Addio a Vittorio Frescobaldi, il patriarca che portò il vino toscano nel mondo

Per raccontare la vita di Vittorio Frescobaldi bisogna partire da molto prima della sua nascita. Da una storia familiare lunga più di sette secoli, attraversata da vigne, colline toscane e bottiglie arrivate sulle tavole dei Medici, dei pontefici e persino della corte reale inglese. Un’eredità imponente che Frescobaldi non si è limitato a custodire: l’ha presa tra le mani e accompagnata nel mondo contemporaneo.
Il marchese Vittorio Frescobaldi è morto a Firenze a 97 anni, nella notte tra il 25 e il 26 agosto. Nato nel capoluogo toscano il 30 novembre 1928, apparteneva alla trentunesima generazione della famiglia fiorentina, legata alla produzione di vino fin dal Medioevo. Lascia la moglie Bona e quattro figli, Fiammetta, Angelica, Lamberto e Diana.La sua storia personale finisce inevitabilmente per intrecciarsi con quella dell’enologia italiana. Frescobaldi si laureò in Agraria all’Università di Firenze nel 1953, quando aveva già cominciato ad affiancare il padre Lamberto nella gestione delle proprietà. Alla morte di quest’ultimo, nel 1959, assunse insieme ai fratelli Ferdinando e Leonardo la responsabilità dell’attività familiare.
Erano anni molto diversi da quelli attuali. Il vino italiano era ancora fortemente legato al consumo interno e la fama internazionale che oggi accompagna molte etichette toscane era tutta da costruire. Frescobaldi intuì che una tradizione secolare, da sola, non sarebbe bastata: bisognava innovare, aprirsi all’estero e trasformare il legame con il territorio in una forza capace di parlare anche oltre i confini nazionali.Sotto la sua guida l’azienda si modernizzò e rafforzò la propria presenza nei grandi territori vitivinicoli della Toscana, da Montalcino a Bolgheri. Uno dei passaggi più importanti arrivò negli anni Novanta, con l’incontro con il produttore californiano Robert Mondavi. Dalla collaborazione nacque nel 1995 Tenuta Luce a Montalcino, incontro tra la tradizione toscana e una nuova visione internazionale del vino.Il riconoscimento istituzionale era arrivato già nel 1977, quando Frescobaldi era stato nominato Cavaliere del Lavoro come “agricoltore appassionato”. Nel corso della sua lunga carriera ricoprì anche incarichi nel mondo agricolo e finanziario, tra cui quello di vicepresidente di Confagricoltura dal 1986 al 1990. Nel 2017 Firenze gli conferì inoltre il Fiorino d’oro, la massima onorificenza della città.
Nella sua vita c’è stato anche un curioso filo che ha continuato a legare i Frescobaldi alla monarchia britannica. Vittorio e la moglie Bona coltivarono per quasi quarant’anni un rapporto personale con l’attuale re Carlo III, più volte loro ospite in Toscana. Nel 2011 furono inoltre tra i pochi italiani invitati alle nozze del principe William e Kate Middleton.
Negli ultimi anni Vittorio aveva progressivamente lasciato la guida dell’azienda al figlio Lamberto, continuando però a rappresentare un punto di riferimento per la famiglia e per l’intero settore.Con la sua morte scompare così non soltanto uno dei grandi nomi del vino italiano, ma un uomo che ha fatto da ponte tra due epoche. Aveva ricevuto in eredità una storia cominciata secoli prima della sua nascita e ha contribuito a consegnarla alla generazione successiva profondamente trasformata, senza spezzarne il legame con la terra. Forse è proprio qui che si trova il senso della sua lunga vicenda: Vittorio Frescobaldi non ha semplicemente custodito una tradizione. Le ha insegnato a viaggiare.




