Giappone, il trono resta un affare di soli uomini
Il Parlamento giapponese ha approvato lo scorso 17 luglio, con il voto finale della Camera dei Consiglieri che ha registrato 184 favorevoli e 57 contrari, la prima modifica sostanziale alla Legge della Casa Imperiale dal 1947, un intervento che si presenta come un tentativo direi modernizzazione ma che di fatto conferma il principio della successione riservata esclusivamente agli uomini di linea paterna. La riforma nasce da un’urgenza demografica difficile da ignorare, perché la famiglia imperiale conta oggi appena sedici membri e gli eredi maschi idonei a salire al trono sono soltanto tre, l’imperatore Naruhito escluso: il fratello minore Fumihito, sessant’anni, primo nella linea di successione, il figlio di quest’ultimo Hisahito, diciannove anni, e lo zio dell’imperatore Hitachi, che di anni ne ha novanta. Se Hisahito non dovesse avere figli maschi, la dinastia più antica del mondo rischierebbe l’estinzione della propria linea diretta, uno scenario che il nuovo testo prova a scongiurare introducendo la possibilità di adottare discendenti maschi provenienti dagli undici rami collaterali esclusi dalla famiglia imperiale nel dopoguerra, purché abbiano almeno quindici anni, siano celibi e privi di figli. Gli adottati non otterrebbero un accesso diretto al trono, ma i loro futuri discendenti maschi rientrerebbero regolarmente nella linea successoria, un meccanismo pensato per allargare la base dinastica senza alterare l’ordine già stabilito. La legge introduce anche una seconda novità, forse più immediatamente percepibile, perché consente alle principesse di mantenere il proprio rango anche sposando un cittadino comune, evitando così la fuoriuscita automatica dalla famiglia reale che finora ha colpito diverse figure pubbliche molto popolari. Resta invece fuori dai giochi la principessa Aiko, ventiquattrenne figlia dell’imperatore Naruhito, il cui possibile accesso al trono era sostenuto secondo un sondaggio del Mainichi Shimbun dal sessantuno per cento dei giapponesi interpellati, segno di un divario crescente tra il sentimento popolare e la linea tenuta dal governo conservatore. La premier Sanae Takaichi, prima donna alla guida dell’esecutivo nipponico, ha chiuso ogni spiraglio davanti ai parlamentari del suo partito, sostenendo che il mantenimento della linea maschile per centoventisei generazioni rappresenta il fondamento stesso dell’autorità e della legittimità imperiale, aggiungendo che i tempi non sono ancora maturi per aprire un dibattito sulla linea femminile. Una posizione che raccoglie il sostegno dei circoli più conservatori e nazionalisti del paese, ma che continua a scontrarsi con un’opinione pubblica sempre più orientata verso un cambiamento che la politica, almeno per ora, non è disposta a concedere.




