1693 giorni di guerra in Ucraina

A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, la guerra in Ucraina continua a ridisegnare gli equilibri europei. Tra gli sviluppi sul campo, le iniziative diplomatiche e le posizioni delle potenze internazionali, il conflitto resta una questione aperta, le cui conseguenze superano i confini dei due paesi coinvolti. Sul terreno proseguono i combattimenti e la diplomazia fatica a trovare una via d’uscita; nel mentre cresce l’attenzione per le minacce che interessano anche la NATO: il rischio non è necessariamente un’estensione imminente del conflitto, ma una crescente pressione sul fianco orientale dell’Alleanza, chiamata a rafforzare la deterrenza senza provocare uno scontro diretto con Mosca.
L’accordo sul cessate il fuoco energetico
L’11 ottobre Donald Trump ha annunciato che Russia e Ucraina avrebbero trovato un accordo per un cessate il fuoco energetico: i due Paesi sarebbero disposti a interrompere i bombardamenti sulle rispettive infrastrutture energetiche. Le dichiarazioni della Casa Bianca non sono state accompagnate da una conferma da entrambe le parti: il presidente Volodymyr Zelensky ha detto di non essere al corrente di un accordo, ma si è definito disposto ad accettare il cessate il fuoco a condizione che Mosca facesse altrettanto.
La tregua si inserisce in un quadro di progressivo riavvicinamento tra Washington e Mosca sul fronte energetico. Il 9 ottobre Trump aveva annunciato la sospensione fino ad aprile delle sanzioni contro la Russia sulle esportazioni di gasolio, per permettere al Paese di immetterne sul mercato mondiale e abbassare i prezzi dell’energia. Il Cremlino si impegnerebbe a fornire subito 300mila tonnellate di gasolio e altre 500mila da consegnare nel mese di novembre.
Sul fronte Ucraina, Trump ha dichiarato la necessità per il Paese di trovare un nuovo presidente, accusando Zelensky di non voler raggiungere un accordo per mettere fine al conflitto. Il leader ucraino ha replicato ricordando che la scelta del presidente spetta alla società e che, se Washington vuole le elezioni, deve aiutare a garantire sessanta giorni di cessate il fuoco totale per organizzarle. Il tycoon ha anche minacciato l’Ucraina di tagliare la condivisione di intelligence e la vendita di armi, a meno che non smettano di bombardare le raffinerie russe.
Nelle ore successive all’annuncio di Trump del cessate il fuoco energeticoo, Zelensky ha denunciato una serie di attacchi russi contro una centrale elettrica a Kyiv e alcuni impianti nella regione di Karkhiv. Ha anche evidenziato come non sia stato lanciato nessun allarme antiaereo preventivo. Sulla questione il mondo politico ucraino si è diviso tra chi crede e non crede in un possibile taglio dell’intelligence da parte degli Stati Uniti. È stata aperta un’indagine per capire perché l’avviso non sia stato trasmesso.
La NATO rafforza la difesa
La NATO è sempre più impegnata a sostenere Kyiv e a proteggere il territorio degli alleati. Il conflitto non si è esteso direttamente ai Paesi dell’Alleanza, ma le sue conseguenze si fanno sentire anche oltre il fronte ucraino, tra violazioni dello spazio aereo, minacce alle infrastrutture strategiche e rischi per la navigazione commerciale.
Il 13 ottobre due navi mercantili sono state colpite da droni al largo della costa bulgara: una è affondata e undici marinai risultano dispersi. Le autorità di Sofia hanno convocato l’ambasciatore russo, senza attribuire ufficialmente a Mosca la responsabilità degli attacchi. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha condannato gli episodi, mentre il segretario generale della NATO Mark Rutte ha assicurato che la presenza militare sul fianco orientale sarà adeguata alle necessità di sicurezza.
Il 12 ottobre, intervenendo al Warsaw Security Forum, il comandante supremo alleato in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich, ha ribadito che la NATO non cerca uno scontro con Mosca, ma è pronta a rispondere a un eventuale attacco. Il comandante ha richiamato l’attenzione sui sabotaggi e sulle altre azioni ostili che, secondo diversi governi occidentali, mirano a indebolire la coesione degli alleati e a distogliere risorse dal sostegno a Kyiv. Ha inoltre sottolineato la necessità di coordinare le risposte e rendere chiare le linee da non oltrepassare.
Parallelamente, l’Alleanza sta rivedendo le proprie capacità di difesa alla luce delle lezioni apprese sul campo in Ucraina. Il 13 ottobre il NATO Innovation Fund ha annunciato un rafforzamento degli investimenti nelle tecnologie per individuare e neutralizzare i droni, oltre che nei sistemi di sorveglianza spaziale. Il fondo, sostenuto da 24 Paesi alleati e dotato di un miliardo di euro, punta in particolare sulla Polonia, dove aprirà una presenza diretta a Varsavia. L’obiettivo è sviluppare strumenti capaci di rispondere a minacce sempre più difficili da individuare e contrastare con i sistemi militari tradizionali. Non si tratta della prova di un’imminente guerra diretta tra Russia e Alleanza, ma del tentativo di prevenire un’escalation e impedire che le conseguenze del conflitto compromettano ulteriormente la sicurezza europea.
Il fronte Kaliningrad e il corridoio di Suwałki
La guerra in Ucraina sta sempre più allargando il fronte oltre Mosca e Kyiv. A preoccupare gli alleati occidentali è il rischio che le tensioni si estendano all’Europa nordorientale, dove la posizione strategica di Kaliningrad e del corridoio di Suwałki rende particolarmente delicato l’equilibrio tra Russia e NATO.
Kaliningrad è un’exclave russa affacciata sul Mar Baltico, separata dal resto della Federazione e situata tra Polonia e Lituania, entrambe membri dell’Alleanza atlantica. L’importanza della regione per il Cremlino è soprattutto militare: ospita basi navali, sistemi missilistici e strutture di difesa aerea che consentono a Mosca di proiettare la propria potenza nel Baltico. La sua posizione rappresenta però anche una vulnerabilità, perché l’isolamento geografico rende più complessi i rifornimenti e l’invio di rinforzi in caso di guerra.
Le tensioni intorno all’exclave sono aumentate con l’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente rafforzamento della presenza NATO sul fianco orientale. Il 30 settembre Mosca ha avvertito che un eventuale tentativo occidentale di isolare o attaccare Kaliningrad potrebbe spingerla a ricorrere anche alle armi nucleari. Rutte ha tuttavia escluso che vi sia una minaccia immediata per il territorio NATO, ribadendo la necessità di mantenere una postura difensiva e di deterrenza.
Confina con Kaliningrad il corridoio di Suwałki, un lembo di terra di circa 65 chilometri che collega Polonia e Lituania, dunque i Paesi baltici al resto dell’Europa e dei territori della NATO. Estonia, Lettonia e Lituania non partecipano direttamente al conflitto, ma condividono con Kyiv la preoccupazione per le ambizioni militari russe e hanno sostenuto l’Ucraina con aiuti e iniziative diplomatiche. Questo, insieme all’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO, ha spinto l’Alleanza a rafforzare la propria presenza nella regione: oggi la difesa dei Paesi baltici è parte integrante della strategia di sicurezza europea e atlantica.
Questo comporta che un eventuale incidente od offensiva russa contro questa porzione di territorio potrebbe interrompere i collegamenti terrestri con Estonia, Lettonia e Lituania, rendendo più difficile il trasferimento di truppe, armi e rifornimenti verso i tre Stati. Per questo il corridoio è considerato uno dei punti più vulnerabili della difesa alleata nell’Europa orientale. Il rischio non è che un allargamento del conflitto sia già in corso, ma che un tentativo di mettere alla prova la coesione dell’Alleanza possa innescare una crisi più ampia.




