L’Italia delle persone non dei partiti
Una nota associazione culturale romana sta diramando gli inviti per una “lectio”. Tema, la figura di EnricoBerlinguer. E’ chiaro. Si va alla ricerca di punti di riferimento, dell’anello mancante di una catena di personaggi che si barcamenano per un consenso che non sempre arriva chiaro e omogeneo. Enrico Berlinguer è l’anello mancante, purtroppo ormai perduto. Ai suoi funerali nel 1984 si smosse tutta Roma e tutta Italia, sinistra e destra, un omaggio corale a una persona retta, di grande onestà intellettuale e di cui si è perso lo stampo. Quelli che come lui ancora esistono, e ce ne sono, non hanno voce.
Stiamo respirando l’aria malsana che imperversa da tempo nel Paese e il vaso della sopportazione è ormai colmo. Anche la strada del giovane Premier sta diventando piuttosto accidentata. Viene rimproverato dai suoi di trascurare le cose del Partito per gli impegni pressanti del suo incarico. E il rimprovero rivela una doppia valenza. Se da una parte lo si vuole delegittimare, dall’altra il boomerang ricade su coloro all’interno del partito stesso che confermano la loro incapacità a portare avanti discorsi decisivi. Né intendono offrire a Renzi un appoggio operativo, da buoni companions, per spianargli il suo percorso di rappresentanza del Paese in Europa. Ciò che sanno fare bene è la critica. Invidia docet.
Le ultime risultanze elettorali regionali mettono in tutta luce il fatto che, a vincere, non sono più i Partiti che si sono andati sbriciolando, ma le persone che sanno operare nel territorio. E’ il territorio stesso che s’impone nelle scelte, come accaduto a Livorno col successo del giovane ingegnere Nogarin che, col suo pragmatismo privo di accenti urlati, ha rilanciato a sorpresa il M5S dopo la sconfitta europea. La gente del porto livornese, abbattuta dalla disoccupazione, lo ha eletto Sindaco. Grillo e il suo entourage non gridino vittoria, ma ne traggano motivo di riflessione per una svolta nelle loro strategie di comunicazione.
Brevi, semplici note di riflessione che appartengono alla gente comune, alla gente delle periferie che la crisi vede abbandonate, che raccolgono le voci di chi promette di abbattere un sistema che ci ha condotto allo sbando economico, agli scandali che si susseguono a ruota nell’imperterrita ingordigia di succhiare quanto più è possibile dalle tasche pubbliche. La promessa di “ rottamazioni” soddisfa la pancia della gente, ma le cacciate dai paradisi del carrozzone statale troveranno forti resistenze. Renzi ha le spalle del giovane combattente, che non si volta indietro a contare le vittime, ma per lui la vediamo dura nel consenso popolare, come figura inserita nella rappresentanza dell’ufficialità europea.
La gente non capisce l’Europa, quest’idea di un continente unito che può portare i giovani alla costruzione di un dialogo comune, alla ricerca di se stessi come individui inseriti al di là delle proprie frontiere domestiche, di giovani preparati professionalmente per il domani. La gente comune se ne frega dei patti di stabilità, degli spread. La gente pensa che, ora e qui, se la sta passando proprio male mentre in giro circolano individui segnati indegnamente all’anagrafe come cittadini italiani e che intascano mazzette da paura in un sol boccone. Un boccone amaro sulla tavola di tanti disoccupati, esodati e cassintegrati che non sanno cosa mettere in tavola per i loro figli.
Alcuni partiti politici, ormai storici, si sono rifatta la faccia e si spostano dalle loro usuali piazze del nord cercando le folle di un sud prima dimenticato e vilipeso. E vincono le voci della protesta laddove la gente è disperata e non teme quella revolucion che spesso porta alle dittature in nome della democrazia.
Le orecchie del popolo odono ciò che vogliono udire. E gli affabulatori lo sanno.
Angela Grazia Arcuri
Roma, 12 giugno 2014




