Droni ucraini su San Pietroburgo: colpito un terminal petrolifero, disagi ai voli e incendi nell’area portuale
Nelle prime ore di mercoledì 3 giugno, una massiccia ondata di droni ucraini ha colpito la regione di San Pietroburgo, prendendo di mira infrastrutture strategiche e provocando incendi nell’area portuale della seconda città russa. L’attacco è avvenuto in concomitanza con l’apertura del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, uno degli eventi più importanti dell’anno per il Cremlino.
Secondo le autorità locali, uno degli obiettivi colpiti sarebbe stato il terminal petrolifero situato sulle rive del Golfo di Finlandia, all’interno del Grande Porto di San Pietroburgo. Le immagini diffuse sui social network e riprese dai media mostrano dense colonne di fumo nero e vaste fiamme sviluppatesi nell’area industriale dopo una serie di esplosioni udite da numerosi residenti.
Il terminal rappresenta uno dei principali hub logistici per lo stoccaggio e l’esportazione di prodotti petroliferi della Federazione Russa, con una capacità di movimentazione stimata in oltre 12 milioni di tonnellate all’anno. Proprio per il suo valore strategico, la struttura è considerata un obiettivo sensibile nell’ambito della crescente campagna ucraina contro infrastrutture energetiche e logistiche russe.
Le autorità della regione di Leningrado hanno riferito di aver attivato i sistemi di difesa aerea durante la notte. Il governatore Aleksandr Drozdenko ha dichiarato che decine di droni sono stati intercettati e abbattuti sopra la regione, senza però fornire dettagli sugli incendi sviluppatisi nell’area portuale. Fonti russe parlano di un’operazione su larga scala che avrebbe coinvolto numerosi velivoli senza pilota diretti verso diversi obiettivi nella zona.
L’attacco ha avuto ripercussioni anche sul traffico aereo. L’aeroporto internazionale di Pulkovo ha registrato significativi disagi operativi: numerosi voli hanno accumulato ritardi di diverse ore e alcuni collegamenti sono stati deviati verso altri scali russi. Le restrizioni sono state introdotte come misura precauzionale durante le operazioni di difesa aerea e di verifica dello spazio aereo.
Secondo i media ucraini, oltre al terminal petrolifero sarebbero stati colpiti altri obiettivi infrastrutturali nella regione, compresa l’area di Kronstadt, importante centro navale situato sull’isola che protegge l’accesso marittimo a San Pietroburgo. Le autorità russe hanno confermato danni a infrastrutture locali e il ferimento di alcune persone, senza tuttavia fornire un bilancio definitivo.
L’episodio conferma la crescente capacità di Kiev di colpire in profondità il territorio russo. San Pietroburgo si trova infatti a oltre mille chilometri dal confine ucraino e rappresenta uno dei simboli politici ed economici più rilevanti della Federazione. Il raid assume inoltre un forte valore simbolico poiché è avvenuto proprio mentre la città ospita il forum economico spesso definito dagli osservatori come la “Davos russa”, appuntamento annuale promosso dal presidente Vladimir Putin per attrarre investimenti e rafforzare le relazioni economiche internazionali.
L’attacco si inserisce in una fase di crescente intensità del conflitto. Nelle stesse ore, le autorità russe hanno denunciato un altro raid attribuito all’Ucraina contro un autobus diretto in Crimea, con vittime e feriti, mentre Kiev continua a subire bombardamenti missilistici e attacchi con droni da parte delle forze russe. Lo scenario conferma come la guerra stia assumendo sempre più le caratteristiche di un confronto a lungo raggio, in cui infrastrutture energetiche, logistiche e trasportistiche sono diventate obiettivi prioritari per entrambe le parti.




