La storia del Grande Slam americano

Sono secoli che lo US Open, uno dei quattro tornei di tennis del Grande Slam, tiene incollati milioni di appassionati di tennis ogni fine agosto. Eppure, agli esordi del campionato, nel New England il clima era molto diverso: gli U.S. National Championships, nell’Ottocento, erano un evento esclusivo, riservato all’alta società e degno di un racconto di Wharton. Un evento sportivo che è mutato nel tempo e che ha segnato importanti svolte nel mondo dello sport, aprendosi già nell’epoca vittoriana alla partecipazione delle donne nei grandi tornei di tennis.
Gli inizi: gli U.S. National Championships
Il tennis suscitò presto interesse nel Nuovo Continente. Le regole del tennis moderno, una versione innovativa dell’antico gioco della pallacorda, erano state stilate nel 1874 e già nello stesso anno il gioco aveva iniziato a diffondersi negli Stati Uniti. Soltanto sette anni dopo venne organizzato il primo campionato nazionale statunitense, gli U.S. National Championships, nello Stato del Rhode Island. Il torneo non si disputava ancora nella sua nota sede di Flushing Meadows, a New York, e inizialmente era riservato ai giocatori americani, ma la volontà di creare un grande momento celebrativo per il tennis era più forte che mai.
Nella stessa decade iniziava ad affermarsi anche la presenza delle donne sui campi da tennis. Nel 1887 venne organizzato il primo torneo femminile degli U.S. National Championships, a Filadelfia, segnando una svolta. Si sarebbe dovuto aspettare però il 1968, con l’inizio dell’era Open, perché uomini e donne professionisti potessero competere all’interno dello stesso grande torneo alla pari.
Gli Stati Uniti si aprono al mondo del tennis
Nel 1915, quando gli U.S. National Championships si trasferirono a Forest Hills, a New York, il torneo aumentò ulteriormente la propria popolarità. Nella Grande Mela si affermarono negli anni Venti alcune delle prime grandi stelle del tennis statunitense, come Bill Johnston e Bill Tilden. I due si sfidarono più volte a Forest Hills, dando vita ad alcuni dei confronti più celebri dell’epoca. Tra Fred Perry e Jack Crawford, l’australiano con cui la stampa iniziò ad associare al campionato americano l’espressione “Grande Slam”, Forest Hills visse decenni di splendore.
Tutto questo fino alla vittoria del tennista Bobby Riggs nel 1939, poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il torneo non fu interrotto durante gli anni della guerra, tuttavia i giocatori dello stadio diminuirono rendendo discontinuo il campionato. A guerra finita e tornò a disputarsi regolarmente, mantenendo Forest Hills come propria sede.
Nel 1968 arriva una delle svolte decisive nella storia della competizione: gli U.S. National Championships diventano ufficialmente parte dell’era Open, permettendo per la prima volta ai professionisti di competere insieme ai dilettanti. Il vincitore della prima edizione dell’era Open fu l’afroamericano Arthur Ashe, che entrò nella storia come il primo uomo di colore a conquistare il titolo.
Poco più di dieci anni dopo arriva un’altra svolta: nel 1978 il torneo abbandona Forest Hills e si trasferisce al Flushing Meadows Park, nel Queens, adottando i campi in cemento. È in questa nuova sede che gli U.S. National Championships assumono definitivamente il nome di US Open e diventano uno dei quattro grandi appuntamenti del tennis mondiale.
Da torneo esclusivo del New England a palcoscenico globale di Flushing Meadows, lo US Open racconta così anche la trasformazione del tennis: uno sport che, nel corso di poco più di un secolo, ha abbattuto confini sociali, geografici e di genere.




