Al largo della Puglia nasce Barium Bay: 4 miliardi per l’eolico galleggiante italiano
Il più grande parco eolico offshore galleggiante d’Italia e dell’intero Mediterraneo entra nella fase decisiva del suo percorso autorizzativo. Si chiama Barium Bay e sorgerà al largo della costa pugliese che va tra Bari e Barletta, con una potenza prevista di 1.110 megawatt e un investimento complessivo stimato in circa 4 miliardi di euro.
Si tratta senza dubbio di un progetto che, se completato – visto l’andazzo delle opere pubbliche nell’ultimo mezzo secolo – potrebbe ridefinire il ruolo della Puglia nella transizione energetica europea. A svilupparlo è il Gruppo Hope insieme a Galileo, in un momento storico in cui l’Italia appare vogliosa di recuperare terreno rispetto agli altri Paesi europei nel settore dell’eolico offshore galleggiante.
Michele Scoppio, CEO del Gruppo Hope, ha spiegato “a breve presenteremo anche la richiesta di autorizzazione unica, che rappresenta l’ultimo tassello del percorso autorizzativo e viene rilasciata dal Ministero dell’Ambiente”, infatti Barium Bay ha già ottenuto un parere ambientale positivo, elemento fondamentale per l’avanzamento dell’opera, e sembra pronto a partire dopo aver superato quest’ultimo scoglio.
Il nodo principale resta però l’assenza delle aste previste dal decreto FER2, lo strumento che dovrebbe sostenere economicamente tecnologie innovative come l’eolico offshore galleggiante, infatti, “nonostante il decreto sia stato approvato da quasi due anni, le aste non sono ancora partite e questo blocca di fatto il settore”, ha sottolineato Scoppio, tuttavia negli ultimi giorni il governo ha aperto alla possibilità di modificare il decreto per renderlo più efficace.
Il progetto in sé prevede una produzione annua di circa 3 miliardi di kilowattora, sufficienti ad alimentare il fabbisogno energetico di circa un milione di famiglie. Sono numeri che rendono Barium Bay uno degli impianti strategicamente più rilevanti per il futuro sistema energetico italiano, in quanto, a differenza delle installazioni a terra, l’eolico offshore galleggiante garantisce una produzione più stabile e prevedibile grazie ai venti marini più costanti, e per questo viene considerato complementare al fotovoltaico e all’eolico terrestre, contribuendo alla stabilità della rete elettrica nazionale e alla progressiva sostituzione delle centrali tradizionali.
Nonostante lo stato avanzato della progettazione, i tempi restano comunque lunghi, infatti sempre Scoppio ha spiegato che “un impianto di queste dimensioni richiede almeno cinque anni per essere costruito”, dunque “per arrivare al 2030, i cantieri sarebbero dovuti partire già nel 2025. Oggi stimiamo l’avvio dei lavori tra fine 2027 e inizio 2028, con entrata in esercizio intorno al 2032”.
Chissà che attraverso Barium Bay non si recuperi finalmente una buona parte del ritardo italiano nello sviluppo dell’eolico offshore, magari abbinato con il mix energetico nucleare a cui sembra lavorare il Governo. Infatti ad oggi, nonostante il Paese disponga di competenze industriali avanzate e di un grande potenziale marino, la mancanza di una pianificazione stabile e di strumenti operativi concreti rischia di far perdere all’Italia una delle principali opportunità industriali ed energetiche dei prossimi decenni.




