Tutti i voli del Presidente
Col beneplacito di Allah, Letta è tornato nella sua “bella e assolata Roma” (sue parole in un microfono dal Kuwait). Ma forse, abbagliato dai minareti d’oro e gongolante per i 500 milioni che riportava a casa, gli sfuggiva che Roma stava sguazzando nell’acqua fino al collo. Gliene importa assai ad Al Arabiya di informare sulla situazione meteo italiana, gliene importa assai se non ci funzionano le fogne, se il territorio frana e tutto il resto. Loro hanno fiducia nel bel suolo italico e vogliono fare lo shopping griffato bianco-rosso-verde.
Giorni fa, un italiano della strada, intervistato su cosa avesse fatto Letta in questo periodo di governo, ha alzato gli occhi al cielo, si è grattato il naso ed ha risposto candidamente: “ Mah…. non mi viene niente in mente!…”. Ma la risposta è sotto gli occhi di tutti: Letta ha fatto su e giù dagli aerei . Un po’ da Obama, un po’ da Putin, ora dai sultani arabi. E non per divertirsi a salire le scalette come i ragazzini, ma per servire la causa, per dare uno schiaffo morale all’Europa che ce la possiamo fare da soli senza l’aiuto dei cugini ricchi.
Dove coi baffi si nasce
Così avrà baciato tre volte sulla guancia gli Emiri del Golfo, che hanno tanti miliardi per ogni lettera dei loro nomi. Bastano quelli che ha incontrato ad Abu Dabi per farsi la doccia di monete d’oro come Paperone: S.A. Sceicco Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah e il Primo Ministro S.A. Sceicco Jaber Al-Mubarak Al Harnad Al Sabah, da pronunciare con l’acca aspirata si raccomanda. Quel comune e finale “Al-Sabah” ( il mattino, il sole, l’alba ) è una specie di cognome che designa la famiglia reale, un “mattino” pieno di sole e di monete d’oro… quelle che convoglieranno in Italia se gli accordi andranno a buon fine. Inchino di Letta obbligatorio, data la sua altezza nei confronti degli interlocutori arabi, piuttosto tarchiatelli, impaludati nelle loro palandrane ricamate ed i baffi color inchiostro , forse stampati sul volto già prima di nascere. Le madri li hanno fatti così, col baffo simbolo di dominio maschile, si sa.
Baciamo le mani alla fiduciosa lungimiranza levantina, che solleverà le sorti delle nostre zoppicanti imprese e dell’occupazione in vista dell’Expo Milano 2015 ed Expo Dubai 2020. Non solo, ne avrà benefici la nostra Alitalia per l’accordo con Ethiad, la compagnia di bandiera degli Emirati.
Il Presidente se n’è tornato a casa con le tasche pesanti, 500 milioni di euro di investimenti in Italia da parte del Fondo Sovrano del Kuwait, uno dei primi al mondo, che saranno versati nel nostro Fondo Strategico Italiano.
Squinzi si è affrettato a buttare acqua sugli entusiasmi del piccione viaggiatore. Evidentemente, i conti di Confindustria sulla ripresa differiscono un tantino più realisticamente da quelli delle buone intenzioni di Letta. Certe scadenze non aspettano il 2015. E c’è, tra molto altro, da sistemare il problema della macchinosa burocrazia italiana che andrebbe a complicare ogni progetto di investimento straniero.
Hurry up, direbbero gli inglesi. Come direbbero gli arabi non lo sappiamo. Noi diremmo “sbrighiamoci”. Le europee sono vicine, quelle italiane un’alternativa non gradita a tutti.
Angela Grazia Arcuri
Roma, 7 febbraio 2014




