I Monty Python secondo Francesco Alò. La presentazione del saggio a Più Libri, Più Liberi

I Monty Python secondo Francesco Alò. La presentazione del saggio a Più Libri, Più Liberi

Presentata alla Nuvola di Fuksas presso l’EUR la nuova edizione di Monty Python, il libro che Francesco Alò ha interamente dedicato all’opera del geniale gruppo comico inglese.
A presentare il libro (edito da Lindau), oltre all’autore, c’era anche il critico cinematografico Alberto Crespi che ha moderato l’incontro:

Stavo rivedendo dei pezzi di Brancaleone alle Crociate che si apre con una trovata secondo me molto in stile Monty Python. Possibile che il gruppo si sia ispirato al cinema di Monicelli?

Cronologicamente impossibile. Troppo vicina la loro data di nascita (il 1969), con il Brancaleone di Monicelli. Di sicuro loro conoscevano molto bene il cinema italiano. Sopratutto Pasolini e I racconti di Canterbury. Erano ossessionati dal fatto che Pasolini avesse utilizzato dei mattoni per raccontare il Sedicesimo secolo.
Bisogna considerare il fatto che all’epoca eravamo molto lontani dall’Inghilterra. Erano tempi diversi!
Ai primi anni del 2000, quando è uscito questo libro la prima volta, i Monty Python erano ancora degli sconosciuti da noi. Ed io mi chiedevo per quale motivo non fossero arrivati. È stato un vuoto.
Paolo Villaggio, ad esempio, li conosceva molto bene. Lui diceva che effettivamente Fantozzi aveva dei punti di contatto con i Monty, soprattutto dal punto di vista grafico estetico. Monty Python

Anche i film doppiati in quel modo non aiutavano a capire la loro genialità…
Era un mosaico che arrivava a pezzi scomposti. Una delle cose più divertenti, oltre ad alcune esperienze sessuali della mia vita. Io comprai 45 puntate di Flying Circus grazie ai miei genitori e cominciai a studiarli.
Io sono amante di Oreste Lionello, so che genio è stato (e come ci ha fatto amare Woody Allen). Per questo mi arrabbiai con il suo doppiaggio, perché nella Intro alle spettacolo disse che avevano usato i dialetti italiani per doppiare i Monty perché il gruppo aveva usato dei regionalismi. Fatto che non era vero.
Quando beccai Terry Jones, il più intellettuale di loro, mi confermò che il film era in common english. Perciò evitai di contattare Lionello per saperne di più, secondo me quello fu un errore, dal punto di vista filologico. Solo il doppiaggio de Il senso della vita rese davvero giudizio alla phoné dei Monty.

Ma quanto sono cambiate le cose dei Monty negli anni?Sono più mainstream?
Certo. Perché loro non fecero satira? Per noi il comico è più politico del dramma. La satira allora gli avrebbe permesso di essere più longevi nel tempo. E poi c’era il fantastico, cosa che in Italia non c’è: loro erano tutti autori di fiabe, sono legati al racconto fantasy.
Peter Jacksonn è un patito dei Monty, proprio per la loro capacità di trattare il fantastico, cosa che è transgenerazionale. E poi la bellezza stava nel fatto di essere in 6, sempre a litigare. Ciò portava ad una ricchezza, ad una potenza sconfinata.

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