Bessent pone fine (o almeno per ora) alle sanzioni per il petrolio russo e iraniano
Cambia lo scenario economico mondiale. Ieri, il Segretario del Tesoro americano Scott Bessent ha dichiarato ai giornalisti che, per qualunque Stato che acquisti petrolio dalla Russia o dall’Iran, sta per finire l’era delle deroghe alle sanzioni. “Non rinnoveremo la licenza generale per il petrolio russo, né quella per il petrolio iraniano. Si tratta di petrolio che era già presente in mare prima dell’11 marzo, quindi è stato tutto utilizzato”, ha dichiarato alla stampa. Alla scadenza della deroga di 30 giorni sulle materie iraniane, questo martedì Washington ha affermato che verrà eliminata anche la deroga relativa al petrolio russo.
Sanzioni secondarie a Teheran
Il mese scorso sono stati concessi circa 140 milioni di barili di petrolio iraniano ai mercati globali, una manovra che ha agevolato notevolmente la crisi energetica durante i conflitti in corso. Il calo del prezzo del petrolio Brent non passa inosservato, dal picco di 119 dollari al barile è sceso a 90 dollari, questo subito dopo gli sforzi diplomatici per riaprire lo stretto di Hormuz.
La strategia dell’amministrazione Trump punta infatti ad abbassare i prezzi dell’energia su scala mondiale, pur restando in una guerra silenziosa contro i nemici dell’Oriente. Una maggiore attenzione è rivolta a Teheran.
Sono inoltre previste sanzioni secondarie per limitare gli acquisti di petrolio iraniano. Come dichiarato dal Segretario del Tesoro: “Abbiamo detto alle aziende e ai Paesi che, se acquistano petrolio iraniano o detengono fondi iraniani nelle loro banche, siamo disposti ad applicare sanzioni secondarie, che sono una misura molto severa”.
Il vantaggio russo
Invece, le sanzioni sospese alla Russia sono state un grande vantaggio per Putin. Un grande profitto da sfruttare nella sua guerra contro l’Ucraina, in continua evoluzione e con la risoluzione sempre più lontana. Durante l’allentamento delle penalità di Mosca le entrate “potrebbero essere state di 2 miliardi di dollari, non lo sappiamo” secondo Bessent.
“Immaginiamo un mondo diverso in cui il petrolio schizzasse a 150 dollari (al barile USA) e avrebbero guadagnato molto di più in questo modo, spingendo i barili russi che erano già in mare, che sarebbero stati venduti, che sarebbero andati in Cina a prescindere da tutto”




