Dagospia condannato per diffamazione: settantacinquemila euro a Rocco Casalino

Il Tribunale civile di Brindisi sanziona il portale di Roberto D’Agostino per articoli e contenuti digitali ritenuti lesivi della reputazione dell’ex portavoce del governo Conte.
La sentenza del Tribunale di Brindisi
Il Tribunale civile di Brindisi ha condannato il portale d’informazione Dagospia e il suo fondatore e direttore, Roberto D’Agostino, al risarcimento di settantacinquemila euro in favore di Rocco Casalino, ex capo della comunicazione della presidenza del Consiglio durante l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. La controversia giudiziaria, nata da un’azione legale avviata da Casalino, trae origine da pubblicazioni apparse online a partire dal 2019 e proseguite negli anni successivi.
I contenuti al centro del giudizio
Al centro del giudizio vi sono specifici contenuti ritenuti dal giudice falsi e lesivi della dignità professionale e personale del ricorrente. Tra questi figurano articoli relativi a presunte dinamiche e raccomandazioni per la conduzione televisiva del programma La vita in diretta – Estate affidata a Beppe Convertini, commenti aspri e denigratori sulla funzione istituzionale ricoperta all’epoca – tra cui l’appellativo che definiva Casalino il portavoce più implausibile, arrogante e volgare della storia -, nonché la diffusione su Instagram di un fotomontaggio satirico che lo ritraeva alle spalle dell’allora premier Giuseppe Conte con un cartello dai contenuti espliciti, capace di scatenare centinaia di interazioni dai toni ingiuriosi e omofobi.
Il confine tra satira e diffamazione
Nel pronunciare la sentenza, il giudice Antonio Sardiello ha ribadito i confini giuridici che separano la satira e la critica politica dalla condotta diffamatoria. La giurisprudenza stabilisce che il diritto di satira, pur godendo di ampie tutele nell’ordinamento, perde la sua legittimità quando supera i parametri della continenza e del contesto, trasformandosi in un’aggressione alla reputazione individuale indipendentemente dalla natura divulgativa o scandalistica della testata.
Le sanzioni e gli obblighi disposti dai giudici
Oltre alla sanzione economica principale fissata a settantacinquemila euro, il tribunale ha imposto la rifusione delle spese processuali, quantificate in circa quattordici mila euro. Il dispositivo giudiziario prevede inoltre l’ordine di cancellazione immediata dal web degli scritti e dei post ritenuti diffamatori, assistito da una penale giornaliera di cinquecento euro in caso di inottemperanza, e dispone la pubblicazione della sentenza su tre quotidiani di rilevanza nazionale come il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e La Gazzetta del Mezzogiorno.




