Gapla, il progetto di uno Stato indipendente nel cuore dei Balcani

Sembra “L’isola delle rose” ma non lo è. Un gruppo di adolescenti vuole fondare un nuovo Stato nel cuore dei Balcani, su una sottile striscia di terra contesa tra Serbia e Croazia. Si chiama Gapla ed è l’ultimo esperimento di micronazione nato lungo il Danubio, un’area dove da anni si susseguono proclamazioni simboliche di indipendenza, passaporti autostampati e progetti di comunità alternative destinati, almeno per ora, a scontrarsi con la realtà del diritto internazionale e con le autorità croate.
Particolarmente curioso è il fatto che dietro Gapla ci siano quasi esclusivamente giovani tra i 17 e i 18 anni. Il progetto, nato formalmente nel 2019, è rimasto finora confinato al mondo digitale, ma i promotori hanno annunciato l’intenzione di effettuare una prima spedizione sul territorio rivendicato per issare la propria bandiera.
Alla guida dell’iniziativa c’è il presidente Hendrik Täks, affiancato dalla responsabile delle relazioni pubbliche Amalia Battle, che sui social presenta Gapla come uno Stato aperto, inclusivo e pensato per le nuove generazioni, con i fondatori che sostengono di aver già distribuito migliaia di cittadinanze, stampato passaporti e lanciato una criptovaluta destinata a finanziare il progetto.
L’obiettivo dichiarato è quello di avviare i primi insediamenti permanenti entro il 2031, arrivando a occupare alcune decine di ettari lungo il Danubio, di fronte alla città serba di Apatin, in un’area composta da terreni boschivi e disabitati che i fondatori definiscono una terra nullius, cioè un territorio non rivendicato né dalla Serbia né dalla Croazia. In realtà, la questione è molto più complessa, perché il confine tra i due Paesi lungo il Danubio non è stato definitivamente delimitato dopo la dissoluzione della Jugoslavia, con Belgrado e Zagabria che adottano ancora criteri diversi per individuare la linea di frontiera: la Serbia segue il corso attuale del fiume, mentre la Croazia rivendica il confine storico catastale precedente alle modifiche naturali del Danubio. Questa situazione genera alcune piccole aree la cui sovranità rimane oggetto di interpretazioni differenti, alimentando le rivendicazioni delle cosiddette micronazioni, e così, dopo altri tentativi simili che hanno attirato l’attenzione internazionale, arriva Gapla.
Il precedente più noto è quello di Liberland, proclamata nel 2015 dal politico ceco Vít Jedlička su un’altra porzione di territorio conteso. Nel 2023 poi è nata anche Verdis, un’altra micronazione che rivendica appena mezzo chilometro quadrato lungo il Danubio, ma anche in quel caso le autorità croate hanno impedito qualsiasi tentativo di occupazione stabile.
Dunque l’esperienza maturata con questi casi simili lascia prevedere che anche Gapla incontrerà forti ostacoli nel trasformare il proprio progetto in una presenza concreta sul territorio.
Ad ogni modo però, più che un vero progetto statale, Gapla appare oggi come un’iniziativa fortemente costruita attorno ai linguaggi della Generazione Z, di cui social network, identità digitali, criptovalute e campagne online rappresentano il cuore della comunicazione del movimento, molto più della concreta occupazione del territorio, il che potrebbe dividere la storia dal quasi certo esito nefasto della vicenda geografica.



