La lingua del mare, dalla Crusca al digitale per riscoprire le parole della navigazione

Il mare si può raccontare anche attraverso le parole. È da questa idea che nasce La lingua del mare, progetto promosso dall’Accademia della Crusca insieme alla Lega Navale Italiana e presentato il 15 settembre nella Biblioteca Centrale della Marina Militare di Palazzo Marina, a Roma.
L’iniziativa punta a raccogliere, studiare, digitalizzare e rendere accessibile il patrimonio linguistico legato alla marineria, alla navigazione, alla pesca e agli sport nautici. Un patrimonio fatto di dizionari, documenti e materiali storici che permette di seguire l’evoluzione del linguaggio e, attraverso le parole, ricostruire tecniche, mestieri e tradizioni legati alla vita sul mare
Un archivio digitale per la cultura marittima
Il cuore dell’iniziativa è il portale linguadelmare.it, liberamente consultabile e destinato ad ampliarsi progressivamente con nuove fonti, immagini e schede. Al suo interno trovano spazio materiali editi e inediti e dizionari storici relativi a diversi secoli della cultura marittima italiana.
Tra le fonti utilizzate ci sono anche quelle conservate dal Centro Studi Tradizioni Nautiche della Lega Navale Italiana, con sede a Napoli. Il Centro custodisce oltre 10mila volumi, le annate di circa 250 testate periodiche e la raccolta completa della rivista Lega Navale, oltre a fotografie, documenti e altre testimonianze sulla storia della navigazione, della marineria e degli sport nautici.
L’obiettivo non è rivolgersi soltanto agli specialisti. Il progetto è pensato anche per chiunque voglia avvicinarsi alla cultura marittima, mostrando come il lessico del mare abbia attraversato secoli, lingue e contesti della vita quotidiana.
Dodici parole per raccontare il mare
La componente divulgativa passa anche dai social. Le parole del mare è una video-serie in 12 puntate realizzata dalla Crusca e dalla Lega Navale Italiana e diffusa sui canali social delle due istituzioni e sul sito del progetto. A condurre gli episodi è Giulia Fava, velista, responsabile sport della Lega Navale Italiana e vincitrice della Women’s America’s Cup 2024 con Luna Rossa.
Le dodici puntate sono dedicate ad altrettante voci o gruppi di termini fondamentali della navigazione: albero, armare-disarmare, boma, canoa, mezzomarinaio/mezzomarinaro, orzare-puggiare, poppa, prora-prua, scafo, scuffia, timone e vela. Non si tratta soltanto di spiegare il significato delle parole. Ogni episodio mette in relazione la loro storia linguistica con oggetti, tecniche e manovre della navigazione. Il lessico diventa così una porta d’accesso alla storia degli incontri tra lingue e culture che hanno accompagnato per secoli gli scambi sul mare.
Dalla vela al motore, la lingua che cambia
La scelta dei materiali da digitalizzare parte dall’evoluzione del linguaggio tecnico. Annalisa Nesi, Segretaria della Crusca e coordinatrice scientifica del progetto, ha spiegato che i primi dizionari selezionati sono quelli pubblicati tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, un periodo particolarmente significativo per l’introduzione di nuove tecniche e di nuove parole.
Dopo il Dizionario di Marina medievale a moderno del 1937, già disponibile sul portale, il progetto prevede di estendere progressivamente la raccolta all’intero Novecento. Tra i materiali della Lega Navale assumono particolare rilievo quelli legati a una fase di profondo cambiamento della navigazione, segnata dal passaggio dalla vela al motore.
Accanto ai dizionari sono disponibili anche schede lessicali e letterarie, che collegano le parole marinaresche alla letteratura attraverso citazioni di testi in prosa e poesia, con l’obiettivo di trasformare un lessico tecnico e stratificato in uno strumento utile alla conoscenza.
Perché, come spiega il presidente della Lega Navale Italiana Donato Marzano, «Il mare non è soltanto uno spazio da vivere e praticare: è cultura, memoria, educazione e identità. Conoscere le sue parole significa comprenderne la storia e i valori e contribuire a renderlo parte della cultura quotidiana degli italiani».




