All’ONU la forma del mondo del mondo diventa sostanza.

C’è un’immagine che quasi tutti abbiamo in testa quando pensiamo al mondo. L’Europa al centro, Asia e Nord America enormi, Groenlandia ed Artico con dimensioni paragonabili all’Africa. È una delle immagini più familiari della nostra educazione, l’abbiamo vista sui libri di scuola, nei telegiornali, sulle pareti delle aule e sugli schermi dei computer.
Il problema è che quell’immagine è sbagliata. Non perché qualcuno abbia disegnato male il mondo, ma perché è impossibile rappresentare una sfera su una superficie piana senza deformarla. E la proiezione più famosa, quella di Mercatore, cartografo fiammingo del XVI secolo, ingrandisce progressivamente le dimensioni delle terre man mano che ci si avvicina ai poli.
Il risultato è che Europa, Russia, Nord America e Groenlandia appaiono molto più grandi di quanto siano realmente, mentre Africa, Asia e America Latina vengono considerevolmente ridimensionate.
L’esempio più impressionante è proprio la Groenlandia, sulla carta di Mercatore può sembrare grande quasi quanto l’Africa. Nella realtà, l’Africa è circa quattordici volte più estesa.
È su questa apparente banalità che venerdì 4 settembre si è aperto uno dei dibattiti più curiosi degli ultimi anni alle Nazioni Unite.
L’Assemblea generale dell’ONU ha approvato con 164 voti a favore, uno contrario e sei astensioni una risoluzione intitolata Correct the Map, promossa dal Togo a nome del gruppo degli Stati africani e sostenuta dall’Unione africana. Il testo incoraggia l’utilizzo, quando si vuole rappresentare correttamente la superficie dei continenti, di proiezioni cartografiche che mantengano proporzionate le aree, tra cui la Equal Earth.
Non è, però, una legge che obbliga il mondo a buttare via la vecchia cartina. La risoluzione non è vincolante e non vieta la proiezione di Mercatore, che continua ad avere importanti applicazioni nella navigazione. Il suo obiettivo è soprattutto invitare scuole, istituzioni, organizzazioni internazionali e altri soggetti a utilizzare rappresentazioni più fedeli delle dimensioni relative dei continenti e meno euro-americanocentriche.
Il Togo, infatti, a nome dell’Africa intera, ha presentato l’iniziativa come una questione di “giustizia cognitiva”. Nel suo intervento davanti all’Assemblea generale, il ministro degli Esteri togolese Robert Dussey ha sostenuto che le mappe non sono semplici strumenti geografici ma contribuiscono notevolmente a formare l’idea che una data popolazione ha di sé.
Per questo, secondo i promotori, una rappresentazione che riduce sistematicamente l’Africa non è soltanto una questione estetica. È anche una questione di memoria storica e di rappresentazione del peso dei diversi continenti.
Il punto è particolarmente significativo perché l’iniziativa non arriva da un’università o da un gruppo di cartografi, bensì da un gruppo di Stati. Eppure, dietro una questione apparentemente tecnica, vi è un valore geopolitico molto più alto di ciò che sembra.
La votazione, infatti, avrebbe potuto chiudersi come una curiosa iniziativa africana approvata quasi all’unanimità. Tuttavia gli Stati Uniti d’America ha deciso di votare contro.
Gli USA sono stati l’unico Paese contrario alla risoluzione. Il rappresentante americano ha sostenuto che dietro quella che viene presentata come una questione tecnica esista un progetto ideologico più ampio, legato al concetto di riparazione storica.
Il fatto è che la discussione sulla mappa del Mondo arriva in un momento in cui il rapporto di forza tra Occidente e resto del pianeta sta cambiando radicalmente. I Paesi del Sud globale contestano sempre più apertamente gli equilibri ereditati dal sistema internazionale costruito nel Novecento e le potenze occidentali, o ciò che ne resta, devono confrontarsi con una distribuzione del potere economico e demografico ben diversa da quella di qualche decennio fa.
Occorre sottolineare, infine, un dettaglio interessante. Riguardo il simbolo delle Nazioni Unite stesse, raffigurante il pianeta come visto dal Polo Nord, ingigantendo così le masse continentali dell’Emisfero Sud, non è stata registrata, però, alcuna obiezione.




