Berlusconi si è dimesso
Dopo 17 anni di attività politica in prima linea, si è appena consumato ciò’ che potrebbe passare alla storia come il colpo di grazia che potrebbe chiudere la carriera politica di Silvio Berlusconi. Pochi istanti fa, dopo il voto favorevole al decreto di stabilità ed una breve riunione a Montecitorio, Berlusconi è salito al Quirinale e ha rimesso nelle mani del Presidente della Repubblica Napolitano il proprio mandato. Centinaia di persone davanti Montecitorio hanno aspettato l’uscita dell’ormai ex premier, in festa e sventolando striscioni di giubilo, dimostrando quanto un enorme parte del paese attendesse l’evento da tempo, sofferenti a causa della crisi economica e della crisi per molti morale della politica, portata avanti dal “berlusconismo” degli ultimi 17 anni.
Con queste dimissioni si spera di chiudere un era per poterne aprire un altra. Se il toto-Premier sembra esser stato vinto da Mario Monti, economista, accademico e da pochi giorni senatore a vita, che gode della stima internazionale richiesta negli ultimi mesi dalla comunità’ internazionale, il toto-ministri sembra andare avanti.
Nei prossimi giorni, se Monti dovesse esser incaricato di formare un nuovo governo, di tipo tecnico, il nomi più’ gettonati per i posti di ministro dovrebbero essere
Agli Esteri al posto di Franco Frattini potrebbe arrivare Giuliano Amato, anche se resta in pista la candidatura di Giampiero Massolo, segretario generale al ministero degli Affari esteri. Per la Giustizia le ipotesi sono ancora molteplici: Francesco Nitto Palma potrebbe esser sostituito da Cesare Mirabelli, presidente emerito della Consulta e ora docente alla Pontificia Università Lateranense, ma circola anche il nome di Alberto Capotosti, altro ex presidente della Corte Costituzionale. Per la Salute, l’ipotesi più gettonata è un ritorno dell’oncologo Umberto Veronesi. E all’istruzione, spazio a un altro tecnico, apprezzato anche dal centro-destra: il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi. Per la guida del dicastero dell’economia circolano per ora tre ipotesi: accanto al direttore generale Fabrizio Saccomanni, si fanno i nomi di Lorenzo Bini Smaghi, appena dimessosi dalla Bce, e di Guido Tabellini, professore di Economia alla Bocconi e quindi collega di Monti. Per la casella dello Sviluppo, salgono le quotazioni di Carlo Secchi, altro bocconiano di ferro. Come Lanfranco Sen, che gli ultimi rumors, danno in corsa per il ministero delle Infrastrutture.
Dunque niente riconferme, ma un governo di soli tecnici, come nella storia della repubblica il solo Ciampi porto’ avanti, presentandosi alla camera con una lista di esperti escludendo tutti i gruppi parlamentari.
di Morris Bisanti
12 novembre 2011




