelle brutture fondate su video virali o immagini informanti che deviano pericolosamente i pareri delle persone.

Innanzitutto vorrei personalmente dire a tutti quelli che hanno interpretato come la vittoria di una guerra il dirottamento di 629 persone in Spagna, parlandone come se fossero della merce, che in ognuno di loro c’è un po’ di Simone Di Stefano. Il leader di Casapound che pensava di riportare i migranti in Libia e costruire strutture, strade come se la Libia non fosse uno stato sovrano. Insomma il loro atteggiamento è da suprematista e inevitabilmente semplicistico. Hanno perso il contatto con la vita e un’avidità politica insolita per l’italiano sta divorando la propria coscienza. Che sia per salvaguardare l’identità nazionale, proteggerci dall’invasione di braccianti e terroristi, per qualsiasi ragione, tutti voi che vi credete vincitori avete perso. E’ una sconfitta; aldilà se sia stato un bene o meno per l’Italia la chiusura dei porti, queste persone hanno perso perché sono incapaci tentare di compatire, nel senso etimologico del termine, la condizione di un migrante, trascurando il fatto che i 629 passeggeri potrebbero non avere cibo o più le energie per stare ancora in mare, che potrebbero esserci bambini o donne incinte.

Allo stesso modo, però, non ne esce vittorioso chi scandalizzato, indignato, deluso, infanga il nuovo governo e gli italiani di razzismo. Allora Francia, Germania, modelli dell’UE sono stati razzisti? Stati che non accolgono più migranti da tempo e ora ci rimproverano. Ne esce doppiamente sconfitto, quindi, chi non si accorge che se esiste una fazione definibile sommariamente intollerante è perché il problema migranti esiste ed una mala gestione ha condotto alla situazione attuale, in cui il Movimento 5 Stelle è costretto ad avvicinarsi alla Lega, Salvini è ministro degli Interni e mezza Italia indica i migranti come la causa di tutti i mali.

Ieri mattina una nave chiamata Aquarius con a bordo 629 si dirigeva verso le coste italiane. Il governo   Lega-M5S guidato da Conte cerca di cambiare fisionomia alla politica italiana a livello interno ed internazionale. Così il presagito braccio di ferro con l’UE inizia con il più scottante dei temi che divide gli italiani. Se fino ad adesso l’atteggiamento era stato di accoglienza verso le imbarcazioni provenienti per lo più dal Nord Africa, ora, con Salvini agli Interni è cambiata strategia. E’ quella del leader del Carroccio risulta sempre più efficace. Alla prima occasione Salvini onora la sua parola e per Aquarius tutti i porti italiani sono chiusi, anche se non tutti i sindaci di città marinare la penseranno così la voce di Salvini prevale e le 629 vite che viaggiano sulla nave proseguiranno la rotta fino in Spagna, dove il neopremier socialista Sanchez è disposto ad accoglierle.

In Italia negli ultimi 5 anni sono stati accolti circa 600.000 migranti, una cifra considerevole. 171 mila sono arrivati soltanto nell’ultimo anno e buona parte della popolazione è indispettita. La linea di Salvini, perciò, gode di un considerevole favore e quando il neo ministro degli Interni ha gridato la chiusura dei porti, per l’Italia è stata una forte presa di posizione a livello internazionale. La Nazione che negli ultimi anni era stata costretta e per posizione geografica e per volontà europea a trattenere un numero così elevato di immigrati ha, di fatto, detto basta di fronte ad un’imbarcazione, che come ha detto Di Maio, non è una “bacinella”. Quindi aldilà dello schieramento ideologico “pro” o “contro” i migranti, aldilà delle antipatie politiche e non solo verso certi personaggi bisogna riflettere sulla valenza strategica di una scelta del genere.

Ancorandosi al timore delle infiltrazioni terroristiche provenienti dai barconi Salvini è riuscito a rispettare la propria parola e ad alzare la voce con l’UE. Ma certo che bisogna continuar a tener conto che 629 persone sono un numero minimo e che la decisione di dirottarli in Spagna non cambierà di certo la nostra situazione e con essa il problema migranti che dobbiamo sopportare. In primo luogo servirà cooperazione prima con gli altri stati dell’Unione. Con la Spagna che ha espresso una solidarietà tutta “socialista” prima nei confronti dei migranti, poi dell’Italia. Servirà un dialogo con le potenze guida del blocco europeo, Francia e Germania. Come ha segnato in agenda Salvini bisognerà incontrarsi con la Libia e impegnarsi affinché la buona riuscita dell’incontro non significhi bloccare i migranti nei disumani centri di accoglienza libici. Poi sarà necessario regolarizzare i migranti presenti oggi in Italia, specialmente i braccianti, che arrivano con un debito nei confronti del criminale che li ha fatti arrivare fin qui, lavorano per 2 euro l’ora e alienati popolano i nostri centri storici o le campagne desolate.

Quindi si converrà sul punto che è possibile ritenere la decisione di Salvini politicamente giusta, o meglio come il principio di un piano politico, e umanamente vergognosa, figlia dell’ipocrita mondo globalizzato.

Nel frattempo però alla presa di posizione italiana i vertici europei hanno risposto con delusione e sconcerto. Rifiutarsi di accogliere in questa maniera i migranti per Macron rappresenta una “scelta cinica e irresponsabile”, che il portavoce del suo partito En Marche non ha esitato dal definirla vomitevole. Dalla Spagna piovono le accuse di violazione dei diritti umanitari, perché non si parla soltanto di “buonismo e generosità”. In realtà però questi avvertimenti sembrano essere infondati se si ascoltano le parole della portavoce della Commissione Europea, Natasha Bertaud, che sembra dire che all’UE interessa trovare una soluzione e che le autorità italiane e maltesi (in effetti anche Malta si è opposta all’attracco di Aquarius) utilizzino i loro mezzi diplomatici e militari per salvaguardare la vita dei 629 imbarcati. Sono, tutto sommato, le stesse parole di Angela Merkel che non fa il cattivo viso agli italiani, come Macron.

Per l’Italia è importante non allontanarsi, con le proprie scelte, troppo dall’UE. Una situazione di isolamento internazionale potrebbe oltre che ledere la nostra immagine rinchiuderci in una buia camera politica. Se per quasi il 60% degli italiani che sembrano ora supportare le parti costituenti del nuovo governo questa è stata una vittoria, spero che l’articolo abbia fatto chiarezza sui nostri problemi legati ai migranti e sul fatto che non essere in grado, “rifiutarsi”, per la terza economia dell’Eurozona di ospitare 629 è un fallimento non un successo.

 

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