Il caso Dell’Utri, ora a Milano
La sezione penale del Tribunale di Milano torna al centro degli scandali giudiziari italiani. È stato trasferito per competenza territoriale dalla procura di Firenze a quella milanese il nuovo caso a carico di Marcello Dell’Utri e di sua moglie Miranda Ratti. L’ex senatore di Forza Italia è accusato di aver ricevuto 42 milioni di euro, non dichiarati in violazione della normativa antimafia, da Silvio Berlusconi. I coniugi Dell’Utri sono stati rinviati a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare Giulia Marozzi. La prima udienza del processo si terrà il 9 luglio, dopo dieci anni di sospetti flussi di denaro.
A oggi, nel Tribunale di Milano
Nel 2004, dopo cinque anni di processo, Marcello Dell’Utri è stato condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Chiunque venga condannato per reati di mafia è tenuto a comunicare ogni variazione patrimoniale.
L’ex manager di Publitalia avrebbe ricevuto, tra il 2014 e il 2024, versamenti per un totale di 42 milioni di euro, tra cui 679.200 euro provenienti dall’ex premier Silvio Berlusconi. La moglie, Miranda Ratti, è invece accusata di intestazione fittizia di beni. Sempre l’ex leader di Forza Italia avrebbe versato sul suo conto circa 8 milioni di euro tramite 15 bonifici. A Milano, però, su una parte delle somme ricevute è intervenuta la prescrizione.
Il trasferimento del processo è stato ottenuto dalla difesa di Dell’Utri, rappresentata dagli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci, in quanto luogo di residenza dell’imputato e sede in cui sarebbero state commesse le condotte contestate dalla procura.
Il giudice Anna Liguori del Tribunale di Firenze ha acconsentito allo spostamento in Lombardia nel marzo 2025. A Milano sono titolari del fascicolo su Dell’Utri il pm Pasquale Addesso e il procuratore Marcello Viola, i quali sostengono che sia stato aggirato l’obbligo previsto dalla normativa antimafia.
Quanto stabilito a Firenze
A marzo 2024, la procura di Firenze ha disposto un sequestro preventivo nei confronti di Dell’Utri per circa 10,8 milioni di euro.
Durante la fase fiorentina del procedimento, nell’udienza preliminare, i pm hanno formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex senatore. Inizialmente, la procura di Firenze appoggiava l’ipotesi che quei bonifici a Dell’Utri e Ratti rappresentassero un “quantum” per garantire l’impunità a Silvio Berlusconi. Tuttavia, il gup Anna Liguori, esaminando gli atti, ha escluso un legame sufficientemente provato tra le stragi di mafia del 1993 e i flussi finanziari.




