Quale “educazione sentimentale” ai minorenni della rete?
Episodi agghiaccianti si vanno registrando continuamente nelle cronache scolastiche con atti di prevaricazione anche violenta da parte del “gruppo” nei confronti di un compagno o una compagna di classe più deboli.
Psicologi, sociologi e quant’altri si affannano ad offrirci le più esaurienti analisi al riguardo, rimandando la cura del fenomeno alla famiglia e alla scuola . Sfera privata e sfera pubblica chiamate al confronto, un compito assai difficile per genitori e docenti, i quali dovranno combattere ad armi impari con tutto quel mondo di fuori appartenente alla comunicazione mediatica che si nutre di interessi economici ormai divenuti imperativi vincolanti.
Vediamo quanti minorenni disperati si tolgono la vita. Non può passare nell’indifferenza. E’ un crimine che nessuno con una vera coscienza riuscirà a perdonarsi, un crimine che grava su molti soggetti, che vanno dall’ambito proprio scolastico, dove professori e presidi si defilano dalle responsabilità, e da quello stesso delle famiglie che troppo spesso proteggono i figli colpevoli , i quali resteranno, infine, pressoché impuniti. E ci si stende sopra un velo pietoso ed ipocrita.
Cyber bullismo
Il bullismo c’è sempre stato, da che mondo è mondo. Ma oggi la prepotenza si arricchisce dei nuovi strumenti offerti dalla tecnologia.
Il ragazzo di oggi cede all’emulazione. Si sente importante e accettato dal branco solo se in possesso di alcuni requisiti, fra i quali il tablet di ultima generazione, quello che funziona come un pc e al contempo come una macchina fotografica, quello che con lo sfioramento di un dito ti permette di portarti in tasca wikipedia , google.map e you tube, facendoti sentire, te quindicenne, uno che non ha nulla da invidiare agli adulti, un piccolo dio da temere, uno che ritiene inferiore a sé il compagno “diverso” come un errore della natura da gettare dal Monte Taigeto. E’ un mondo virtuale divenuto la sola realtà vissuta dall’adolescente, manovrata in giochi perversi che chiamano cyber-bullismo.
Questi giovani, questi sconosciuti. Una volta a casa, si rintanano nella loro stanza per elaborare i loro esercizi virtuali ed anche i genitori più attenti non riescono ad entrare in quel loro surrogato di vita. Ma purtroppo alcuni genitori navigano nella stessa barca dei figli. Sono i genitori essi stessi purtroppo mancanti di un’educazione sentimentale, abbagliati essi stessi più dall’avere che dall’essere. E ce ne sono, basta osservare l’andazzo all’uscita delle scuole, dove la mammina si presenta a prelevare il figlio ostentando il suv fiammante.
I 500 euro ai diciottenni
L’operazione che sta facendo il governo a favore della cultura giovanile strapperebbe un applauso, se non qualche lecito dubbio. Quei 500 euro promessi dal Patto di Stabilità ai giovani che compiranno nel 2016 i 18 anni, calzano a pennello con le prossime elezioni di primavera E i 18 anni significano diritto al voto e nuovo capitale umano. Ergo!
Di primo acchito, la notizia ha fatto esultare i prossimi diciottenni, non ancora a conoscenza dei termini di tale elargizione e convinti di mettersi in tasca, sic et simpliciter, una paghetta mai vista prima. In realtà, il bonus sarà spendibile esclusivamente in attività culturali, come musei, teatri e concerti.
Divertenti quei ragazzi, ancora ignari, i quali – intervistati in tv da giornalisti ancor meno informati – hanno snocciolato tutte le cose che avrebbero fatto con i 500 euro. Vale a dire in attività ben diverse da quelle culturali, vedi l’ acquisto di jeans griffati, il tablet di nuova uscita, cenette con la “tipa” di turno, discoteche e amenità di vario genere proprie dei desideri di quell’età.
Educazione sentimentale
La politica comincia dunque a sentirsi investita del grave problema educativo e c’è qualcuno che adombra l’eventualità di far entrare nelle aule scolastiche il romanzo di Flaubert “L’educazione sentimentale” accanto ai testi classici della letteratura italiana. Anche noi abbiamo più volte parlato della necessità di un’ educazione sentimentale, ma ora, seppur a malincuore, ci sentiamo di osservare che il libro, a questo punto, sembra diventare uno strumento quasi obsoleto davanti al muro di una cultura giovanile contemporanea, figlia di una mal digerita e galoppante ipertecnologia. E’ come fare una scorpacciata di cibo tutto in una volta. I giovani non hanno ancora digerito quanto gli si sta offrendo a ritmo frenetico.
E’ pur indiscusso che le angosce e le vicissitudini sentimentali del giovane Frédéric, protagonista del romanzo, ambientato nell’ elegante e spesso leziosa borghesia parigina dell’800, sono quelle di una gioventù intesa come immaturità permanente, simile a quella dei giovani fragili di oggi. Ma proprio quei nostri ragazzi, figli del punk e del rock, del tweet e del whatsapp, non sappiamo come reagirebbero se a scuola gli mettessimo in mano questo libro. Oggi, disincantati come sono, abituati al tutto e subito anche nei rapporti sentimentali, non tutti potrebbero calarsi nell’amore romantico di Frédéric , fatto di sguardi e di attese, di un amore che durerà una vita nell’incompiutezza di un desiderio irrisolto per rispetto dell’unica donna che vede come un essere angelicato, nell’intreccio di amori tra il bordello e l’ambiente borghese dell’800 parigino. Non sappiamo quanti apprezzerebbero il bellissimo romanzo coi suoi affreschi impressionistici , che potrebbe venire mal interpretato come una narrazione di maniera.
Una Buona Scuola?
Vediamo di cambiare i termini di un’educazione sentimentale da concepire per i giovani dei giorni nostri. Se in famiglia non sempre il giovane può trovare un aiuto valido per la sua crescita interiore, bisogna offrire alla scuola docenti motivati e non incasellati in certi metodi di insegnamento che allontanano i giovani dall’interesse per la cultura.
Ci piace ricordare alcuni nostri insegnanti: quella di Lettere, che impiegava un ‘ora intera a leggerci in ottimo romanesco – lei milanese – “La scoperta dell’America” di Pascarella, lasciandoci tutti incantati, molto più che se ci avesse impartito nozioni pedisseque di storia americana. E il professore di Latino, che ci disegnava sulla lavagna gli accampamenti del “De Bello Gallico”, facendoci divertire e nel contempo comprendere le strategie di guerra di Giulio Cesare.
Chiaro che il contesto dei tempi è ben differente. Ma viene lecito interrogarsi se esistono più certi insegnanti. Possiamo chiederlo alla riforma della “Buona Scuola”, che sta attuando tra mille polemiche l’assunzione dei precari ( chi al nord, chi al sud ) e, si spera, una cernita severa del corpo dei docenti, che non scelgano la via dell’insegnamento se non per vera passione. Se una buona scuola dà buoni frutti, potremmo – sempre col condizionale – anche chiudere con una nota di ottimismo sul futuro dei nostri giovani.
Siamo sicuri che nell’animo umano, anche quello dei “ bad boys”, c’è sempre qualche breccia da aprire, non con le bombe che stanno esplodendo ovunque come mortaretti di Capodanno.




