Taghiyev: Petrolio, celebrazione, dramma umano e spiritualità
L’epica della lotta, La dottrina del sacrificio, Il perseguimento di un obiettivo e il racconto di una figura storica.
Questo e tanto altro è “Taghiyev: Petrolio”, proiettato per la prima volta in Italia alla Casa del Cinema di Villa Borghese in occasione delle celebrazioni legate alla cultura azera. Primo di una serie di sette lungometraggi usciti a partire dal 2024, è dedicato alla figura di Zeynalabdin Taghiyev, imprenditore petrolifero e filantropo, una delle figure più importanti della storia dell’Azerbaigian.
Ma cosa racconta “Taghiyev: Petrolio” oltre alla biografia di una figura storica?
Il Petroliere
Siamo alla fine del diciannovesimo secolo. L’imprenditore e benefattore Zeynalabdin Taghiyev (Parviz Mammadrzayev) ha appena acquistato un lotto di terreno nel quale effettuare uno scavo per estrarre il petrolio. Tuttavia nell’arco di cinque anni, gli scavi non portano alcun risultato, e l’incrollabile volontà di Taghiyev va inevitabilmente a scontrarsi con le rinunce di tutti coloro che lo circondano, e con una situazione sempre meno rosea.
Già da questo breve sunto appare evidente come il regista Zaur Gasimli abbia voluto fare del suo film qualcosa di più di una semplice opera apologetica. Sono infatti molteplici i sottotesti di “Taghiyev: Petrolio.”
L’elogio allo spirito degli uomini di buona volontà. Una forza talmente incontenibile da plasmare i destini degli individui, e, talvolta, di interi popoli e nazioni. Una forza così forte da non essere fiaccato, ma anzi ulteriormente temprato dalle difficoltà riscontrate, siano esse di natura economica, spirituale o personale.
E profondamente personale e umano è il dramma che vediamo messo in scena sullo schermo. “Taghiyev: Petrolio” infatti non è semplicemente la storia di un uomo che persegue un obiettivo, è la storia di un’impresa folle che richiede alcuni tra i tributi più pesanti e amari. Tra questi la possibilità di poter stare accanto alle persone che amiamo o di vivere con serenità i lutti più pesanti.
Il Libro di Giobbe
E infine la spiritualità. Ebbene sì. Nonostante si parli di economia e di petrolio, questo film include una sottotesto profondamente religioso. Taghiyev appare non soltanto come un imprenditore, ma anche come un individuo capace di opporsi ai deliri del fanatismo, abbracciando i lati più sani della religione e della spiritualità.
Nel corso del film è lui stesso a paragonare la sua vicenda a quella del profeta Giobbe, l’uomo capace di mantenere intatta la fede in Dio e la sua volontà nonostante le logoranti prove cui fu sottoposto il suo stesso Signore. Una volontà premiata da guadagno abbondante e meritata fortuna, i quali però, ce lo racconta la Storia, furono usati esclusivamente per il bene comune. Una lezione che, nei tempi bui in cui viviamo, è sempre più importante seguire.




